L'estetica secondo Matteo

Sebbene siano le Vele di Scampia di Gomorra e il degradato litorale di Dogman i luoghi più memorabili del cinema di Matteo Garrone, al regista va riconosciuto il gran merito di aver reso celebri anche scorci e luoghi altrimenti circoscritti alla conoscenza di pochi. Posti tutt’altro che da cartolina selezionati per il lato kitsch o più spesso per quello mortificato che grazie al gusto estetico del regista, spesso sulla linea di confine tra realismo e tratto pittorico – non a caso ha frequentato il liceo artistico ed è figlio di una fotografa – sono diventati protagonisti delle storie riuscendo a rimanere nella mente degli spettatori. E in qualche caso a diventare addirittura noti.


Villaggio fantasma vista mare

Vele protagoniste

Fuga dalla realtà

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I luoghi



Villaggio fantasma vista mare

Se nelle intenzioni di Dogman, il film vincitore del premio all’attore protagonista al Festival di Cannes, il lungomare domiziano dove vive Marcello doveva rappresentare un posto di confine, un moderno far west dove vige la legge del più forte, ne L’imbalsamatore, 16 anni prima, Garrone era già rimasto affascinato dal quel luogo scelto per raccontare degrado fisico e morale e precarie condizioni di vita. In entrambe le pellicole è infatti il Parco del Saraceno a Pinetamare, e la darsena abbandonata di Villaggio Coppola, vicino a Castel Volturno, a fare da sfondo per larga parte alle vicende. È qui che Marcello di Dogman passeggia con i cani, li toeletta e si intrattiene con amici e vicini. Ed è sempre qui che Peppino lavora e vive con il suo apprendista (e amore segreto) Valerio. Il villaggio costruito dai fratelli Coppola avrebbe dovuto essere una sorta di Rimini del litorale domizio: un centro turistico balneare polivalente con 8 grattacieli, villette vista mare, un centro commerciale, nuove strade. Il progetto si è interrotto dopo il terremoto del 1980, a seguito del quale a Pinetamare si è cominciato a costruire in maniera invasiva e abusiva: quello che resta visibile oggi è un hotel costruito per somigliare a un castello, edifici a un piano a pochi passi dalla spiaggia e portici.



Vele protagoniste

Una parte del litorale di Castel Volturno torna anche in Gomorra, il film vincitore del Gran Premio della Giuria al Festival di Cannes che ha reso celebre il regista. Marco e Ciro, protagonisti di una delle quattro vicende su cui si articola la pellicola, rapinano dei pusher africani in uno dei tanti alberghi abbandonati su Via Domiziana, e poi di sera si divertono sulla Darsena Occidentale a correre a tutta velocità con il motorino facendo il verso al boss che gli ha intimato di seguire le regole. Sarà infine proprio sul litorale casertano che troveranno la morte in un agguato che oltre ad ucciderli farà sparire i loro corpi per sempre. A far da sfondo alla storia di Totò sono invece le Vele del quartiere Scampia divenute simbolo del film e della serie tv sviluppata anni dopo sulla base del film stesso. Sono questi palazzi a forma di vela latina, ovvero triangolari, nati da un progetto degli anni Sessanta per supportare lo sviluppo della parte est di Napoli, a essere diventati oggi un simbolo per i fan del film e della serie. È dal terrazzo del tetto degli stabili che le vedette della camorra controllano che non ci siano problemi con lo smercio della droga né che si avvicini chi non è desiderato. Ed è sempre qui, tra i corridoi e i vari pianerottoli dell’interno del grande complesso, che Totò si incontra con Maria e finirà per tradirla. Nel tentativo di riqualificare la zona, il Comune di Napoli, proprietario del complesso, ha avviato un piano di abbattimento di diverse vele.



Fuga dalla realtà

In Reality (Gran premio della Giuria al Festival di Cannes) Luciano è un pescivendolo del napoletano con un talento come intrattenitore che scopriamo fin dall’inizio del film, quando durante un matrimonio si esibisce per gli ospiti addirittura travestito da donna. La location del ricevimento è quella del barocco Grand Hotel La Sonrisa di Sant’Antonio Abate, in provincia di Napoli, già al centro di Oreste Pipolo Fotografo di matrimoni, documentario del 1998 di Garrone, che grazie al film ottiene notorietà anche al di fuori dei confini partenopei, tanto da essere scelta per far da perno al programma tv Il boss delle cerimonie, poi rititolato Il castello delle cerimonie. Nel film, Luciano affronta il provino per entrare nella casa del Grande Fratello e successivamente, nell’attesa di una risposta che è certo sarà positiva, vive un lento ma massiccio distacco dalla realtà che lo porta a percepire tutto quello che accade attorno a lui in modo distorto. La maggior parte di queste situazioni prendono vita in alcune Ville vesuviane del Miglio d’oro, ovvero un tratto di strada che da Ercolano arriva a Torre del Greco, definita anticamente d’oro per il colore degli agrumi di cui era ricca. Oggi purtroppo molte di queste ville sono in stato di abbandono e totale disfacimento. Nell’ampia corte interna di Villa Pignatelli di Monteleone (1728), nel quartiere Barra, periferia orientale di Napoli, è stata interamente costruita la pescheria in cui Luciano lavora e scherza con i clienti, mentre nel piccolo centro di San Giorgio a Cremano dentro a Villa Pignatelli di Montecalvo (1747) è stato ricavato l’appartamento in cui vive l’uomo e dove, in preda alla megalomania, regala il proprio mobilio ai vicini.

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