IL CINEMA E IL FASCINO DEI BORGHI FANTASMA
Il cinema e il fascino dei borghi fantasma

Elia è l’ultimo abitante di Provvidenza, paese distrutto da un terremoto. Incapace di liberarsi del ricordo di sua moglie che, tra quelle pietre, ha perso la vita, si ostina a difendere la memoria di quel borgo rifiutandosi di seguire il resto della comunità che ha preferito dimenticare trasferendosi a “Nuova Provvidenza”. Ostinato, ne raccoglie i ricordi, frammenti delle storie che l’hanno popolato, che riaffiorano qua e là sotto forma di oggetti abbandonati o disegni dei bambini restituiti dalla scuola crollata.

Provvidenza, a cui ha dato vita Pippo Mezzapesa nel suo secondo lungometraggio Il bene mio, è frutto di una lunga ricerca tra i tanti paesi fantasma dell’Italia meridionale. Alla fine la scelta del regista è caduta su Apice Vecchia, un borgo sospeso nel tempo a pochi chilometri da Benevento abbandonato a seguito dei terremoti del 1962 e del 1980. Tutto è immobile, tra le macerie. C’è una piazza deserta i resti di insegne a memoria di un’epoca che non esiste più: “Biliardi”, “Salone”. La decisione di ambientare in un paese realmente abbandonato a causa del terremoto ha restituito un effetto di grande realismo, al punto che pare di sentire l’eco di tempi lontani tra le ferite che riaffiorano tra le erbacce e nell’intimità violata delle vecchie abitazioni. Mezzapesa ha dichiarato più volte il fascino che i paesi abbandonati suscitano in lui, ma non è l’unico regista ad esserne folgorato.

Il centro storico di Roscigno (SA), parte del Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, iniziò a svuotarsi nel 1902 a seguito di due ordinanze del genio civile che obbligavano la cittadinanza a trasferirsi a Roscigno Nuova per il pericolo di frane. Nel 2010 Mario Martone ha girato qui alcune scene del suo film sul Risorgimento Noi Credevamo.

Spostandoci più a sud, in provincia di Matera, ritroviamo Craco. Abbandonato nel 1963 dopo una disastrosa frana, conserva intatta un’atmosfera d’altri tempi, per questa ragione il borgo ha stregato numerosi registi. Nel 1979 Francesco Rosi vi girò alcune scene di Cristo si è fermato a Eboli: le case in pietra, la roccia calcarea, le stradine strette e ripide, gli scalini a picco, dominati dalla torre normanna e un castello del XII secolo restituivano una scenografia perfetta per rappresentare il paese degli anni Trenta dimenticato dalla civiltà dove Carlo Levi scontò la condanna al confino. Anni dopo, nel 2004, Mel Gibson l’ha utilizzato come macabro sfondo per la scena finale della sua Passione, il suicidio di Giuda.

Civita di Bagnoregio, soprannominato “la città che muore”, si trova nella Valle dei Calanchi, nel viterbese. Raggiungibile attraverso un ponte pedonale, si erge su un colle tufaceo minato alla base dall’erosione continua di due torrenti che scorrono nelle valli sottostanti, unita all'azione delle piogge e del vento. Entrare a Civita, dove risiedono ancora pochissime famiglie, è come immergersi in un’altra dimensione, ed è questa la sensazione che devono aver provato Steno quando nel 1962 vi girò I due colonnelli, con Totò, Alberto Sironi, che nel 2009 ne colse l’atmosfera da fiaba per immergervi il suo sceneggiato Pinocchio, Alice Rohrwacher quando l’ha trasformato nell’Inviolata per Lazzaro Felice (2018) premiato all’ultimo Festival di Cannes.

La storia dell’antico borgo di Consonno, frazione del comune di Olginate (LC) ha dell’incredibile. Il progetto di un industriale brianzolo l’avrebbe trasformata in una sorta di tempio del divertimento, la Las Vegas italiana, mandando via i 300 abitanti e buttando giù i pochi edifici per far posto a costruzioni dalle forme più strambe. Una speculazione edilizia che, nel 1976, provocò una frana trasformandolo in un paese fantasma. Vi resta solo una chiesetta con l'annessa casa del cappellano e il cimitero. In compenso il borgo ha ispirato film e spot televisivi: nel 1998 Davide Ferrario vi girò alcune scene del suo Figli di Annibale.

I continui smottamenti e frane costrinsero gli abitanti ad abbandonare, tra il 1962 e il 1963, Il vecchio centro di Balestrino, nel savonese. La popolazione ricostruì il paese più a valle, ma il borgo rivisse grazie al cinema: tra le stradine ammutolite, le abitazioni deserte e le rovine di un castello che domina il paesaggio, rinacque come Capricorn’s Village nel film Inkheart - La leggenda di cuore d'inchiostro.

Quelli sopra citati sono solo pochi esempi di opere di ogni genere, dal drammatico allo storico al fiabesco, che hanno toccato questi borghi di cui lo stivale è disseminato da Nord a Sud, per la sua natura morfologica o per l’intervento scellerato dell’uomo. Sono luoghi che conservano un’aurea di magia, la cui memoria è mantenuta viva spesso per iniziativa di singoli, i tanti Elia d’Italia che non si rassegnano a perdere le proprie radici, e di associazioni che cercano di farne rivivere le tradizioni. Il turismo è il risultato di una costante opera di recupero di questi borghi, che la forza del cinema, spesso, ha contribuito a rendere immortali.

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