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‘Ketticè’, il coming of age nella Palermo del 2012 a Locarno 79

09-08-2026 Vania Amitrano Tempo di lettura: 6 minuti

Porta al 79° Locarno Film Festival una Palermo popolata di adolescenti e fatta di quartieri diversi e stratificazioni sociali livellati solo dal comune senso di smarrimento e dalla ricerca di distrazioni dei ragazzi che li abitano, Ketticè, secondo film di Giovanni Tortorici (Diciannove, 2025), vede protagonisti due sedicenni del 2012 per un coming of age aggressivo, eppure, al tempo stesso fresco e tenero.

Ketticè

È il 2012, Giulio, sedicenne figlio unico di una famiglia più che benestante, vive a Palermo e frequenta un liceo privato. Ama il calcio e il divertimento con gli amici, ma quando la sua fidanzata - letteralmente all’improvviso - lo lascia, Giulio cerca nelle distrazioni più forti il modo per nascondere le sue delusioni sentimentali, la sua difficilissima relazione con i genitori e le frustrazioni scolastiche. È qui che incontra Ketty, una sua coetanea di provenienza più popolare e per questo forse dai modi assai più sbrigativi e irruenti delle ragazze che solitamente Giulio frequenta, ma capace di una genuinità spontanea e disinvolta verso la vita che attrae il ragazzo. Tra i due si crea un’amicizia esclusiva cementata dalla passione per le droghe leggere, che porterà entrambi i ragazzi a vivere un momento di sbandamento forte e al tempo stesso di crescita e scoperta.

Con Ketticè voglio proseguire l’esplorazione del mondo giovanile iniziata con Diciannove, offrendo un ritratto maturo e complesso di due adolescenti, Giulio e Ketty, sullo sfondo di una Palermo inedita segnata dalla decadenza dell'aristocrazia e dell'alta borghesia e dal fascino per i modelli popolari”, spiega Tortorici.

La Palermo di Ketticè

Non è la solita città criminale che spesso viene rappresentata al cinema; la Palermo di Ketticè (scheda film) è un luogo fatto di mondi, quartieri e livelli sociali diversi che si unificano però tutti sotto il comune denominatore dei problemi adolescenziali di ragazzi e ragazze come tutti gli altri alle prese con le prime fondamentali esperienze: amicizie importanti, disillusione verso la formazione scolastica, incomunicabilità con i genitori, prime delusioni d’amore e desiderio di provare esperienze forti.

C’è il quartiere della Palermo bene in cui Giulio abita in una palazzina antica in un appartamento che ricorda gli antichi fasti di una nobiltà ormai decaduta. C’è una Palermo più popolare, fatta di case piccole e anguste; e c’è poi una Palermo più degradata fatta di palazzoni tutti uguali i cui cortili sono abitati insieme da bambini che giocano a pallone e spacciatori.

Ketticè riesce però ad appianare ogni differenza sotto il racconto di un unico malessere, quello adolescenziale, dal quale ogni ragazzo e ragazza cerca di sfuggire quasi allo stesso modo. Lontano da storie di mafia e di criminalità vera, l’esperienza di Giulio e Ketty tocca su più aspetti lo smarrimento dei due giovani un po’ come fa il loro peregrinare attraverso la città a bordo della minicar di lui.  

Gli adolescenti della Palermo del 2012

Questi ragazzi vanno a scuola, studiano a casa nelle loro camerette, ma genitori e professori non li vedono davvero. La loro vera vita si svolge per strada, tra pari tutti ugualmente alla ricerca di esperienze di vita. Il bar, la discoteca, la piazzetta e il parco in cui si incontrano i bravissimi giovani interpreti di Ketticè sono luoghi in cui i personaggi sfogano le loro frustrazioni e cercano; cercano di capire se stessi e gli altri anche in modi sbagliati che passano dalle botte alle droghe.  

Ho deciso di ambientare la storia nel 2012: un’epoca di immobilismo politico, anestesia culturale e primi impatti pervasivi dei social network. La storia vuole mettere in luce un abisso generazionale insanabile, causato da famiglie incapaci di comunicare e da una scuola che mortifica gli studenti. In questo contesto, i giovani cercano una via di fuga nella trasgressione, come l'uso di droghe leggere e il rifiuto della cultura, finendo però per cadere in una nuova forma di omologazione e conformismo”, prosegue il regista e sceneggiatore.

Prodotto da Luca Guadagnino, Ketticè cerca di offrire “una finestra da cui osservare, cercare di capire ed empatizzare con le nuove generazioni, affrontando temi universali e contemporanei come l'identità sociale, il fascino per la violenza e l'impatto dei media”, dice Tortorici, andando al di là della specifica geografia urbana in cui è ambientato.

Ketticè, una coproduzione Italia Francia, è prodotto da Luca Guadagnino, Annamaria Morelli, Agustina Costa Varsi, Francesco Melzi D’Eril, Gabriele Moratti, Marco Morabito, Massimiliano Orfei, Luisa Borella, Davide Novelli, David Zerat, Ilan Amouyal, Adrien Dassault. Una produzione Frenesy Film Company, The Apartment, società del gruppo Fremantle, PiperFilm, Memo Films in collaborazione con Rai Cinema e in collaborazione con First Pictures. Il film uscirà nelle sale il 3 settembre e dal 27 agosto in anteprima nei cinema della Sicilia distribuito da PiperFilm .

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