Sito Archeologico di Altilia, Saepinum la città romana

Altilia, Sepino CB, Italia

Descrizione

    Situata ai piedi del massiccio del Matese e aperta sulla valle del fiume Tammaro, la città di Sepino reca un nome che deriva probabilmente da saepire = “recintare”, riferimento all’antico stazzo recintato connesso all’allevamento transumante.

    Un centro fortificato di epoca sannitica sorgeva sull'altura detta di “Terravecchia”, espugnata dai romani nel 293 a.C. durante la Terza Guerra Sannitica. I suoi abitanti, in seguito all'espugnazione, si trasferirono nel sito della Sepino romana, incardinata su due importanti assi stradali preesistenti: il tratturo Pescasseroli-Candela e il percorso trasversale che scende dal Matese e prosegue verso le colline della piana del Tammaro.

    La prima fase del centro romano, che gli archeologi hanno datato al II secolo a.C., raggiunse la sua massima fioritura in età augustea, quando furono costruiti o restaurati i più importanti edifici della città: i templi, il Foro, la basilica, il macellum, il teatro e le terme. Oggetto di lavori imponenti furono inoltre le fortificazioni, vero e proprio simbolo del potere raggiunto da Ottaviano, ora Augusto, in seguito alla vittoria nella guerra civile contro Marco Antonio. Tra la fine del I e l'inizio del II sec. d.C. Sepino diede i natali a Lucius Neratius Priscus, membro di una illustre famiglia, console e giureconsulto, che l'imperatore Traiano aveva indicato tra i suoi possibili successori. A lui fu dedicato un imponente arco onorario, di cui oggi rimangono solo frammenti. Altri esponenti dell'aristocrazia cittadina, come i Numisii e gli Ennii, garantirono imperitura memoria al loro nome con imponenti monumenti sepolcrali, posti nel territorio circostante, o con opere pubbliche, quali la c.d. “Fontana del Grifo”, così chiamata per via della raffigurazione decorativa che la caratterizza.

    La ricchezza della città, gli amministratori della quale assieme ai funzionari imperiali controllavano il transito delle greggi ovine gestite da ricchi appaltatori, iniziò a subire un declino solamente nel IV-V secolo d.C., epoca in cui grazie all'archeologia si riscontra un'ultima fase edilizia, probabilmente esito del terremoto che aveva colpito il Matese nel 346 d.C. A questa fece seguito una forte crisi economica e demografica, aggravata dalle devastazioni della guerra Greco-Gotica (535-553 d.C.), iniziata dall'imperatore bizantino Giustiniano per riconquistare l'Italia ai Goti. Furono in questo periodo abbandonati gli edifici più importanti del centro, l'area abitata si restrinse, il basolato del Foro fu interrato e iniziò a essere usato come luogo di sepoltura. Nel 667 d.C., in piena epoca longobarda, i duchi di Benevento consentirono lo stanziamento di una colonia di Bulgari nella pianura, come ricompensa per i servigi prestati in battaglia. Le attività agricole riavviate dai monaci benedettini del monastero di S. Sofia di Benevento decretarono un periodo di lenta ripresa, durato fino alla metà del IX secolo, quando a causa delle scorrerie dei Saraceni la popolazione si spostò sulle alture circostanti, determinando la successiva nascita dei castelli. Gli ultimi discendenti degli abitanti della Sepino romana si trasferirono nel Castellum Sepini, l’attuale Sepino. Con l’arrivo dei Normanni, nella prima metà del secolo XI, il territorio di Sepino, insieme a quello di Campobasso, divenne una delle baronie della Contea di Molise.


    Fonte: Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Molise - Mibac

    Specifiche tecniche

    • Acqua

    • Energia Elettrica

    • Accesso

      Strada asfaltata, Sterrata, Raggiungibile con mezzi di grandi dimensioni, Raggiungibile in auto, Raggiungibile con mezzi fuoristrada, È possibile accedere con mezzi di grandi dimensioni fino al parcheggio antistante al sito archeologico
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