I Viceré

Tratto dall’omonimo romanzo di Federico De Roberto e ambientato nella Sicilia degli ultimi anni di dominazione borbonica prima dell’unità d’Italia, il film narra le vicende degli Uzeda, nobile famiglia discendente dei Vicerè di Spagna e i loro intrighi. Il punto di vista della narrazione è quello del principino Consalvo, ultimo erede del casato.

Genere

Film storico

Regia

Roberto Faenza

Cast

Alessandro Preziosi, Lando Buzzanca, Cristiana Capotondi, Guido Caprino, Lucia Bosè

Paese di produzione

Italia

Anno

2007

Anno di ambientazione

1853-1882

Premi

David di Donatello 2008: Miglior scenografia a Francesco Frigeri - Migliori costumi a Milena Canonero - Miglior trucco a Gino Tamagnini - Migliori acconciature a Maria Teresa Corridoni / Globo d'oro 2008: Miglior attore a Lando Buzzanca - Miglior fotografia a Maurizio Calvesi / Nastro d'argento 2008: Migliore scenografia a Francesco Frigeri - Migliori costumi a Milena Canonero
I Viceré

I luoghi


Gli intrighi familiari degli Uzeda di Fragalanza, discendenti dei Vicerè di Spagna, si svolgono attorno alle meraviglie barocche della città di Catania.
Consalvo Uzeda, il protagonista del film, è, fin da piccolo, vittima della tirannia del padre, il principe Giacomo, che non passa giorno senza infliggergli qualche sonora punizione. Il film parte così, con il piccolo Consalvo in ginocchio che si sfoga con il maggiordomo Baldassarre sulla terrazza di Palazzo Biscari, villa fondata sulle mura cinquecentesche nella parte più vecchia di Catania considerata come uno dei più bei palazzi del barocco catanese.
Morta la capostipite della famiglia, l’anziana principessa Teresa, la famiglia deve fare i conti con la divisione del patrimonio: il principe Giacomo non ci sta a spartire tutti i beni con il fratello Raimondo, e studia delle scappatoie con l’amministratore, mentre passeggia per Acitrezza (CT) dove ha alcune proprietà.
Scoppiato il colera a Catania la famiglia si rifugia al Belvedere, la masseria di famiglia sull’Etna: dalle scene in esterno si riconosce la facciata e la scalinata di Villa Fegotto a Chiaramonte Gulfi (RG).
Dopo l’ennesima marachella innocente, per Consalvo si aprono le porte del Monastero dei Benedettini: siamo a Piazza Dante a Catania e il Monastero, uno dei più vasti d’Europa, è oggi sede della Facoltà di Lettere e Filosofia; l’edificio barocco che la ospita è uno dei più maestosi della città.
Passano gli anni e a Catania arrivano i garibaldini. Consalvo e Giovannino ormai giovani adulti, festeggiano la ritrovata libertà nel centro della città.
Il principe Uzeda intanto è sempre più superstizioso: passa gran parte del suo tempo a preparare intrugli e sortilegi contro la malasorte rinchiuso nella sua farmacia allestita presso la Sala da Pranzo d’Estate di Palazzo Chigi di Ariccia, e organizza esorcismi contro il maligno nella Sala del Biliardo del Castello di Donnafugata. Nella stessa sala il principe annuncia che si unirà in seconde nozze con la cugina Graziella.
La Sicilia è intanto parte del Regno d’Italia e anche gli Uzeda si adeguano, quando il principe accoglie Donna Ferdinanda sulla facciata esterna della residenza della famiglia (Palazzo Biscari) campeggia in primo piano un pannello con la scritta “Viva la libertà”.
Consalvo sempre più in disaccordo con il padre sperpera il denaro di famiglia con il cugino Giovannino, in giro per il centro storico di Catania: vi si riconoscono Piazza Duomo, Porta Uzeda e la statua dell’Elefante, simbolo della città. In via dei Crociferi, monumentale strada del XVIII secolo da cui si accede passando sotto l'arco di San Benedetto, Consalvo incontra nuovamente la popolana Concetta di cui si è invaghito.
La famiglia si riunisce nuovamente nella Sala del Biliardo del Castello di Donnafugata, stavolta proprio davanti ad un biliardo, per decidere le sorti di Consalvo dopo l’ultima malefatta.
Consalvo, ripresosi da una ferita da taglio, cerca, pur senza avvicinarla, il perdono di Teresa che è in preghiera presso la Chiesa dei Santi Silvestro e Martino che si trova in realtà nel rione Monti a Roma.
Si decide che Consalvo dovrà partire: il pranzo di commiato con brindisi finale tra il principino, suo padre e la matrigna avviene nel Salone Giallorosso di Palazzo Chigi di Ariccia, così chiamato per il colore dei damaschi che ne abbelliscono le pareti.
Siamo nel 1872 e Teresa festeggia il suo compleanno nel sontuoso Salone di Palazzo Biscari (nella stessa sala si terrà anche il ricevimento di nozze di Teresa e Michele). Subito dopo è possibile ammirare i magnifici portali esterni alla terrazza, quando Teresa e Giovannino si affacciano a guardare i fuochi d’artificio in onore di Sant’Agata.
Mentre Teresa a Giovannino passano momenti felici al Parco di Veio a Formello (RM), Consalvo, a Roma, incontra lo zio Gaspare di fronte a Palazzo Senatorio, attuale sede di rappresentanza del Comune di Roma.
Rientrato a Catania, il principino torna a discutere con il padre, che lo caccia nuovamente di casa, e questi si rifugia dalla zia Ferdinanda, a Villa Cerami, uno dei palazzi storici più eleganti di Catania, costruito nel 1693 e situato alla fine di via Crociferi, oggi sede del Dipartimento di Giurisprudenza dell'Università di Catania.
L’incontro segreto tra Teresa e Giovannino, subito dopo che lei ha accettato di sposare il fratello maggiore di lui per compiacere il padre, avviene all’interno della Basilica di San Sebastiano di Acireale.
Nell’ultima parte del film Consalvo decide di candidarsi alle elezioni e cerca voti tra la “plebe”, alle Miniere d’asfalto di Castelluccio, nei pressi di Modica (RG).
Poche scene dopo, una sontuosa carrozza all’esterno della Cattedrale di Sant’Agata a Catania porta via il feretro del principe Giacomo.
Dal balcone del Monastero dove alloggiò da bambino, Consalvo pronuncia il comizio che gli farà vincere le prime elezioni a suffragio universale del Regno d’Italia.


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