Stile Liberty a Torino

Descrizione

Il Liberty (che assunse quell'appellativo dal nome della società inglese di vendita e produzione di oggetti d'arte applicata fondata da Arthur Lasenby Liberty, la cui sede italiana si trovava a Milano, in Galleria Vittorio Emanuele II) si configurò sin dall'inizio come uno stile decisamente affine alle esigenze della borghesia cittadina. Le committenze furono infatti perlopiù per edifici privati o per tombe monumentali, che spesso caratterizzarono i cimiteri urbani di inizio Novecento.


L'uso di questo stile così caratteristico si fece più frequentemente in seguito all'Esposizione Internazionale d'Arte decorativa moderna di Torino del 1902, che segnò l'introduzione dello stile Liberty in Italia con un fervore che, in poco tempo, riuscì a influenzare moltissimi architetti e studiosi della decorazione grazie a una miriade impressionante di oggetti. A Torino il personaggio che si distinse per la sua vena creativa fu, senza dubbio, Pietro Fenoglio del quale rimangono ancora moltissime testimonianze sparse in varie zone della città (in particolare nel primo tratto di corso Francia). Anche quando questo stile perse la sua consistenza, rimase inalterata la presenza di molti dei suoi tratti più caratteristici, come torrette e pinnacoli o elementi decorativi quali ornamenti di ferro battuto e variopinte vetrate, che hanno resistito prima alle bombe della guerra e ora ai danni dell'inquinamento. Fu in particolare Fenoglio a firmare due capolavori di questo stile, Villa Scott e Casa La Fleur, considerata la dimora Liberty più bella dell'Italia intera. I suoi progetti proposero spesso una sintesi tra forme architettoniche curvilinee e una decorazione floreale e zoomorfa. Quasi tutti i suoi progetti presentavano un elemento comune: la torre bow-window, che divenne quasi una firma dell'architetto e ricorse in tantissimi altri suoi progetti. Curioso fu l'utilizzo di Villa Scott, ribattezzando "la casa del bambino urlante" per aver ospitato il set di alcune delle più inquietanti scene del film Profondo rosso di Dario Argento.


Torino fu la città italiana in cui il nuovo stile riuscì a trovare un terreno particolarmente fertile e da cui, in seguito, si diffuse. gli architetti e gli ingegneri che progettarono i vari edifici - dal già nominato Pietro Fenoglio e Carlo Ceppi , Camillo Dolza ed Eugenio Mollino - furono tra i più importanti artisti torinesi del Novecento. Nello stesso tempo iniziarono a crescere quartieri alla moda nella zona centrale e collinare, interessati dalla realizzazione di ville e appartamenti secondo i canoni dell'Art Déco. Le facciate di molti palazzi si arricchirono di prestigiose forme neoclassiche dal gusto eclettico e floreale, dettato dai canoni del nuovo stile architettonico, che sfoggiò tutte le varianti possibili di linee curve che richiamavano fiori, frutta, animali, conchiglie in una ricchezza incredibile di ornati; diffuso era l'impiego del vetro, del ferro, battuto e anche di un materiale innovativo come il litocemento. Essendo costituito perlopiù da edifici civili e pubblici come scuole, sedi di società o uffici della pubblica amministrazione, questo patrimonio architettonico per lungo tempo non ha avuto un'alta considerazione. La riscoperta di tali architetture ha segnato la storia dell'Art Nouveau italiana, senza dimenticare le varie ditte che hanno fatto conoscere lo stile al mondo intero, come le vetrate di Albano & Macario o le riviste Emporium e Arte Decorativa Moderna, pubblicate proprio nel capoluogo torinese.


Tratto dal libro Torino di Ornella Paletto e Giuseppe Parola

Specifiche tecniche

  • Acqua

    No
  • Energia Elettrica

    No
  • Accesso

    Raggiungibile con mezzi di grandi dimensioni, Raggiungibile in auto, Raggiungibile a piedi
Alcune opere realizzate in questa location
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