Ladri di biciclette

Antonio Ricci, per lavorare, ha bisogno di una bicicletta ma il primo giorno di lavoro gli viene rubata. Inizia la disperata ricerca del ladro in giro per Roma.

Genere

Film drammatico

Regia

Vittorio De Sica

Cast

Lamberto Maggiorani, Enzo Staiola, Lianella Carell, Gino Saltamerenda, Vittorio Antonucci, Giulio Chiari, Elena Altieri, Carlo Jachino, Michele Sakara, Emma Druetti

Paese di produzione

Italia

Anno

1948

Produzione

P.D.S — Produzioni De Sica

Premi

Premio Oscar 1950: Miglior Film Straniero / Golden Globe 1950: Miglior Film Straniero / Nastro d'argento 1949: Miglior film — Migliore regia a Vittorio De Sica — Miglior soggetto a Cesare Zavattini — Migliore sceneggiatura a Cesare Zavattini, Vittorio De Sica, Suso Cecchi D'Amico, Oreste Biancoli, Adolfo Franci e Gerardo Guerrieri — Migliore fotografia a Carlo Montuori — Miglior colonna sonora a Alessandro Cicognini
Ladri di biciclette

I luoghi


Ladri di biciclette, massima espressione del Neorealismo italiano, fu girato quasi completamente in esterna tra le strade della Roma del secondo dopoguerra.

Antonio Ricci e la sua famiglia vivono a Val Melaina, borgata romana nata durante il ventennio. Oggi una targa davanti a quello che fu l’ufficio di collocamento all’angolo tra Via Scarpanto e Via del Gran Paradiso ricorda che Vittorio De Sica vi girò il suo capolavoro. Il tragitto per andare a lavoro è uno spaccato di una Roma che non esiste più: Viale Tirreno è ancora selvaggia, mentre Via Nomentana è affollatissima di biciclette.

L’ufficio dove Antonio prende servizio si trova in centro, in Via dei Montecatini, nel Rione Colonna a due passi da Via del Corso, mentre il muro dove attaccare i manifesti è in Via di Porta Pinciana. Poco distante, nei pressi di Via Francesco Crispi, un ladro gli ruba la bicicletta. Siamo a due passi dall’attuale Galleria d’Arte Moderna, che all’epoca si chiamava Galleria Comunale d’Arte Moderna e Contemporanea di cui si vede la gradinata. L’inseguimento del ladro lo porterà al vicino incrocio con Via del Tritone e al traforo Umberto I che porta a Via Nazionale. Al ritorno dal primo giorno di lavoro, Antonio è costretto a prendere il filobus, tra una folla di gente, a Piazzale di Porta Pia. Da qui arriva a Piazza Sempione dove il figlioletto Bruno è garzone presso una pompa di benzina. Torneranno a casa a piedi passando per Ponte Tazio sull’Aniene.

Il giorno dopo inizia la ricerca della bicicletta, dapprima al mercato di Piazza Vittorio e poi a Porta Portese. L’inseguimento del ladro e di un mendicante con cui questi si è soffermato mostra un altro elemento inconfondibile della capitale, il Gazometro. Subito dopo siamo a Piazza dei Mercanti e vi si intravede la Basilica di Santa Cecilia in Trastevere. Il mendicante viene fermato poco più avanti, sul Ponte Palatino. C’è tempo anche per un giro nel cuore di Trastevere, vicino a Piazza San Cosimato, dove vive la veggente interpellata a più riprese dai protagonisti.

Ad un certo punto dell’inseguimento si entra nella Chiesa dei Santi Nereo e Achilleo, in Viale delle Terme di Caracalla per poi tornare sul Lungotevere, tra Ponte Duca d’Aosta e verso la Passeggiata di Ripetta, dove padre e figlio entrano in una trattoria. Continuando a costeggiare il Tevere si arriva a Vicolo della Campanella in pieno centro della città.

L’epilogo è sul Lungotevere Flaminio, nei pressi dello Stadio Nazionale, affollato, perché, di domenica, si sta concludendo una partita di calcio. Lo stadio, chiamato Torino a seguito della tragedia di Superga, fu demolito nel 1957 per far posto allo Stadio Flaminio in vista delle Olimpiadi del 1960.

Enogastronomia


Nel mezzo della sua ricerca della bicicletta rubata Antonio porta Bruno in trattoria e mangiano la mozzarella in carrozza, un piatto consistente in fettine di mozzarella racchiusa tra pane in cassetta passato nell’uovo, nel latte e fritto.

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