Uomini e donne che fecero l'Italia

Celebrato da musicisti, poeti e letterati, oltre che dai registi, il Risorgimento d’Italia è il periodo storico che più di ogni altro identifica un sentimento di unità nazionale, ideali cercati e spesso delusi, uomini e donne che hanno creduto e lottato, il tramonto dell'aristocrazia a favore del ceto medio.


Noi fummo i Gattopardi...

Fatta l'Italia dobbiamo farci gli affari nostri

Eravamo tanti, eravamo insieme… Noi credevamo

Fuori lo straniero da Venezia

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I luoghi



Noi fummo i Gattopardi…

Tomasi di Lampedusa dedicò la sua vita a scrivere una delle pagine più belle della letteratura italiana contemporanea. Luchino Visconti fece del Gattopardo un film vincitore a Cannes 1963, rimasto nell’immaginario collettivo per la bellezza dei personaggi, nei loro abiti sontuosi, per le location spettacolari, tra paesaggi aridi e palazzi fastosi. “Noi fummo i Gattopardi, i Leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene; e tutti quanti Gattopardi, sciacalli e pecore continueremo a crederci il sale della terra” recita amaramente Don Fabrizio, convinto che il passaggio dai Borboni ai Savoia non avrebbe portato alcun cambiamento alla Sicilia. E mentre il principe di Salina assiste con distacco a quel declino del ceto aristocratico iniziato con lo sbarco in Sicilia delle truppe garibaldine, suo nipote Tancredi cavalca l’onda del cambiamento e sposa Angelica, la figlia di un mezzadro arricchito. Il tutto si svolge tra Palermo e l’immaginario Feudo di Donnafugata. Non potendo girare nei palazzi e i luoghi a cui si ispirò lo scrittore, Visconti scelse Villa Boscogrande, residenza nobiliare settecentesca situata alle pendici del Monte Pellegrino, per sostituire Palazzo Lampedusa e il paese di Ciminno per situarvi l’immaginaria residenza estiva di Donnafugata, le cui sale furono prese in prestito dal piano nobile di Palazzo Chigi di Ariccia, ai castelli romani: nella Sala da Pranzo d’Estate Tancredi conosce Angelica; la stanza da letto di Agostino Chigi Albani è la camera di Don Fabrizio; lo studio del Principe è l’inconfondibile “Sala delle Belle”, le cui pareti sono decorate con ritratti delle donne più belle dell'aristocrazia romana. L’epica scena in cui Angelica balla il walzer con Don Fabrizio, si girò nel Palazzo Valguarnera Gangi di Palermo.



Fatta l'Italia dobbiamo farci gli affari nostri

Gli intrighi familiari degli Uzeda di Fragalanza, discendenti dei Vicerè di Spagna, narrati da Federico De Roberto e portati al cinema da Roberto Faenza, si intrecciano con le vicende storiche che portarono all’arrivo dei garibaldini tra le meraviglie barocche di Catania e conseguente annessione della Sicilia al Regno d’Italia. Del centro storico della città percorriamo Piazza Duomo, Porta Uzeda e ammiriamo la statua dell’Elefante, simbolo della città. Assieme al principino Consalvo e al cugino Giovannino passiamo sotto l'arco di San Benedetto e raggiungiamo via dei Crociferi, monumentale strada del XVIII secolo. La residenza degli Uzeda è Palazzo Biscari, esempio di barocco catanese fondato sulle mura cinquecentesche nella parte più vecchia di Catania. Gli interni sono tuttavia un collage di altre residenze: il superstizioso principe Uzeda passa gran parte del suo tempo a preparare intrugli e sortilegi contro la malasorte rinchiuso nella sua farmacia allestita presso la Sala da Pranzo d’Estate di Palazzo Chigi di Ariccia, e organizza esorcismi contro il maligno nella Sala del Biliardo del Castello di Donnafugata. Il pranzo di commiato per il principino avviene nel Salone Giallorosso di Palazzo Chigi di Ariccia, così chiamato per il colore dei damaschi che ne abbelliscono le pareti. Teresa festeggia compleanno e matrimonio nel sontuoso Salone di Palazzo Biscari. Da qui, assieme a Giovannino, accede alla terrazza, abbellita da magnifici portali esterni, per guardare i fuochi d’artificio in onore di Sant’Agata. Quando, Rientrato a Catania, il principino torna a discutere con il padre, che lo caccia nuovamente di casa, questi si rifugia dalla zia Ferdinanda, a Villa Cerami, uno dei palazzi storici più eleganti di Catania, costruito nel 1693 e situato alla fine di via Crociferi. Allo scoppio del colera, gli Uzeda si trasferiscono al Belvedere, la masseria di famiglia sull’Etna: dalle scene in esterno si riconosce la facciata e la scalinata di Villa Fegotto a Chiaramonte Gulfi nel ragusano.



Eravamo tanti, eravamo insieme… Noi credevamo

A seguito della repressione borbonica dei moti del 1828, tre giovani del Cilento, Salvatore, Domenico e Angelo, aderiscono alla Giovine Italia di Giuseppe Mazzini. Con Noi Credevamo, Mario Martone narra alcune vicende del Risorgimento italiano a partire dai moti rivoluzionari del Cilento, collocandole laddove sono realmente accadute. Uno dei set principali è stato dunque il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni tra Roscigno Vecchia, Pollica, Castellabate, Camerota e Palinuro.

Dopo l’esperienza fallimentare della Repubblica Romana, Domenico viene arrestato e condotto, con altri prigionieri politici, nel carcere irpino di Montefusco, ricostruito tra il Castello di Bovino e il Castello Normanno Angioino di Deliceto nel foggiano. Sarà attraverso il suo sguardo amaro che osserveremo gli esiti di quel processo storico che fu definito Risorgimento. Significativa è la scelta di Castellabate (SA) come location, a pochi chilometri da Sapri, dove il tentativo di sommossa di Carlo Pisacane fu soffocato nel sangue. Qui si è girato, in particolare, sul Portico de “Le Gatte” di Santa Maria di Castellabate, che affaccia su un piccolo porto. Se gli imbarchi avvengono nel mare di Acciaroli, l’Arco naturale di Palinuro fa da sfondo alle scene degli sbarchi. Passando per la Gola del Diavolo, strapiombo su cui si erge il borgo medievale di San Severino, Domenico e Saverio attraversano a cavallo il Mingardo per unirsi ai garibaldini che sbarcheranno da lì a poco, cercando riparo nella zona alta di Palinuro.

Il processo di unificazione d’Italia parte tuttavia dal lontano Piemonte: molte scene rivelano Torino, Saluzzo, Savigliano e molte zone del pinerolese, spesso sotto mentite spoglie, quando si trasformano in Francia e Inghilterra.



Fuori lo straniero da Venezia!

Alla vigilia della battaglia di Custoza, la contessa Livia Serpieri, moglie di un filoaustriaco, durante una rappresentazione del Trovatore di Giuseppe Verdi al Teatro La Fenice di Venezia incontra e si innamora del giovane ufficiale austriaco Franz Mahler. Sono queste le scene iniziali di Senso, di Luchino Visconti. Livia, vincendo le iniziali resistenze, passa una notte con il tenente passeggiando per le calli veneziane, deserte per il coprifuoco. Il sopraggiungere dell’alba sorprende la coppia lungo le Fondamenta di Cannaregio, dalle quali si accede al Campo del Ghetto Nuovo, piccola isola nel sestiere di Cannaregio collegata da tre ponti, in cui era situato il ghetto ebraico. È l’inizio di una relazione travolgente che durerà fino alla scomparsa di lui. Disperata, la donna lo cerca alla Porta Magna dell'Arsenale di Venezia, sul Campo dell'Arsenale su Fondamenta Arsenale, nel quartiere Castello, ad est di Piazza San Marco.

Con l’inizio della guerra Livia e il marito si trasferiscono nella Villa di Aldeno: si tratta in realtà di Villa Godi Malinverni, a Lugo di Vicenza: progettata da Andrea Palladio, che cominciò a lavorarci nel 1537, oggi la costruzione è patrimonio dell'Umanità UNESCO: la “Sala di Venere” e la “Sala dell'Olimpo” furono trasformate nella camera da letto e nel boudoir di Livia; nella “Sala dei Cesari” e in quella “delle Muse” la contessa consegna i soldi al tenente Franz; il salone centrale è il soggiorno dei Serpieri.

Mentre imperversa la battaglia di Custoza – le scene della battaglia furono girate nella zona di Valeggio sul Mincio, Borghetto di Valeggio sul Mincio, San Giorgio in Salici – Livia raggiunge l’amato a Verona dove ne scopre la natura spregevole. Vi arriva la sera stessa della sconfitta delle truppe italiane. Le scene finali furono in realtà girate nel quartiere romano di Trastevere: l’ingresso di Verona è la Porta Settimiana, all'inizio di via della Lungara, sulla sponda destra del Tevere. Altre scene furono girate a via Anicia, via Garibaldi (qui la contessa denuncia la diserzione di Franz), vicolo del Leopardo, via dell’Arco de’ Tolomei. La fucilazione avviene a Castel Sant’angelo.

Italy for Movies è il portale nazionale delle location e degli incentivi alla produzione cinematografica e audiovisiva. Un progetto lanciato nel 2017 dalle Direzioni Generali Cinema e Turismo del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo (divenuto Ministero per i Beni e le Attività Culturali con D.L. n. 86 del 12/07/2018, convertito c.m. in L. 97/2018, che ha trasferito al Ministero delle Politiche Agricole e Forestali tutte le funzioni e le competenze in materia di Turismo), realizzato da Istituto Luce Cinecittà in collaborazione con l'associazione Italian Film Commissions.
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