Umbria: La vita è bella con la dieta francescana | Italy for Movies

Umbria: La vita è bella con la dieta francescana

(a cura di Andrea Gropplero - materiali Cinecittario: Archivio Luce)

La regione che ha dato i natali a San Francesco d’Assisi ha contribuito in modo significativo alle fondamenta della dieta mediterranea. San Francesco amava la buona cucina e la moderazione dei consumi e le sue regole alimentari hanno gettato le basi della gran parte delle “diete” contemporanee. Nato Giovanni, di Pietro Bernardone, nel 1191 ad Assisi, San Francesco comincia a predicare e a fare la questua camminando per le vallate, gli altopiani, le pianure e le colline, fino ai monti e ai laghi e attraverso la preghiera celebra la grazia, la bellezza e la serenità della natura di questa regione molto bella e particolare nell’ambiente, nelle sue genti e, di conseguenza, nella sua cucina.

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Le location

Assisi
Regione: Umbria Tipologia: Borgo storico Territorio: borgo, collina, montagna
Lago Trasimeno
Regione: Umbria Tipologia: Lago Territorio: lago
Norcia
Regione: Umbria Tipologia: Borgo storico Territorio: borgo, montagna
Orvieto
Regione: Umbria Tipologia: Città Territorio: centro storico, cittadina
Spoleto
Regione: Umbria Tipologia: Città Territorio: centro storico, cittadina
Torgiano
Regione: Umbria Tipologia: Borgo storico Territorio: borgo, campagna, centro storico, cittadina, collina

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Fratello Sole sorella Luna

Fratello sole sorella luna (1972), David di Donatelo a Franco Zeffirelli per la miglior regia, racconta il travaglio spirituale del giovane San Francesco.
Il padre Pietro, che non era presente al battesimo, lo chiamò da sempre Francesco. Il nome del santo era un omaggio che il padre voleva fare ai suoi commerci di tessuti con la Francia. Il giovane, dopo avere provato la sua inadeguatezza alla guerra, vedrà la sua realtà infrangersi in un sogno nel quale gli appare un castello pieno di armi ed una voce che gli dice: “tutte quelle cose a chi appartengono, al signore o al servo?” E poi gli intima di tornare ad Assisi. Qui dopo aver donato i suoi beni ai poveri, di fronte alla furia del padre e allo sgomento del vescovo, si spoglia e comincia il suo pellegrinaggio di predicatore e la questua del cibo.
Per quanto riguarda i cibi, la “Regola” francescana li ammette tutti, compreso il vino, ma con moderazione, senza ingordigia, digiunando il venerdì e dalla festa dei Santi al Natale e facoltativamente nel periodo di quaresima. In particolare, sembra che il Santo fosse ghiotto di carni bianche, di pesce, di erbe selvatiche e di mostaccioli, dolce umbro a base di mandorle e miele.



 
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Lazzaro Felice (2018) - © 01 Distribution

Lazzaro felice

Lazzaro Felice (2018), premio per la sceneggiatura alla regista Alice Rohrwacher al Festival di Cannes, racconta di una comunità di agricoltori ridotta in schiavitù da una nobile latifondista. Una comunità tenuta all’oscuro dei propri diritti, dell’avvento della modernità e dell’esistenza del denaro. Lazzaro (Adriano Tardiolo) salverà questa comunità, contribuendo all’arresto della nobile schiavista, ma perderà la vita. Verrà resuscitato da un lupo e scoprirà il mondo nuovo, ritrovando gli amici e gli affetti più cari.
Un po’ Lazzaro ed un po’ San Francesco, questo personaggio si aggira per le periferie industriali e grazie al suo sapere contadino riconosce le patate, le carote e le piante selvatiche anche quando si trovano a ridosso dei binari della ferrovia. Si tratta di piante e ortaggi con cui la povera comunità riesce a sfamarsi.



 
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La vita è bella (1997) - © CG Enterteinment

La vita è bella

In La vita è bella (1997), vincitore del Gran Prix a Cannes, di nove David di Donatello e di tre premi Oscar (per il miglior attore protagonista, per le musiche e come miglior film straniero), Roberto Benigni chiosa il film e i premi citando questa frase del testamento di Lev Trotsky: “La vita è bella. Possano le generazioni future liberarla da ogni male, oppressione e violenza e goderla in tutto il suo splendore”. Tra le scene memorabili di questa grande opera ricordiamo la prova da cameriere al ristorante del Grand Hotel di Guido Orefice (Roberto Benigni), che con dovizia di particolari spiega come si incide il pollo nel servizio al tavolo e replica la stessa spiegazione per l’aragosta.
Benigni girò gran parte del film in una fabbrica dismessa di Papigno, in provincia di Terni, dove fece ricostruire il campo di concentramento nazista. In seguito Benigni e la sua compagna Nicoletta Braschi, con L’Istituto Luce-Cinecittà, diedero vita agli Umbria Studios in questo luogo reso famoso nel mondo dal film. Nacque così un complesso di tre teatri di posa modernissimi e con una piscina in grado di ricreare le onde marine, tutto questo nel contesto ameno della Valnerina ternana, dove il cibo e la qualità della vita hanno standard elevatissimi.



 
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Castelluccio di Norcia

Breve storia della cucina umbra

Umbri, Etruschi e Romani, più che le altre popolazioni, hanno influenzato e possiamo dire che influenzano tutt’oggi la cucina umbra. Una cucina popolare, con uso frequente di legumi, cereali ed ortaggi che non ha espresso in epoca antica famosi cuochi ed estensori di trattatati sino agli anni Ottanta del secolo scorso, quando la semplicità delle ricette e l’uso delle eccezionali materie prime, tra cui l’olio extravergine di oliva, hanno contribuito significativamente al nuovo corso della cucina italiana, esprimendo alcuni dei cuochi più importanti sulla scena internazionale.
I prodotti di questa terra dove ogni materia prima viene abilmente miscelata con le altre, si possono dividere nelle tre macroaree in cui si divide questa sia pur piccola regione. L’elemento comune è dato dalla carne di maiale lavorata sapientemente (norcineria è nel mondo sinonimo di salume di qualità), a cui si aggiungono il prelibato tartufo, autentico segno distintivo di questa gastronomia (è diffuso in particolar modo nella parte orientale della regione e nella media e alta Valnerina), il già citato olio extravergine di oliva, onnipresente nelle ricette tipiche, i legumi (fra i quali le famose lenticchie di Castelluccio, che hanno reso universalmente famosa questa frazione di Norcia) ma anche i grandi vini provenienti dalle vigne di Orvieto, Montefalco, Torgiano e del lago Trasimeno. Non tantissimi prodotti che questo popolo antico – facendo di necessità virtù – ha imparato a miscelare con sobrietà, dando vita allo stesso modo alla cucina delle grandi occasioni come a quella di tutti i giorni.
Del resto da dove poteva avere una delle sue origini migliori la cucina italiana se non dalla regione dei santi, dando così lustro internazionale alle sue prelibatezze? Quella umbra, più che le altre cucine regionali, deve la sua qualità principale – la semplicità che riesce ad esaltare la grande qualità delle materie prime utilizzate – soprattutto al fatto che le popolazioni che nei secoli hanno occupato lo Stivale hanno cercato di evitare nel loro percorso questa regione divisa, anche geograficamente, fra la parte adriatica e la riva destra del fiume Tevere. La rivalità fra gli originari umbri (popolazione indoeuropea proveniente dal centro Europa) e le altre popolazioni italiche con le quali di volta in volta si alleavano o si scontravano a seconda della convenienza del momento, sconsigliava a chiunque un percorso che, comunque, era già di per sé difficoltoso. Si preferiva il tracciato occidentale, attraverso le più rassicuranti pianure laziali.
La particolare situazione storico-geografica non impedì all’Umbria di avere nella sua storia città straordinarie quali Perugia, Spoleto, Narni, Gubbio, Foligno, Terni – tanto per citarne alcune – di cui sono visibili ancora oggi significativi reperti archeologici.



 
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Strangozzi

Strangozzi alla norcina

Norcia era famosa fin dai tempi dei romani per la preparazione dei salumi e la lavorazione del maiale. Quest’arte infatti prenderà il suo nome: Norcineria. Questa ricetta celebra quest’arte e la città che l’ha creata.

INGREDIENTI

  • 4 salsicce di Norcia
  • 250 ml di panna
  • 500 g di strangozzi
  • 80 g di tartufo nero
  • 10 cc di vino bianco secco (circa un bicchiere)
  • sale
  • pepe

PREPARAZIONE

Con la farina realizzare una fontana, aggiungere olio, poco sale ed acqua tiepida. Impastare il tutto fino ad ottenere un panetto piuttosto compatto. Stendere l’impasto con il mattarello cercando di ottenere lo spessore di 1 mm, infine tagliare gli strangozzi della larghezza di circa 2 mm.
In una padella dorare l’aglio nell’olio, aggiungere la salsiccia sbriciolata e rosolare. Sfumare con il vino bianco. Aggiungere il tartufo nero sbriciolato e la panna liquida. A cottura ultimata degli strangozzi, saltarli in padella con il condimento.



 
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Lazzaro Felice (2018) - © 01 Distribution

Ricetta per un trailer fai da te sulla cucina e il cinema in Umbria

Per chi volesse realizzare un trailer fai da te su Umbria: La vita è bella con la dieta francescana, proponiamo questo gioco, dando le indicazioni di entrata e di uscita dai film. Basterà usare un qualunque programma di montaggio ed inserire sulla time-line i dati dei film che vi proponiamo di seguito ed in pochi minuti il gioco sarà fatto.

  • Scaricate il titolo di Fratello Sole sorella Luna
  • unite al minuto 51.38 e tenetelo fino al minuto 52.06
  • unite al minuto 01h.02.03 e tenetelo fino al minuto 01h.05.10
  • unite al minuto 01h.21.22 e tenetelo fino al minuto 01h.21.42
  • unite al minuto 01h.22.09 e tenetelo fino al minuto 01h.22.41
  • unite al minuto 01h.26.47 e tenetelo fino al minuto 01h.27.45
  • scaricate il titolo di Lazzaro felice
  • unite al minuto 23.35 e tenetelo fino al minuto 26.30
  • scaricate il titolo di La vita è bella
  • unite al minuto 16.40 e tenetelo fino al minuto 19.47
  • unite al minuto 39.55 e tenetelo fino al minuto 47.54
  • unite al minuto 54.25 e tenetelo fino al minuto 55.35
  • aggiungete il cartello “Fine”
  • gustatelo in compagnia e, se non li avete ancora visti, guardate i film.


 
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