La piccola regione dalle alte montagne | Italy for Movies

La piccola regione dalle alte montagne

(a cura di Andrea Gropplero - materiali Cinecittario: Archivio Luce)

La Valle d’Aosta è la più piccola delle regioni italiane, quella con le vette montane più alte d’Europa e gode di autonomia speciale. L’intera regione confina con la Francia, la Svizzera e il Piemonte, conta poco più di 130 mila abitanti e vanta alcune delle località sciistiche più famose del mondo. Proprio queste ultime hanno richiamato storicamente le grandi produzioni per realizzare i film con ambientazioni alpine. Residenza delle vacanze dei Savoia, la Valle d’Aosta esprime una gastronomia molto raffinata, dove le differenze tra la cucina popolare e quella aristocratica sono evidenti più che da altre parti.

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Le location

Cervino
Regione: Valle d'Aosta Tipologia: Montagne Territorio: montagna
Forte di Bard
Regione: Valle d'Aosta Tipologia: Museo Territorio: centro storico, collina, montagna

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Casanova 70

Casanova 70 (1965), di Mario Monicelli, racconta la storia di Andrea Colombetti (Marcello Mastroianni), maggiore dell’esercito italiano, distaccato alla Nato e grande seduttore. La conquista delle fanciulle diventa per il maggiore una vera ossessione che lo porterà a consultare uno psicanalista (Enrico Maria Salerno) il quale gli consiglierà una vacanza. Il maggiore Colombetti si recherà in Svizzera (che in realtà è la Valle d’Aosta), ma la situazione non migliorerà, anzi. Troveremo Mastroianni appollaiato su un tetto di lose intento a corteggiare una fanciulla affacciata a un lucernaio. Le lose sono le classiche tegole che ricoprono i tetti valdostani, e danno il loro nome anche a un formaggio tipico, di forma piatta, come le tipiche coperture di questa regione; tegole si chiamano anche i caratteristici biscotti della Valle d’Aosta, ma probabilmente questo il maggiore Colombetti non lo sa.

Resta memorabile la scena che vede insieme Marcello Mastroianni e il regista de La grande abbuffata (1973) Marco Ferreri nei panni di un conte, la cui moglie progetta di ucciderlo e chiede la complicità del suo amante Mastroianni. L’organizzazione dell’omicidio avviene durante un signorile pranzo nel giardino della villa di Ferreri, dove la moglie ha alterato l’equilibrio di una pesante palla di pietra sul terrazzo proprio sopra la sedia del marito. Sulla tavola imbandita vi sono due papere in ceramica e convivialmente Ferreri taglia delle fette di uno sformato, probabilmente una terrine di canard. La terrine di canard non è un piatto leggero e leggera non lo è nemmeno la palla di pietra che cade, in seguito allo sbattere di una porta, sulla testa del povero Ferreri, uccidendolo; da lì cominceranno i veri guai di Mastroianni.



 
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Un colpo all’italiana - © Paramount

Un colpo all’italiana

Lo scenario delle Alpi valdostane, da Saint Vincent a Courmayeur, oltre ad essere una delle mete turistiche preferite dalla jet society, è stato anche uno dei set preferiti dagli anni Quaranta ad oggi dei colossal d’avventura, come 007 Goldfinger o Avengers Age of Ultron.

Ian Fleming, l’autore dei romanzi di James Bond, era un appassionato dello sci e dell’alpinismo e un grande frequentatore di queste località fin dall’adolescenza, evidentemente non l’unico inglese ad amare lo scenario delle montagne della Valle d’Aosta. Infatti la spettacolare corsa in auto lungo la strada tra le alpi con cui si apre uno dei 40 film inglesi più importanti secondo il British Film Institute: Un colpo all’italiana (The italian job, 1969), di Peter Collinson, è ambientata proprio sulla strada che conduce a Courmayeur.



 
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Monte Bianco - Courmayeur

Quelli della montagna

Quelli della montagna (1943) è decisamente un film del regime fascista, sostenuto dal Ministero della Cultura Popolare, non è però un film enfatico, di pura propaganda dell’ottimismo di regime, forse perché è supervisionato e scritto da Alessandro Blasetti che volle affidarne la regia al suo assistente e co-sceneggiatore dei suoi ultimi film: Aldo Vergano, intellettuale antifascista.

Il film, quasi interamente girato in Valle d’Aosta, sulle montagne sopra Courmayeur, racconta di un avvocato torinese, appena sposato che viene richiamato nel corpo degli alpini per essere inviato al fronte. La moglie lo seguirà, ma la dura vita della guerra li allontanerà momentaneamente. La faticosa vita della guerra di montagna, porta gli alpini a vivere come unico momento di sincera spensieratezza e convivialità il rancio, anche se si tratta di un semplice brodo di erbe e radici, con un poco di carne.



 
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Toma di Gressoney

Breve storia della cucina valdostana

La cucina valdostana, come ci è stata tramandata dai menù conservati negli archivi, riguarda sostanzialmente i ceti più alti, con cibi spesso mutuati dalle tradizioni sabaude, francesi e svizzere, la cucina popolare invece è profondamente autarchica, usa cioè quasi esclusivamente i prodotti del territorio come il cavolo, l’orzo, il pane di segale (cereale utilizzato in sostituzione del frumento), i formaggi di latte bovino e caprino, la selvaggina cotta in civet, con l’uso di vino rosso, di spezie ed erbe e il maiale, la cui lavorazione consentiva di realizzare i prodotti che aiutavano a passare i rigidi inverni montani. Un certo rilievo storico ha sempre avuto anche l’allevamento del bestiame bovino, con razze autoctone tra cui spicca la pregiatissima pezzata rossa valdostana.

In questo particolare contesto culinario, che fa il paio con quello geografico, sono evidenti le relazioni e le affinità con le regioni transalpine limitrofe: la Savoia, l’Alta Savoia e il Vallese. Se mais e segale sostituiscono il frumento e servono per realizzare polenta e pane, l’olio è quasi completamente sostituito dal burro e da altri grassi di origine animale e vegetale mentre la presenza del riso nella gastronomia della val di Cogne è evidentemente dovuta all’influenza piemontese.

Le varie influenze culturali – e di conseguenza gastronomiche – che caratterizzano la Valle d’Aosta sono evidenti nelle chiese, nei castelli, nei monumenti romani disseminati lungo la Via Francigena e sono testimoniate nel bilinguismo italiano-francese che fa parte della storia regionale e sulla persistenza di altri idiomi quali il franco-provenzale e il walser.



 
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Fonduta valdostana

La fonduta alla valdostana

La leggenda vuole che un frate priore del Cinquecento, per aggirare la regola che vietava di mangiare il formaggio nei giorni di quaresima, lo abbia trasformato con l’aggiunta di rossi d’uovo, burro e latte in quel fantastico piatto che chiamiamo fonduta, ottenendo il placet del clero per il suo consumo anche in tempo di quaresima. Sulla paternità di questo piatto per secoli vi è stata una diatriba con la francese fondue, ma la Valle d’Aosta, grazie all’impiego nella realizzazione del piatto del suo formaggio più famoso e più prestigioso - la fontina valdostana DOP, è riuscita ad ottenere la paternità della ricetta per la fonduta valdostana. La fontina è un formaggio a pasta semicotta prodotto con latte intero degli alpeggi, in cui originariamente veniva anche prodotta (fino a 2.500 metri di quota). In base al periodo in cui viene prodotta, il sapore della fontina cambia con sfumature differenti che variano a seconda del foraggio, dei fiori e delle erbe con cui è alimentato il bestiame che produce il latte utilizzato.

Ancora oggi la fonduta valdostana viene servita nella sua versione più autentica, caldissima e con dadini di pane, ma possiamo gustarla anche in altre varianti, magari abbinandola ai funghi, oppure con il tartufo, ottenendo un piatto prelibato, questa ricetta che proponiamo è tratta dall’Associazione Italiana Food Blogger.

Ingredienti:

  • 400 g di fontina valdostana, matura ma non stagionata, al netto degli scarti
  • 4 tuorli d’uovo, a temperatura ambiente
  • 250 ml di latte intero
  • 30 g di burro

Preparazione:

  1. Tagliare la fontina in tanti piccoli pezzi e metterla a bagno nel latte per almeno un paio d’ore.
  2. Mettere a scaldare a bagnomaria il recipiente in cui si farà la fonduta, con 30 g di burro: quando questo sarà sciolto, unire il formaggio scolato, con 2-3 cucchiai del latte, e iniziare a mescolare, meglio se con una frusta. Il bagnomaria deve essere dolcissimo e il composto deve appena fremere.
  3. Quando il formaggio sarà completamente fuso e inizierà a filare, aggiungere il primo tuorlo: amalgamarlo bene al formaggio con la frusta, poi unire il successivo e proseguire così aggiungendo il successivo solo dopo che sarà incorporato il precedente al composto.
  4. Assaggiare e aggiustare di sale.

Servire subito.



 
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Casanova 70 - © CG Entertainment

Ricetta per un trailer fai da te sulla cucina e il cinema in Valle d’Aosta

Per chi volesse realizzare un trailer fai da te su La piccola regione dalle alte montagne, proponiamo questo gioco, dando le indicazioni di entrata e di uscita dai film. Basterà usare un qualunque programma di montaggio ed inserire sulla time-line i dati dei film che vi proponiamo di seguito ed in pochi minuti il gioco sarà fatto.

Scaricate il titolo di Casanova 70

unite al minuto 01h.39.33 e tenetelo fino al minuto 01h.43.36

scaricate il titolo di Quelli della montagna

unite al minuto 19.48 e tenetelo fino al minuto 20.28.

aggiungete il cartello “Fine”

Gustatelo in compagnia e, se non li avete ancora visti, guardate i film.



 
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