I Sassi che incantano il mondo

Matera, Capitale Europea della Cultura 2019, e i suoi dintorni hanno un rapporto con il cinema di lungo corso che ha a che fare con un realismo che pochi luoghi nel mondo ancora conservano. Una sorta di neorealismo materano nasce infatti qui alla fine degli anni Quaranta. Ben prima che la località diventasse un intrigante luogo di vacanza con resort di lusso ricavati dagli antichi Sassi c’è stato un lungo processo di trasformazione che oltre a voler cambiare le abitudini di vita degli abitanti puntava a far capire al resto del paese a che punto fosse la ripresa del Meridione. Non è un caso che proprio per l’assise del 1949 sul Sud d’Italia, Carlo Lizzani girò qui una parte del suo documentario Nel Mezzogiorno qualcosa è cambiato, il film che diede inizio alla fascinazione del grande schermo per questa terra. Praticamente infinito l’elenco dei maestri del cinema che hanno girato da queste parti: da Roberto Rossellini a Francesco Rosi passando per i fratelli Taviani, si può dire che la notorietà arrivata col cinema a tema religioso sia stata una seconda rinascita cinematografica per questa terra. E, c’è da scommettere, nemmeno l’ultima.

Matera come Gerusalemme

La passione secondo Mel

Cristo si è fermato a Craco

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Matera come Gerusalemme

Pier Paolo Pasolini ricostruì i luoghi del suo Vangelo secondo Matteo nell’Italia Meridionale. In particolare Gerusalemme rinacque tra i Sassi di Matera, dove il regista volle ambientare la passione, crocifissione e resurrezione di Gesù. Posto su due colline separate da un burrone, il borgo lucano di Barile (PZ), divenne Betlemme: tra le grotte scavate nel tufo del complesso collinare denominato Sheshe vennero ambientati quattro episodi legati alla prima infanzia di Gesù (la natività, l'adorazione dei magi, la strage degli innocenti e la fuga in Egitto). Il cortile interno del Castello di Lagopesole ad Avigliano (PZ) divenne location del sinedrio che ne decretò la condanna. Dalla pellicola di Pasolini in poi i Sassi sono stati Gerusalemme un numero infinito di volte anche per i film americani. Per il remake di Ben Hur del 2016 la troupe passò in città quasi 5 mesi tra allestimenti e ciak di riprese in esterni. Meno impegnative, ma di grande suggestione, le scene per il film Omen – Il presagio realizzate nel Sasso Barisano e nel parco della Murgia, in località Belvedere: anche in questo caso gli antichi rioni di tufo diventano un mercato e un check-point di Gerusalemme dove il protagonista arriva nel tentativo di fermare l’anticristo che lui stesso ha cresciuto.



La passione secondo Mel

Il film di Mel Gibson The Passion usa la Masseria Radogna trasformandola nel luogo dove avvengono i flashback dell’infanzia di Gesù. Qui si è girata la celebre scena in cui la Madonna, intenta a cucinare, soccorre il piccolo Gesù che esce di casa e inciampa. Il ricordo si incrocia con la scena del Cristo adulto che cade sotto il peso della croce, in tutt'altro luogo, ovvero in Via Muro, nel centro di Matera. In particolare la Civita, la zona più antica della città, ha ospitato la Via Crucis e le toccanti scene della Passione. Il Sasso Caveoso, lungo Vico Solitario, di fronte al complesso di Santa Lucia alle Malve incornicia le scene del mercato di Gerusalemme, la cui porta è quella di Piazza Porta Pistola. L’Ultima Cena e la Lavanda dei Piedi furono girate presso il complesso rupestre di Madonna delle Virtù e San Nicola dei Greci. Il Golgota e il discorso del Monte hanno avuto come scenario naturale il Belvedere di Murgia Timone. Craco, paese fantasma della provincia materana, ha fornito il perfetto scenario per il suicidio di Giuda, pentitosi del tradimento.



Cristo si è fermato a Craco

Anche Francesco Rosi si serve di Craco per il suo adattamento di Cristo si è fermato a Eboli di Carlo Levi. La cittadina di Gagliano (in realtà Aliano) degli anni raccontati da Levi non esisteva più: la modernità aveva apportato alcuni cambiamenti al luogo di confino del medico e scrittore torinese, e la scelta ricadde quindi su Craco (MT): le case in pietra, la roccia calcarea, le stradine strette e ripide, gli scalini a picco, dominati dalla torre normanna e un castello del XII secolo restituivano una scenografia perfetta per rappresentare un paese degli anni Trenta dimenticato dalla civiltà. Abbandonato all’inizio degli anni Sessanta a causa di una rovinosa frana, Craco conservava intatta un’atmosfera d’altri tempi e fu proprio qui, ai margini della frana, che fu ricostruita la casa della vedova in cui Levi si fermò durante i primi giorni di confino. L'ampio scenario che si apre a valle è quello di Craco, così come il 'larghetto' dove due confinati, avendo il divieto di comunicare, pranzavano a turno. Ad Aliano si trova invece la seconda casa di Carlo Levi, dove ritrova la passione per la pittura. Colto dal divieto di esercitare la professione, il protagonista non può sottrarsi alla disperata richiesta di aiuto di un contadino: la location scelta è Le Monacelle, masseria storica alla periferia del borgo rurale della Martella, frazione di Matera.


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