Girando per Torino


Camminando per le strade della città, inizierete un viaggio nel tempo e nello spazio che vi coinvolgerà in un gioco di specchi, immagini e video attraverso suggestioni legate al cinema realizzato a Torino da inizio Novecento ai giorni nostri. 20 postazioni multimediali che raccontano vite, storie ed epoche diverse e vi faranno immergere nei luoghi iconici del capoluogo piemontese. Ritroverete una città dalle mille sfumature, che racconta delle sue vicende cinematografiche fatte di battaglie, corse automobilistiche, assassini e risate in una Torino contemporanea e dalla natura sempre cinematografica.


Testi a cura di Steve Della Casa e Federica De Luca

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1) Porta Susa – Cabiria

Il viaggio nella Settima Arte “made in Torino” non può che iniziare da Cabiria, capolavoro del muto di Giovanni Pastrone che alla vigilia della Grande Guerra diede lustro all’industria cinematografica subalpina. Un simbolico benvenuto ai turisti in arrivo e un invito a immergersi idealmente nel grembo di una città da sempre all’avanguardia, capace di profondi cambiamenti. E di cui l’antro vetrato di Porta Susa, hub ferroviario fra i più moderni d' Europa, dal 2009 è degno testimone. Nella seconda metà dell’Ottocento i treni s’attestavano a due passi, nell’antica stazione che ne La seconda volta di Mimmo Calopresti vede Nanni Moretti allontanarsi per sempre da Valeria Bruni Tedeschi. Durante il Risorgimento, migliaia gli esuli del Lombardo Veneto che, passando dal Ticino e raggiunta Arona in vaporetto, approdavano in città per unirsi a Garibaldi sognando l’Unità d’Italia. L’edificio appare anche sullo sfondo di Manila paloma bianca di Daniele Segre, e de I compagni di Monicelli, in questo caso fedelmente ricostruito in Jugoslavia. La Stazione diventa più recentemente anche set per il film La vita possibile di Ivano De Matteo con Margherita Buy e Valeria Golino.

La vicina Piazza XVIII Dicembre, antica sede della stazione, ricorda infine due inquilini illustri: Edmondo De Amicis ed Emilio Salgari che, in un palazzo all’angolo con Corso San Martino, scrissero molte pagine del libro Cuore e delle esotiche avventure di Sandokan.

2) Piazza Carlo Alberto – Addio giovinezza!

Set eclettico e fra i più amati da registi di tutti i tempi, è il ritrovo di studenti in Addio giovinezza! pièce di Sandro Camasio e Nino Oxilia che ha ispirato pellicole e sceneggiati in cui la città, con le sue tradizioni e le sue atmosfere, è da considerare una vera protagonista. Sull’aulica piazza, ormai da tempo pedonale, fino al 1859 si aprivano i giardini di Palazzo Carignano e le scuderie, ora sede della Biblioteca Nazionale e del nuovo Auditorium Vivaldi; la piazza ospita anche l’imponente facciata del Museo Nazionale del Risorgimento. Uno scenario importante, ben riconoscibile anche nel telefilm L’ultima corsa di Corrado Franco, che in Giallo di Dario Argento assume coloriture inquietanti. Congeniale anche alle esigenze cinematografiche de La damigella di Bard, ispirato al melodramma risorgimentale di Salvator Gotta, presentato a Venezia nel 1936 con la regia di Mario Mattoli. Negli anni Settanta la piazza è nuovamente set de La donna della domenica di Luigi Comencini e Torino violenta di Carlo Ausino. La piazza è teatro anche di uno dei piani sequenza di Un amore, esordio del torinese Gianluca Tavarelli, con i quasi esordienti Fabrizio Gifuni e Lorenza Indovina. Sempre negli anni Novanta, è Davide Ferrario (torinese di adozione) che vi gira alcune scene del film Tutti giù per terra dal libro del torinese Giuseppe Culicchia, con protagonista Valerio Mastandrea.

Piazza Carlo Alberto è stata un luogo familiare anche per Friedrich Nietzsche, innamorato della città al punto da dichiarare “Su Torino non c’è niente da ridire: è una città magnifica e singolarmente benefica” e ancora “Torino non è un luogo che si abbandona”. Il filosofo abitò per circa un anno, fra il 1888 ed il 1889, in una stanza al quarto piano di Via Carlo Alberto 6, come ricorda una lapide posta quasi all’angolo con la piazza.

3) Piazza Bodoni – L'eroe della strada

Creata nel 1835 sull’area dei giardini pubblici sorti sui Bastioni del Seicento, da sempre è al centro di cronache rosa e nere, vicende politiche e fatti di… pubblica curiosità! Fatti che tornano sullo sfondo de L’eroe della strada (1948) di Carlo Borghesio, film che sulle musiche di Nino Rota snocciola le disavventure di uno sprovveduto ed eternamente disoccupato Erminio Macario. A dominare la piazza, dal 2002 gradevole zona pedonale che mette in luce la sobrietà dei suoi palazzi, è il Conservatorio Giuseppe Verdi, sorto attorno al 1930 al posto della tettoia del mercato ortofrutticolo, il cui ingresso “recita” nel ruolo della Questura in Un uomo, una città, il poliziesco che Romolo Guerrieri ha tratto dal romanzo di successo di Novelli e Marcato. Ed è ancora il Conservatorio che compare insieme ad altre location torinesi in Quattro mosche di velluto grigio di Dario Argento e, reinterpretato come teatro, ne L’industriale di Giuliano Montaldo. Per Dario Argento, in Giallo, si trasforma poi nella Biblioteca dove entrano Adrien Brody ed Emmanuelle Seigner. Anche l’esterno del Conservatorio viene usato nel film L’industriale, in cui vediamo svolgersi sulla piazza una scena di inseguimento. Marco Tullio Giordana ha realizzato qui una scena di Sanguepazzo con Luca Zingaretti e Monica Bellucci. Uno scorcio è visibile anche ne Il giorno in più di Massimo Venier, con Fabio Volo e Isabella Ragonese. Fausto Brizzi invece l’ha utilizzata per una scena di un… gay pride!, in Maschi contro femmine.

Curioso il fatto che proprio in un appartamento affacciato sulla piazza visse Giuseppe Pomba, tipografo e lungimirante editore che nel 1854 fondo l’U.T.E.T. (Unione Tipografico-Editrice Torinese).

4) Piazza San Carlo – Le amiche

È in uno degli immutabili e raffinati caffè storici del “salotto di Torino” che Eleonora Rossi Drago s’incontra con Franco Fabrizi in Le amiche di Michelangelo Antonioni. Set che, vent’anni dopo, ritorna sullo schermo in Un uomo, una città di Romolo Guerrieri. Non molto diversa da come figurava nel 1940 in Lo vedi come sei!, commedia di successo di Mario Mattoli con Erminio Macario, la piazza, ideata nel 1637 da Carlo di Castellamonte come anello di congiunzione fra la città vecchia e i nuovi quartieri del primo ampliamento urbano sabaudo, ha ora bandito le auto, vere star in più di un ciak: dalle autovetture d’epoca che l’attraversavano in Così ridevano di Gianni Amelio, e quelle parcheggiate in Ultras di Ricky Tognazzi e in Un colpo all’italiana di Peter Collinson. Fino alle macchine della polizia che sfrecciavano ad alta velocità in Torino violenta di Carlo Ausino ed all’utilitaria di Lino Banfi e Jerry Calà in Al bar dello sport di Francesco Massaro. Piazza San Carlo ha ospitato le riprese anche del film Caccia al tesoro di Carlo Vanzina e Tutti giù per terra di Davide Ferrario.

Lungo il suo perimetro sobrio, costellato da portici, si annidano locali che hanno accolto avventori illustri, fra questi, Alexandre Dumas padre che, nel 1852, qui gustò per la prima volta il bicerin, calda bevanda tutta torinese a base di caffè, crema di latte e cioccolato. A sud, nell’unico tratto non porticato, svettano due chiese secentesche apparentemente gemelle, Santa Cristina e San Carlo, dove il 13 agosto del 1810 fu battezzato Camillo Cavour alla presenza del padrino e della madrina, il principe Camillo Borghese e la principessa Paolina Bonaparte, sorella di Napoleone.

5) Castello del Valentino – Guerra e pace

Un po’ Palais des Tuileries ed un po’ castello di Fontainebleu, pare un angolo di Francia sulle rive del Po. Non è un caso che il Castello del Valentino (una delle Residenze Sabaude Unesco) sia stato ripreso più volte in tutta la sua imponenza. Incastonato nel verde dell’omonimo Parco, è l’antica villa di campagna di Emanuele Filiberto, nel secondo Seicento rimodellata da Cristina di Francia, prima Madama Reale, in leggiadro maniero d’impronta francese. In Guerra e pace di King Vidor è il castello russo dove lo zar Alessandro I e Napoleone firmano l’armistizio, mentre per Alan Taylor, ne Gli abiti nuovi dell’Imperatore, assume le fattezze del Louvre. Ribalta di fastosi matrimoni nella realtà, nella finzione cinematografica fa da sfondo agli amori conflittuali in Maschi contro femmine di Fausto Brizzi, alle confessioni di un innamorato Piero Chiambretti in Ogni lasciato è perso ed ha anche ospitato le riprese di Un Aldo qualunque di Dario Migliardi e Nonhosonno di Dario Argento.

Dal 1860 ospita la Regia Scuola di Applicazione per Ingegneri e tuttora è sede del Dipartimento di Architettura e Design del Politecnico. A sinistra del cortile interno si apre l’Orto Botanico istituito nel 1729 da Vittorio Amedeo I. Una piccola meraviglia che conserva piante medicinali e alpine, alberi secolari, serre e un’aranciera, curiosità esotiche, oltre a 500.000 campioni essiccati e ai 65 volumi dell’Iconographia Taurinensis, erbario dipinto in 2.600 tavole a colori del Settecento e Ottocento.

6) Piazza Gran Madre – The Italian Job

Borgo Po, fino al primo Ottocento rione di lavandai, pescatori e barcaioli, pare ruotare tutto attorno alla rigorosa chiesa neoclassica eretta per il ritorno dei Savoia in Piemonte dopo il periodo napoleonico. Un’area dal forte appeal cinematografico legata a scorci ed ambientazioni di molte pellicole, a cominciare proprio dalla scalinata della chiesa, lungo la quale le tre Mini Minor di The Italian Job - Un colpo all’italiana, film del 1969 che il British Film Institute ha inserito al 36° della BFI, la lista dei migliori cento film britannici del XX secolo, si lanciano a gran velocità tagliando la strada a un corteo nuziale. Gradinata nuovamente ripresa da Paolo Franchi Nessuna qualità agli eroi. Al di là del ponte Vittorio Emanuele I (il più vecchio in muratura della città) e dei Murazzi – le due banchine che corrono lungo il Po dove si aprono i suggestivi magazzini d’epoca napoleonica – si spalanca la scenografica Piazza Vittorio Veneto. L’androne e l’ingresso del civico 24 si ritrovano nella stessa pellicola di Franchi (Nessuna qualità agli eroi) e nel film Giallo di Dario Argento che, in un pub della stessa piazza, ha girato anche alcune scene di Nonhosonno. Sulla piazza e sul ponte Vittorio Emanuele si svolgono due scene “nel traffico” del film L’industriale di Giuliano Montaldo, ed anche Roberto Faenza ha ambientato un inseguimento tra auto in piena notte, nel film I giorni dell’abbandono.

Una curiosità? La continuità dei portici e l’uniformità dei caseggiati che affacciano sulla piazza maschera il dislivello di una decina di metri fra la parte terminale di Via Po e il fiume!

7) Porta Palazzo – La donna della domenica

Ideata da Filippo Juvarra nel 1729 come aulica anticamera per nobili e delegazioni in visita a Palazzo Reale, l’ottagonale Piazza della Repubblica – per i torinesi Porta Palazzo – custodisce gelosamente la sua anima popolare. Alle spalle del nuovo Mercato Centrale, che in un gioco di passerelle aeree e parate di glorie gastronomiche mostra le antiche ghiacciaie sotterranee, s’irradiano i vicoli del Balòn, rione che dà il nome al mercato delle pulci, appuntamento di ogni sabato e, in versione chic, la seconda domenica del mese. Immortalato nel 1975 da La donna della domenica di Luigi Comencini, non si discosta molto dalle immagini del 1928 in cui figura in Ritorno a se stesso di Ferdinando Cerchio. Un po’ casbah, un po’ Quartiere Latino, la zona pullula di locali e in uno di questi è ambientata una lunga sequenza di Maschi contro femmine. Su Piazza della Repubblica, ribalta del mercato all’aperto più grande d’Europa, si mostra vivace ed animata da una folla eterogenea nelle scene iniziali di Al bar dello sport, in versioni notturna ne I giorni dell’abbandono, in Stanno tutti bene e in Trevico Torino viaggio nel Fiat-Nam, rispettivamente diretti da Francesco Massaro, Roberto Faenza, Giuseppe Tornatore ed Ettore Scola. Porta Palazzo ha affascinato anche Lina Wertmüller che vi riprende la passionale Mariangela Melato in Mimì metallurgico ferito nell’onore. Nel mercato di Porta Palazzo sono state girate diverse scene de La vita possibile di Ivano De Matteo, con Margherita Buy e Valeria Golino. Anche Vittorio De Seta, nel suo Lettere dal Sahara, vi ha girato nel 2003. Nel 2002 i due attori e registi siciliani Spiro Scimone e Francesco Sframeli hanno realizzato qui parte del film Due amici. Anche l’astigiano Lucio Pellegrini vi ha girato, per il film Tandem, con la coppia comica Luca & Paolo.

L’intera zona già nel Cinquecento era un polo industriale alimentato da mulini e dai rii che ancora scorrono sotto il selciato in pietra. Una lapide quasi all’angolo con corso Giulio Cesare ricorda Francesco Cirio, il “re dei pelati” che, nell’Ottocento a Porta Palazzo iniziò a vendere verdura in scatola e fondò la sua prima azienda conserviera, trasferita al Sud dopo l’Unità d’Italia.

8) Piazza CLN – Profondo Rosso

Guardando lo slargo che si apre alle spalle delle chiese gemelle di Piazza San Carlo, il pensiero corre subito a Dario Argento. Il regista, che ha definito Torino “il luogo dove i miei incubi stanno meglio”, ha trasformato Piazza CLN e le architetture razionaliste di questo tratto di via Roma nell’iconico set di Profondo rosso. La location esterna più importante di tutto il film, priva del Blue Bar costruito per esigenze cinematografiche ispirandosi al quadro Nighthawks di Hopper, preserva identiche le fontane della Dora e del Po. È a fianco di quest’ultima, in una notte deserta e inquietante, che Gabriele Lavia e David Hemmings assistono al delitto della sensitiva Helga Ullmann. Nel film la casa dove vivono il protagonista Marc e la stessa sensitiva si trova in Piazza CLN ma in realtà il portone d’ingresso del palazzo è un ingresso laterale della Chiesa di San Carlo. In alcune riprese si intravede la scritta “Hotel Nazionale”, albergo ora chiuso e dalla triste fama: durante la Seconda Guerra Mondiale fu per qualche tempo il quartier generale delle SS che qui interrogavano i prigionieri politici detenuti all’interno de “Le Nuove”, l’ex carcere di Torino. Piazza CLN è anche luogo di commedie: una scena di un incidente in Prima di lunedì di Massimo Cappelli e alcuni passaggi di Luca Bizzarri, Paolo Kessisoglu e Luciana Littizzetto in Tandem di Lucio Pellegrini.

Via Roma, arteria centrale di Torino che attraversa la piazza, è poi riconoscibile in Femmine contro maschi di Fausto Brizzi, dove Emilio Solfrizzi perde la memoria dopo aver sbattuto la testa contro un pilastro. Ora in parte pedonale, via Roma è stata anche percorsa in lungo e in largo dalle auto in molti film, tra questi Torino violenta di Carlo Ausino e Cattivi pensieri, commedia all’italiana di Ugo Tognazzi.

9) Piazza Solferino – La seconda volta

L’elegante piazza dove Nanni Moretti dialoga con la ex-terrorista interpretata da Valeria Bruni Tedeschi in La seconda volta di Mimmo Calopresti, nell’Ottocento era “la Siberia”. Zona malfamata e fredda, poco più che una spianata incolta, nel 1859 fu adibita ad accampamento delle truppe francesi alleate dell’esercito piemontese nella Seconda Guerra di Indipendenza. Per qualche tempo nota come piazza “del bosco” per il suo mercato di paglia, carbone e legname, alla fine del XIX secolo assume la geometria attuale, ingentilita da ariose alberate e da un’elegante sequenza di palazzi, molti dei quali Liberty, che si allunga sulla diagonale di Via Pietro Micca. All’angolo con questa via, la Torre Solferino, terzo dei grandi interventi realizzati nel centro storico nell'immediato dopoguerra, ospita il negozio dove Monica Vitti ed Enzo Jannacci comprano il tanto desiderato frigorifero nell’episodio diretto da Mario Monicelli di Le coppie; la piazza è ben visibile anche ne Il gatto a nove code di Dario Argento. La riconciliazione dei due amici gay Trintignant e Reggiani in La donna della domenica di Luigi Comencini avviene invece all’angolo di piazza Solferino con via Cernaia.

Al civico 1 della stessa strada, aveva sede la sartoria di Vito Di Gesù che tra i suoi clienti vantava anche Orson Welles, Gianluigi Marianini e Gian Maria Volontè.

10) Porta Nuova – Così ridevano

Terminal della linea Torino-Genova aperta nel 1853, è la principale stazione ferroviaria di Torino e ha interpretato se stessa in pellicole che tratteggiano situazioni ed epoche diverse, senza alcuna trasformazione né adattamento. Approdo di sogni e speranze per chi nel pieno del boom economico giunge dal Sud in Così ridevano di Gianni Amelio; appare pressoché identica ne Il sospetto di Francesco Maselli con Gian Maria Volonté, poliziesco socio-politico ambientato negli anni Trenta. In due film dissimili tra loro quali Trevico Torino viaggio nella Fiat-Nam di Ettore Scola e Tony, l’altra faccia della Torino violenta di Carlo Ausino, la stazione mostra il lato più nascosto di sé, quel piccolo mondo di sbandati e prostitute che negli anni Settanta popolava la sala d’aspetto; mentre in Torino nera di Carlo Lizzani, il protagonista Bud Spencer saluta i familiari al di là di un cancello su via Sacchi mentre sta per essere trasferito a bordo di un furgone della polizia. Dario Argento non poteva che cogliere il lato noir, un po’ misterioso, di Porta Nuova ne Il gatto a nove code, dove mette in scena l’intricato omicidio del Dottor Calabresi, ma utilizzò questa location un’altra volta anche per il film Nonhosonno. All’aggressività delle tifoserie avversarie si rifà invece Ricky Tognazzi che in Ultras ne fa il luogo dei violenti scontri tra i supporter della Juventus e quelli della Roma. Marco Tullio Giordana ha girato nella stazione una scena de La meglio gioventù. Dario Migliardi la utilizzò per una scena di Un Aldo qualunque, realizzato nel 2002 con dei giovanissimi e promettenti attori: Fabio De Luigi, Giuseppe Battiston e Neri Marcorè, con un cameo di Omar Pedrini, chitarrista dei Timoria che ne curarono la colonna sonora. Luciano Emmer è transitato in questa location per girare Una lunga lunga lunga notte d’amore e Gianluca Tavarelli per il suo Qui non è il Paradiso.

Terza stazione per ampiezza in Italia, Porta Nuova non fu mai inaugurata. Ultimata nel 1868 quando Torino non era più la capitale d’Italia, si preferì evitare di festeggiare un’opera progettata per celebrare i fasti di un regno subito sfumato.

11) Via Lagrange – Santa Maradona

Da qualche anno, sgombrata da auto e mezzi pubblici, l’antica via dei Conciatori è tornata padrona del suo charme. Un salotto dello shopping di lusso che in qualche modo evoca il garbo, lo stile, il riserbo di una Torino d’altri tempi. In Santa Maradona di Marco Ponti vediamo una via Lagrange attraversata da una rampa utilizzata dai protagonisti per la fuga dopo un furto, in una delle tante corse per le vie e le piazze della città che caratterizzano il film. Su via Lagrange domina anche la grande mole del Grand Hotel Principi di Piemonte, inaugurato nel 1936 e che nel maggio del 1953 ospitò Frank Sinatra e Ava Gardner. In ben tre fasi della sua esistenza è tornato sul grande schermo: nel 1941 con il melodramma La fuggitiva di Piero Ballerini, nel 1977 con il poliziesco Torino violenta di Carlo Ausino e l’anno prima nella commedia Cattivi pensieri diretta da Ugo Tognazzi.

Il nome attuale della via si deve a Luigi Lagrange, nato nel 1796 nell’edificio al numero 25 e ritenuto tra i più influenti astronomi e matematici europei del XVIII secolo. Quasi all’angolo con via Cavour e con l’omonimo palazzo dove nel 1810 vide la luce Camillo Benso (il futuro statista), risiedeva la bellissima Virginia Oldoina, meglio nota come Contessa di Castiglione, considerata al tempo la donna più bella d’Europa.

In Via Accademia delle Scienze, prosecuzione di Via Lagrange, Margherita Buy sorprende il marito Luca Zingaretti a spasso con l’amante ne I giorni dell’abbandono di Roberto Faenza, tratto dal romanzo di Elena Ferrante.

12) Palazzo Carignano – Heaven

La piazza centrale più elegante e raccolta di Torino è onnipresente nel cinema. Palazzo Carignano, curvilineo edificio di Guarino Guarini fra i più significativi esempi del barocco italiano, diventa una caserma dei Carabinieri in Heaven di Tom Tykwer. Fino al 1831 residenza dei Carignano, ramo dei Savoia che diede continuità alla discendenza sabauda, l’edificio è poi il ritrovo di un appuntamento galante in Workers di Lorenzo Vignolo. La camera da letto del Presidente Claudio Bisio, in Benvenuto Presidente! di Riccardo Milani è girata negli appartamenti reali di Palazzo Carignano, di cui sono presenti anche alcune inquadrature ne Il divo di Paolo Sorrentino. Sul fronte opposto, il teatro Carignano è a sua volta è il palcoscenico della recita goliardica di Addio giovinezza! di Ferdinando Maria Poggioli, film che svela al protagonista il fascino di Clara Calamai. Trentacinque anni dopo, è il luogo della seduta spiritica di Profondo rosso nella quale la stessa Calamai è coinvolta in un ruolo chiave. Per Dario Argento questo teatro tutto oro e cremisi è oggetto di autentica seduzione al punto che in Giallo lo ha riproposto anche se solo in esterni.

In origine antica sala del Trincotto Rosso, il suo palcoscenico nel giugno del 1775 vide il debutto di Antonio e Cleopatra di Vittorio Alfieri. Assunto come secondo tenore e maestro dei cori dei Teatri Regio e Carignano, a metà Ottocento vi lavorò Michele Novaro, compositore della musica dell’Inno di Mameli.

13) Piazza della Consolata – La meglio gioventù

Piazza della Consolata appare come un set naturale, riconoscibile in La meglio gioventù di Marco Tullio Giordana che davanti ad un caffè tutto marmi e boiseries vede dialogare Nicola Lo Cascio ed Adriana Asti, mentre al civico 17 abita invece Senta Berger, l’insegnante di Amore e Ginnastica di Luigi Filippo D’Amico, tratto da un romanzo di De Amicis.

Per i torinesi, il Santuario di Maria Consolatrice, patrona e simbolo della città, è familiarmente “la Consolata”. Ampliata nel Settecento da Filippo Juvarra, che ideò anche il teatrale altar maggiore, al suo interno cela le spoglie di San Giuseppe Cafasso, uno dei santi sociali della città, e la più vasta collezione al mondo di ex voto. La torre campanaria, ora visitabile a piccoli gruppi, domina la piazzetta omonima, chiusa fra palazzi che evocano una Torino d’altri tempi. Tutt’attorno, l’intrico di strade del Quadrilatero romano, rione medievale della città che ricalca l’originario castrum romano: un’infilata di scorci che il cinema ha ripreso da ogni angolatura. In via della Basilica, Dario Argento inscena un pedinamento lungo la Galleria Umberto I, “passage” commerciale alla francese di fine Ottocento, in Quattro mosche di velluto grigio. Set utilizzato anche da Ettore scola in Trevico-Torino: Viaggio nel Fiat-Nam, e nuovamente Gianni Amelio in Così ridevano.

Al 13 della via, la restaurata Casa del Pingone, residenza di Emanuele Filiberto Pingone autore nel 1577 della prima storia di Torino, conserva qualche resto di finestra del XVI secolo e l’unica torre medievale rimasta in città.

14) Mole Antonelliana – Dopo mezzanotte

Simbolo della città, l’ardito edificio che Alessandro Antonelli pensò come Sinagoga poco dopo l’Unità d’Italia, in realtà non fu mai luogo di culto. Edificato in varie fasi, con i suoi 167,35 metri di altezza per molto tempo fu la struttura in muratura più alta dell’epoca. Oggi Museo Nazionale del Cinema, è il tempio della Settima Arte e della cinematografia di cui Torino fu pioniera in Italia agli inizi del Novecento. Un mondo tra realtà e fantasia in cui si immerge Giorgio Pasotti, custode ed inquilino del Museo, che in Dopo mezzanotte di Davide Ferrario trascorre lunghe notti visionando vecchi film muti e realizzando riprese con una vecchia cinepresa ad 8 millimetri. Il Museo Nazionale del Cinema interpreta sé stesso anche in Femmine contro maschi di Fausto Brizzi come luogo dell’incontro decisivo tra Emilio Solfrizzi e Luciana Littizzetto e in La verità, vi spiego, sull’amore di Max Croci con Ambra Angiolini, tratto dal libro di Enrica Tesio. La Mole è poi il rifugio sicuro di Lino Banfi in Al bar dello sport di Francesco Massaro e del protagonista di Le valigie di Tulse Luper di Peter Greenaway, prigioniero di professione, che, costretto a diventare il ragazzo dell’ascensore, osserva i comportamenti degli italiani durante il regime fascista. La Mole è stata set naturale anche per Ogni lasciato è perso di Piero Chiambretti, ed è anche presente in alcune inquadrature di The Italian Job di Peter Collinson, La villa delle anime maledette di Carlo Ausino e Stanno tutti bene di Giuseppe Tornatore. Nel film documentario Enigma di Jean Rouch è uno dei luoghi metafisici amati da Nietzsche. Lungo via Montebello, a fianco del cinema Massimo, l’ispettore di Giallo, thriller di Dario Argento, blocca il taxi che lo insegue.

A chi non teme le vertigini, si consiglia di raggiungere la terrazza con il filante ascensore per godere della scenografia, questa volta pura realtà, della città incoronata dai monti.

15) Via Garibaldi – Il divo

Prima capitale d’Italia, Torino incarna i fasti e i retroscena della politica romana ne Il divo, pluripremiata pellicola di Paolo Sorrentino, che ripercorre la vita e la carriera di Giulio Andreotti. Si concentrano infatti in questa area gli ambienti in cui s’intrecciano le vicende di uno dei politici italiani più potenti del XX secolo: in particolare a Palazzo Reale che si affaccia su Piazza Castello, da cui questa via si sviluppa, e nell’aristocratico Palazzo Saluzzo Paesana, al numero 1 di via della Consolata, il più grande edificio privato torinese del Settecento, realizzato dall’architetto Plantery per l’enorme cifra di 300.000 lire. Lo stesso palazzo, in Così ridevano di Gianni Amelio, è la meta di una famiglia di immigrati appena giunta dal Sud.

Via Garibaldi, asse portante del decumano romano ed ora seconda via pedonale più lunga d’Europa, è presente in molti altri film: in Tony, l’altra faccia della Torino violenta di Carlo Ausino una sequenza tramanda alla memoria un noto locale oggi scomparso. La scacchiera di vie che si intrecciano lungo questa spina dorsale del Quadrilatero Romano, fra Piazza Castello e Piazza Statuto, è un susseguirsi di scorci medievali, boutique, chiese e dimore altere. Fra le chiese, originale è la Cappella della Pia Congregazione dei Banchieri e dei Mercanti di Torino, all’interno degli Antichi Chiostri (al civico 25). La parallela via del Carmine ricorre più volte in A/R Andata e ritorno di Marco Ponti; mentre in via Stampatori, Palazzo Scaglia di Verrua, uno dei pochi edifici privati rinascimentali torinesi, svela il cortile che dà riparo ai protagonisti de La meglio gioventù di Marco Tullio Giordana dopo gli scontri di piazza.

All’angolo con via Milano ha sede il commissariato dove il giovane Nicola Di Bari chiede aiuto alla polizia in Torino nera di Carlo Lizzani. È in via Conte Verde, poco lontano dal Municipio, il ristorante in cui Eleonora Rossi Drago cena con amici dopo la sfilata di moda di Le amiche di Michelangelo Antonioni. A due passi dal Duomo, le svettanti Porte Palatine – nel I sec d.C. principale accesso al castrum romano – fanno da sfondo all’incontro tra Ennio Fantastichini e alcuni vecchi amici nella commedia poliziesca La cosa giusta di Marco Campogiani.

16) Via Palazzo di Città – Vincere

In epoca romana sede del Foro, e sin dal Quattrocento sede di pubblici uffici, Piazza Palazzo di Città fino al 1828 era detta “delle Erbe”: sui banchi del vivace mercato, nel 1803, fecero la prima comparsa in città le patate, le “radici del diavolo” considerate velenose e causa di svariate malattie. Per conquistare la diffidenza del popolo, l’avvocato Virginio, membro dalle Reale Società Agraria iniziò a distribuirle gratuitamente insegnando alle massaie i metodi per cucinarle.

Se Torino, soprattutto per l’aristocratica severità di taluni interni, ha spesso vestito le sembianze di Roma, molti esterni hanno assunto la fisionomia della Milano del passato. In Vincere di Marco Bellocchio la via che da Piazza Castello porta al Municipio di Torino si trasforma nella strada meneghina dove sfila un corteo di fascisti al seguito di Mussolini. La stessa via, qualche anno prima, ha ispirato Le Cinque Giornate di Milano, miniserie televisiva di Carlo Lizzani che vi ambienta l’ingresso artisti del Teatro alla Scala nel pieno dei moti del 1848. In pieno stile “poliziottesco” anni Settanta via Palazzo di Città è stata scenario dell’omicidio di una prostituta nel cinico e realistico Fango Bollente di Vittorio Salerno.

Nella realtà, al civico 19, nel 1828, quattro letti e tanta buona volontà costituirono le basi della caritatevole infermeria creata da Giuseppe Cottolengo, primo embrione della Piccola Casa della Divina Provvidenza, meglio nota come il Cottolengo, che oggi continua la sua missione in una vasta area prossima a Corso Regina Margherita.

Piazza Palazzo di Città, ornata dalle Luci d’artista che rallegrano le feste natalizie dei torinesi, è ben visibile inoltre in Dopo mezzanotte di Davide Ferrario e in Torino nera di Carlo Lizzani. Verso Porta Palazzo, in via delle Tre Galline, la finzione storica vede invece sotto ai riflettori un giovanissimo Napoleone in I vestiti nuovi dell’imperatore di Alan Taylor, mentre via Bellezia è invece la casa di Reggiani in La donna della domenica di Luigi Comencini.

17) Borgo Medievale – La solitudine dei numeri primi

Su una panchina del Parco del Valentino, progettato dall’artefice del parigino Bois de Boulogne, Mattia abbandona la sorellina in una delle scene più drammatiche di La solitudine dei numeri primi di Saverio Costanzo. Sullo sfondo, il Borgo Medievale, ricorre in vari film di ogni epoca, ad esempio La meglio gioventù, di Marco Tullio Giordana e Ogni lasciato è perso di Piero Chiambretti. Il complesso del Borgo è in realtà una fedele riproduzione di un villaggio del XV secolo che Alfredo D’Andrade realizzò per l’Esposizione Generale Italiana del 1884 ispirandosi a castelli di Piemonte e Val d’Aosta. In Vincere di Marco Bellocchio, logge e porticati delineano la strada di Trento dove si avviene il primo incontro fra Mussolini e Ida Irene Dalser. In un ristorante (ora chiuso) del fabbricato sul lungofiume si tiene un pranzo in La villa delle anime maledette di Carlo Ausino. Accanto al vicino Ponte Isabella, troviamo la sede dell’Associazione Marinai d’Italia che accoglie il ristorante gestito da Michel Piccoli in Libero Burro di Sergio Castellitto, location che in Anche se è amore non si vede di Ficarra e Picone è il locale notturno per la festa di addio al celibato.

Il più grande ed invidiato parco pubblico europeo di fine Ottocento, secondo le cronache dell’epoca “luogo di svago socialmente utile”, era una palestra a cielo aperto. I rampolli della buona società sabauda si dedicavano a ginnastica e scherma a Villa dei Glicini, all’arte del remo in uno dei tanti circoli che hanno fatto la gloria del canottaggio italiano… E sulle rive nascevano i primi stabilimenti balneari e i primi corsi di nuoto. Sport evocato in Addio giovinezza! di Ferdinando Maria Poggioli, dove i protagonisti fanno un salubre bagno fuori programma nel fiume.

18) Cavallerizza Reale – Venuto al mondo

Fra il Settecento e l’Ottocento sede di alloggiamenti e scuderie nella “zona di comando” della Torino barocca accanto alla Regia Accademia militare, la Cavallerizza è uno degli angoli più suggestivi del centro città, benché in attesa di un recupero da tempo annunciato. Dal 1997 Patrimonio Unesco, la sua geometria di cortili e austeri edifici in mattone rosso segnati dal tempo e ormai disabitati evoca una credibilissima Sarajevo distrutta dalla guerra civile in Venuto al mondo di Sergio Castellitto, tratto dal romanzo di Margaret Mazzantini. In un magazzino del complesso lo stesso Castellitto, al suo esordio da regista, ha poi immaginato l’impresa di pulizie del protagonista del suo Libero Burro, film in cui egli stesso recita accanto a Penelope Cruz. Alcune inquadrature della Cavallerizza sono presenti anche in La vita possibile di Ivano De Matteo e Due amici di Francesco Sframeli e Spiro Scimone. Il fascino antico dei suoi mille angoli nascosti, le sue inalterate architetture sono state complici di molti sceneggiati e film in costume. Fra tanti, girata nell’arco di un anno, la fiction Mediaset Cuore di Maurizio Zaccaro che ha reinventato atmosfere ed ambienti della Torino di De Amicis. Al contrario, Giuliano Montaldo ne ha messo in risalto una insospettata dimensione postmoderna in L’industriale, come sede del locale frequentato da Carolina Crescentini sotto lo sguardo geloso del marito Pierfrancesco Favino.

19) Museo del Risorgimento – Benvenuto Presidente!

Dalla corte interna della residenza dei Principi Savoia Carignano si accede al piano nobile e alle trenta sale del Museo Nazionale del Risorgimento Italiano, riaperto nel 2011 dopo 5 anni di riallestimento. Un viaggio nella storia del Piemonte, dal 1706 all’Unità d’Italia, che riserva la visione dell’Aula del Parlamento Subalpino affrescata da Gonin, preservata come nell’ultima seduta del 1860. Il Museo del Risorgimento condivide il cortile interno con l’antistante Palazzo Carignano, trasformato, almeno nella finzione cinematografica, in una delle roccaforti del potere romano – il Quirinale – nelle cui stanze il mite bibliotecario Claudio Bisio si ritrova improvvisato Capo di Stato in Benvenuto Presidente! di Riccardo Milani, una commedia dell’equivoco girata anche alla Reggia di Venaria, a Palazzo Civico e Palazzo Reale. Più patriottico l’utilizzo che Mario Martone fa degli spazi del Museo del Risorgimento e di Palazzo Carignano in Noi credevamo, liberamente ispirato all’omonimo romanzo di Anna Banti, in cui si intrecciano le disillusioni politiche di tre giovani animati da ideali mazziniani. Si può riconoscere Palazzo Carignano anche nela spettacolare azione con protagoniste le Mini Minor in Italian Job - Un colpo all’italiana di Peter Collinson. Per ovviare a eventuali danni, i gradini delle varie scalinate torinesi furono protetti da assi ricoperte da spessi teli di iuta. La produzione scelse Torino in quanto all’epoca, nel 1969, era una delle poche città europee dotate di un centro di controllo computerizzato del traffico, fattore determinante per gestire l’enorme ingorgo creato dalle scatenate vetture per mettere a segno una grandiosa rapina. Numerosi gli stuntmen ingaggiati per le tante scene d’azione, alcuni in seguito assunti in FIAT come piloti collaudatori. All’esterno di Palazzo Carignano, sull’omonima piazza, si svolge la rapina alla farmacia ad opera dei tossicodipendenti in Perché si uccidono? di Mauro Macario, e Françoise Fabian in Un uomo, una città di Romolo Guerrieri abita sopra allo storico ristorante caro a Cavour.

20) Lungo Po Armando Diaz – The King’s Man – Le origini

Cast planetario, Ralph Fiennes in testa, per The King's Man - Le origini, terzo capitolo e prequel della saga diretta da Matthew Vaughn. Film ad alta tensione, ambientato sullo sfondo della Prima Guerra Mondiale e di grandi fatti che hanno segnato il XX secolo, narra le origini della prima agenzia di spionaggio della storia segretamente impegnata nella difesa dell’umanità. Torino, scelta per la sua compattezza stilistica ed architettonica, è immortalata con inquadrature di grande effetto del Lungo Po Diaz, nel tratto tra Corso Cairoli e Piazza Vittorio Veneto. Altre riprese nel centro storico torinese e nel sontuoso Palazzo Reale, nella Reggia e nel centro storico di Venaria, e nel castello di Racconigi, riportano ai grandi avvenimenti che segnano l’Europa di inizio Novecento. La balconata di Lungo Po Diaz che sovrasta la banchina dei Murazzi del Po è riconoscibile anche in Dove non ho mai abitato di Paolo Franchi e in Profumo di Donna di Dino Risi, tratto dal romanzo Il buio e il miele di Giovanni Arpino. Interpretato da Vittorio Gassman, vi si intravede il Ponte Vittorio Emanuele I a valle del quale, qualche anno prima, Peter Collinson ha inscenato un improbabile attraversamento sull’acqua delle tre Mini Minor di The Italian Job - Un colpo all’Italiana. A poca distanza, Nanni Moretti osserva il fiume dagli inconfondibili Murazzi ne La seconda volta di Mimmo Calopresti.

Il Po e le sue rive sono sempre stati, e rimangono, un fascinoso e ricorrente set, e, a rinforzare il l’immagine di “Hollywood sul Po” va ricordato che Torino, pioniera della Settima Arte in Italia, proprio sulle sponde urbane del Po e della non lontana Dora vantava intorno al 1920 una ventina di case cinematografiche, oltre a teatri di posa e depositi di attrezzature.

Italy for Movies è il portale nazionale delle location e degli incentivi alla produzione cinematografica e audiovisiva. Un progetto lanciato nel 2017 dalle Direzioni Generali Cinema e Turismo del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo (divenuto Ministero per i Beni e le Attività Culturali con D.L. n. 86 del 12/07/2018, convertito c.m. in L. 97/2018, che ha trasferito al Ministero delle Politiche Agricole e Forestali tutte le funzioni e le competenze in materia di Turismo), realizzato da Istituto Luce Cinecittà in collaborazione con l'associazione Italian Film Commissions.
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