In grazia di Dio

La strada è in bianco e nero, di quelle che si son messe da poco la guerra alle spalle.

Così, come in un battibecco, appaiono don Camillo e Peppone che si rincorrono in bicicletta: sono le battute finali del terzo film della serie tratta dai romanzi di Giovannino Guareschi, Don Camillo e l'onorevole Peppone, regia di Carmine Gallone.

La voce bonaria fuori campo, che li accompagna tutti e cinque, rammenta che tra il baffuto sindaco rosso Peppone (Gino Cervi) e l’energico parroco don Camillo (Fernandel) va sempre così in quel «mondo piccolo piantato in qualche parte dell’Italia del Nord, là in quella fetta di terra grassa e piatta che sta tra il fiume e il monte, tra il Po e l’Appennino», ovvero nella Bassa Padana.

La proposta di questo itinerario è, pertanto, quella di percorre un pezzo d’Italia seguendo il frusciare di abiti talari, di tonache di preti e monache, tra cinema e TV. Da noi, del resto, è possibilissimo.


Mondo piccolo e mondo oscuro: Emilia-Romagna double face

Umbria, un caso da risolvere

Divine Marche

Alla fine della fede: Roma e Ventotene

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Mondo piccolo e mondo oscuro: Emilia-Romagna double face

Ritorniamo, dunque, alla corsa in bicicletta del principio, che suggerisce anche la modalità di visita da scegliere per Brescello, set principale dei film di don Camillo e Peppone, paesino che, intorno al mito dei due eterni contendenti (con tanto di museo), si è costruito un’ identità cineletteraria avendo cura di mettere a disposizione dei visitatori quel sapore di bonari e vivaci sentimenti che riaffiorano, complice il sole della domenica, una campana che fa festa, o una bicicletta, anzi due, che scampanellano. 

Ma, d’un tratto, calano le nebbie, si sente una corale di voci femminili che sembra venire dalle brume dei secoli e, invece, canta Nothing Else Matters dei Metallica, innesto che ha ragion d’essere e che asseconda la sempre giovane audacia di un regista come Marco Bellocchio. Siamo a Bobbio, nella Val Trebbia, in provincia di Piacenza, nel tenebroso Seicento, e il film è Sangue del mio sangue. Tutto quel che si vede ha molto a che vedere con una visita, quella che il regista fece scoprendo le antiche prigioni costruite nel IX secolo e custodite nel cuore del suo paese natale, nel complesso dell’Abbazia di San Colombano. Proprio qui suor Benedetta, come una Giovanna d’Arco di Dreyer, subisce processo dalla Santa Inquisizione per aver, in combutta col demonio, sedotto e spinto al suicidio un sacerdote. La novizia finisce murata, la notte si tramuta in giorno e, nelle pieghe del tempo, si è nascosto un vampiro che passeggia per le strade di una Bobbio di oggi, dove Bellocchio continua a tenere le sue apprezzatissime lezioni di cinema.


Umbria, un caso da risolvere

Rimettiamoci in bicicletta e attiviamo un piccolo link, ancora, con don Camillo, perché l’atletico, icastico Terence Hill ha interpretato il ruolo del sacerdote guareschiano nel remake Don Camillo, da lui stesso diretto nell’83. Una specie di predestinazione se si considera che, dal 2000, ha rindossato la tonaca per non togliersela praticamente più per altre undici stagioni di serialità televisiva. Stiamo, naturalmente, parlando di Don Matteo, sacerdote investigatore che soffia soluzioni ai carabinieri per casi che turbano la quiete di tranquille cittadine umbre che tali tornano a essere alla fine di ogni puntata. Dapprima fu Gubbio, centro magnificente, avvinto alla spiritualità francescana: fu qui che, secondo la tradizione, il poverello d’Assisi ammansì il lupo, proprio nei pressi della chiesa  di Santa Maria della Vittoria, detta Vittorina.

Una delle numerose location di pietra e Medioevo, come la chiesa di san Marziale che si compone con  la Collegiata di San Giovanni Battista per “costruire” la parrocchia di don Matteo in una Gubbio che, per otto stagioni, ha  continuato a mettere in mostra i suoi tesori, con piccole escursioni (peraltro consigliabilissime), sempre sulla scia veloce dell’uomo di chiesa, ad Assisi, Perugia, Bevagna, Foligno, Narni, Orvieto, Umbertide, Fossato di Vico.

Dalla nona stagione tutta la squadra si è trasferita a Spoleto, ricostruendo ambienti e punti di riferimento nella main location di piazza Duomo,  con cinquecentesco Palazzo Bufalini e Basilica Sant'Eufemia. Il resto lo fanno le biciclettate nel centro storico e, poi, per una campagna che si tende, sullo sfondo, come un rullo fiorito.



Divine Marche

Il tono è quello della sigla che sembra movimentare un quadro pieno di fratini alla Norberto: tante suor Angela (Elena Sofia Ricci) danzanti scompostamente sullo sfondo di un convento, che portano al cuore della fiction Che dio ci aiuti, quattro stagioni (la prossima in arrivo). Da due ci si è spostati da Modena, e dall'Emilia Romagna, nelle Marche. Anche in questo caso si è trattato di un’adozione che, visti gli ascolti, ha accesso un faro su Fabriano, la città della carta, ampiamente omaggiata attraverso il suo Museo della carta e della filigrana utilizzato anche come location.

Suor Angela, dal passato di burrasca, con le sue vivaci consorelle è l’anima di un convitto, ricostruito con l’ausilio del cittadino Oratorio della Carità, e di un bar, “L’Angolo Divino”, a cui Fabriano ha prestato il loggiato di San Francesco, in piazza del Comune. Ed è da qui che, con generose riprese aeree e meticolose passeggiate, si esplorano piazze, strade e giardini come quelli del parco Regina Margherita. Senza trascurare la vicina, leopardiana Recanati.



Alla fine della fede: Roma e Ventotene

A Roma potrebbero scorrere lunghe, infinite schiere di preti, monsignori, in nero, in rosso; suore dalle ali svolazzanti, felliniane, sorrentiniane, iconografia costante, nelle strade come al cinema. Ma ci affidiamo a tre sacerdoti che, in maniera diversa, a distanza di decenni, ingaggiano battaglia con la propria vocazione.

Nel mezzo (siamo negli anni Ottanta) c’è Nanni Moretti con il suo La messa è finita, che parte da Ventotene, isola dell’arcipelago delle Pontine vocata all'esilio degli invisi agli imperatori romani come ai gerarchi fascisti (qui nasce il Manifesto per un’Europa libera e unita). È lasciando questo fascinoso spuntone di roccia, dalla parte del Porticciolo romano, che don Giulio (Moretti) ritorna a casa per scontrarsi con la fine di un mondo, familiare e amicale, in disarmo, e che lui non è in grado di salvare. Si attraversano i quartieri Coppedè, Prati, Prenestino-Labicano, Gianicolese, come nella più identitaria pratica morettiana che troverà poi sublimazione in Caro diario. Attraversamenti che pure sono cari a Carlo Verdone, nel ruolo di padre Carlo in Io, loro e Lara, interpretato da una Laura Chiatti che il missionario pieno di buona volontà va a spiare fino al Colosseo, dove fa la guida turistica. Infine, Marcello Mastroianni e Sophia Loren nelle battute finali de La moglie del prete, anni Settanta, regia di Dino Risi, musiche di Armando Trovajoli.

Dopo un lungo vagare in Veneto e, in particolare, a Padova, la strana coppia arriva alla resa dei conti in una Roma, nella quale si entra a bordo di un taxi giallo che taglia piazza San Pietro. Ultimo fotogramma su facce rosse di cardinali arcigni: monsignor Mario Carlesi non chiederà mai la dispensa, e mai sposerà la bella Valeria Billi.

Italy for Movies è il portale nazionale delle location e degli incentivi alla produzione cinematografica e audiovisiva. Un progetto lanciato nel 2017 dalle Direzioni Generali Cinema e Turismo del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo (divenuto Ministero per i Beni e le Attività Culturali con D.L. n. 86 del 12/07/2018, convertito c.m. in L. 97/2018, che ha trasferito al Ministero delle Politiche Agricole e Forestali tutte le funzioni e le competenze in materia di Turismo), realizzato da Istituto Luce Cinecittà in collaborazione con l'associazione Italian Film Commissions.
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