Elementare Watson. È un giallo!

Se per molti lo sviluppo del giallo d’investigazione deve le sue origini ai racconti di Edgar Allan Poe, non c’è dubbio che a concorrere alla popolarità del genere sia stato il più famoso degli investigatori, Sherlock Holmes. Non si contano infatti le imitazioni o per dirla in maniera più generosa le ispirazioni riconducibili a questa mitica figura di genio della deduzione. Da preti con il pallino per le indagini ad attempate scrittrici giramondo, passando per gli avventori di sperduti bar di provincia, il genere praticamente non conosce crisi. Considerati gli ingredienti delle storie, su tutti sangue e ambienti cupi, si fa fatica ad associarvi il colore giallo. E in effetti nei paesi francofoni si parla di polar o poliziesco e in quelli anglosassoni di mystery o crime. L’eccezione tutta italiana si deve a una brillante intuizione marketing della Mondadori che a partire dal 1929 iniziò a pubblicare una collana di romanzi di investigazioni la cui copertina era completamente gialla.

Il nome della rosa: dal film alla serie

Investigando con l’abito talare

Eravamo quattro amici al Bar… Lume

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I luoghi



Il nome della rosa: dal film alla serie

Dal romanzo di Umberto Eco, Il nome della Rosa, sono stati tratti un film e una serie tv. Nel primo caso parecchie ambientazioni si devono alla bravura dello scenografo Dante Ferretti che ricostruì diverse location tra gli studi di Cinecittà e Fiano Romano. La struttura del monastero è stata ricreata tenendo presente la mappa all’interno del romanzo e ispirandosi a Castel del Monte, in Puglia. Per gli esterni è stato scelto l’Abruzzo: è nella regione il sentiero del viaggio con i muli che Guglielmo e Adso intraprendono per raggiungere l’abbazia, nelle vicinanze di Rocca Calascio, a Campo Imperatore. Per la recente serie invece, oltre agli studi di Cinecittà ci si è avvalsi di diversi set naturali o reali come il suggestivo Parco del Tuscolo, nella zona di Monte Porzio Catone, e Manziana, comuni della città metropolitana di Roma. Le riprese hanno interessato anche l’Umbria, in particolare il borgo di Bevagna (PG), tra la Chiesa di San Silvestro e il Mercato Coperto, e il centro di Perugia, dove il Palazzo dei Priori ha fornito l’ambientazione per il rogo di un eretico ma anche alle indagini di Bernardo Gui. Utilizzata poi anche in questo caso la regione Abruzzo grazie al Castello di Roccascalegna (CH), all’Eremo di Santo Spirito a Roccamorice (PE) e ai paesaggi delle Gole di Fara San Martino (CH), utilizzati per la fuga di Anna.



Investigando con l’abito talare

Don Matteo, serie con Terence Hill nei panni di un prete con il talento per le investigazioni, è stata girata a Gubbio (PG) fino all’ottava stagione prima di trasferirsi a Spoleto. Per tre anni Gubbio non è mai stata nominata dai personaggi della fiction, che parlavano genericamente di “paese”, per quanto l’ambientazione non lasciasse dubbi a riguardo, poiché intenzione degli autori era far vivere i personaggi in una generica località della provincia umbra. Solo a partire dalla quarta stagione si è cominciato a identificare esplicitamente la località. Sono tanti i vicoli e le piazze di questo borgo medievale legato alla vita di San Francesco d’Assisi coinvolti nelle riprese. Tra le location più significative: la Chiesa collegiata di San Giovanni Battista e la Chiesa di San Marziale che forniscono rispettivamente gli esterni e gli interni della parrocchia di Don Matteo; piazza Grande, dove si trova la caserma del maresciallo Cecchini; palazzo Pretorio, che ne fornisce gli interni; parco Ranghiasci, dove Tommasi e Cecchini amano fare jogging. Nel corso delle stagioni ci sono state altre location fuori dalla cittadina utilizzate: dall’Abbazia di Montecorona, a Fossato di Vico, la cui stazione ferroviaria è divenuta nella finzione della serie, la stazione di Gubbio. In particolare Assisi compare all’inizio della serie, quando Don Matteo viene a sapere dal vescovo di essere stato assegnato alla parrocchia di San Giovanni di Gubbio.



Eravamo quattro amici al Bar… Lume

Pineta, sulla costa toscana tra Pisa e Livorno, è la cittadina immaginaria dove lo scrittore Marco Malvaldi fa muovere i personaggi dei libri della serie I delitti del Barlume. Attorno al Bar Lume, centro della vita del paese, si snodano le vicende dei protagonisti: in realtà il locale non esiste e viene ricostruito ogni anno sul mare a Marciana Marina pittoresco sito sulla costa nord occidentale dell'Isola d'Elba. La cittadina è una località turistica caratterizzata da stradine pavimentate a ghiaie e case variopinte che si riflettono nel mare turchese. All’ombra della cinquecentesca Torre della Marina (o degli Appiani) che svetta a guardia del porto, il gestore del bar, Massimo, passa le sue ore libere pescando. A destra del lungomare di Marciana Marina un autentico gioiellino: uno scoglio granitico e un agglomerato di case e scalette nascondono una piccola insenatura naturale, Borgo al Cotone. Nei vari episodi troviamo i protagonisti compiere brevi incursioni anche a Portoferraio e a Marina di Campo.

Italy for Movies è il portale nazionale delle location e degli incentivi alla produzione cinematografica e audiovisiva. Un progetto lanciato nel 2017 dalle Direzioni Generali Cinema e Turismo del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo (divenuto Ministero per i Beni e le Attività Culturali con D.L. n. 86 del 12/07/2018, convertito c.m. in L. 97/2018, che ha trasferito al Ministero delle Politiche Agricole e Forestali tutte le funzioni e le competenze in materia di Turismo), realizzato da Istituto Luce Cinecittà in collaborazione con l'associazione Italian Film Commissions.
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