La Rimini (vera o presunta) di Fellini

Federico Fellini ha girato la maggior parte dei suoi capolavori a Cinecittà, su set ricostruiti, o nei pressi di Roma, ma alcuni luoghi della sua infanzia e adolescenza sono stati comunque utilizzati, rivisitati o ricostruiti fedelmente dagli scenografi che negli anni hanno stabilito con lui un vero e proprio sodalizio, da Danilo Donati a Dante Ferretti. Questo perché il regista voleva riproporre le atmosfere e i caratteri a lui care e con i quali era cresciuto, ma con un certo distacco, o meglio, una buona dose d’immaginazione. A Cinecittà, Donati ideò ed eresse per lui un borgo che inglobava molti elementi riminesi mischiati a cose inventate di sana pianta. Una Rimini che il regista definiva “una dimensione della memoria”.

Il “passeggino” di Corso d’Augusto

Tra clowns e murales

Tutti alla Palata

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I luoghi



Il “passeggino” di Corso d’Augusto

Amarcord ripropone in salsa felliniana quel "pastrocchio, confuso, pauroso, tenero” che per il cineasta era il centro storico di Rimini. La via del passeggio cittadino, o per dirla alla Fellini, il “passeggino”, è Corso d’Augusto, dove nel film vediamo sfrecciare le auto della Mille Miglia. Passeggiando per il corso si arriva in Piazza Tre Martiri, luogo di ritrovo della città, dove sorge il Tempietto di Sant’Antonio, costruito nel 1518 e riedificato dopo il terremoto nel 1672, che compare nella scena della benedizione degli animali. Altro luogo famoso per la socialità è Piazza Cavour, dove sorge la scalinata esterna di Palazzo dell'Arengo, con la sua caratteristica merlatura in stile romanico-gotico, che nel film fa da sfondo alla sequenza delle celebrazioni fasciste. Grande importanza per Fellini ha anche la Fontana della Pigna, sempre sulla piazza, che in Amarcord ricorre in diverse scene come gli esercizi ginnici all’aperto degli scolari o la guerra con le palle di neve quando i ragazzi mirano alla Gradisca. Sempre su Corso d’Augusto, al civico 162, ci si può imbattere ancora oggi nel Cinema Fulgor al centro della scena in cui il protagonista cerca di sedurre la Gradisca. Oggi il cinema è stato completamente ristrutturato e riportato al suo splendore liberty grazie al restauro totale di Ferretti, scenografo tre volte Premio Oscar che ha lavorato con Fellini nell’ultimo periodo della sua carriera.



Tra clowns e murales

Sempre a Rimini, in piazza Malatesta, alle spalle di piazza Cavour, sorge Castel Sismondo, fortezza del XV secolo che omaggia Sigismondo Pandolfo Malatesta, l’allora signore di Rimini. Castel Sismondo era molto amato da Fellini che da piccolo andava a veder il circo nel piazzale del castello. Nella sequenza iniziale de I clowns Fellini ci mostra il grande tendone del circo che viene montato davanti ad una fortezza che somiglia molto al castello riminese. Altro luogo di gran fascino, oggi diventato di culto per tutti gli appassionati dell’opera di Fellini, è Borgo San Giuliano, la cui atmosfera di borgo marinaro è rievocata ne I clowns. Situato a ridosso del Ponte di Tiberio, è un quartiere storico fatto di stradine e vicoli, oggi totalmente ridipinto in tonalità pastello e pieno di murales ispirati ai film di Fellini e ai suoi personaggi: pellicole come La dolce vita, La strada e e personaggi resi indimenticabili dal grande maestro come Marcello Mastroianni, Giulietta Masina, Roberto Benigni e la Tabachéra.



Tutti alla Palata

La passeggiata sulla cima del porto di Rimini, quella con il faro all’estremità, detta dai riminesi doc la Palata, è un altro luogo molto amato. Lo ritroviamo all’inizio e alla fine di Amarcord quando Scureza sfreccia con la sua moto, ma è anche il posto sul mare dove d’inverno si ritrovano i nullafacenti protagonisti de I Vitelloni, nonché il molo da cui le navi partono per andare ad incontrare il piroscafo Rex. Giuseppe Rotunno, noto direttore della fotografia, raccontò che per ricrearlo nei film, Fellini scelse un punto del porto di Fiumicino, sul litorale laziale. In particolare durante le riprese di E la nave va, Rotunno si accorse di un aspetto non secondario durante il pomeriggio: il sole a Rimini tramontava dalla parte opposta, non nel mare. Quando lo disse al regista, lui gli rispose: “Lo so bene, per questo sono qua”.

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