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'Rosebush Pruning', il vuoto affettivo della borghesia nel film ispirato a Bellocchio

14-02-2026 Carmen Diotaiuti Tempo di lettura: 5 minuti

BERLINO – Un thriller familiare disturbante, che rielabora in chiave contemporanea I pugni in tasca di Marco Bellocchio, tra i titoli più attesi del Concorso: Rosebush Pruning, del regista e sceneggiatore brasiliano-francese-algerino Karim Aïnouz, che l'ha scritto insieme a Efthymis Filippou, lo sceneggiatore di Yorgos Lanthimos (Kinds of Kindness, Il sacrificio del cervo sacro, The Lobster), di cui si riconosce l'impronta. Il risultato è un ritratto satiricamente esagerato di una famiglia ricchissima e profondamente infelice, che inizia a sgretolarsi quando emergono segreti e violenze emotive rimosse.

Legati in maniera ossessiva alla moda, i componenti della famiglia adorano e collezionano abiti, acquistati per pura ostentazione, come fossero gioielli. Nei loro rapporti familiari ambigui e labili va in scena tutta l’ipocrisia e il vuoto affettivo della borghesia, attraverso le interpretazioni di un cast di altissimo profilo, a partire da Callum Turner, Riley Keough, Jamie Bell, Elle Fanning e Pamela Anderson, qui nei panni di una madre ribelle che scompare fingendosi morta, per seguire il suo vero amore:

“Essere colei che fugge dalla propria famiglia, dai propri figli biologici, è stata una scoperta dolorosa. Ho pensato molto ai tempi in cui viviamo: molti giovani ereditano ricchezza e superficialità. Interpretare questo personaggio è stato particolarmente interessante perché era gay e aveva uno spirito ribelle, cosa che rendeva eccitante la sua rappresentazione”, ha detto l’attrice.

Immagini forti e taglienti, esplicitamente amorali, riflettono la frattura intima dei personaggi: “Nei miei copioni ci sono violenza e scene che possono risultare provocatorie - ha sottolineato lo sceneggiatore Efthymis Filippou - non sono, però, lì per scioccare. Quando si prova a descrivere l’essere umano e la vita, non si possono evitare certi elementi. Non è una questione di provocazione, ma di rappresentazione dell’umanità”.

L’ispirazione a ‘I pugni in tasca’ di Bellocchio

Nel raccontare la genesi del film Karim Aïnouz parla del legame con I pugni in tasca (1965) di Marco Bellocchio cui Rosebush Pruning è esplicitamente ispirato. Per il regista il capolavoro di Bellocchio è stato il punto di partenza per esplorare nuovi temi legati alla famiglia, al patriarcato e alla ribellione: “Rivedere il film di Bellocchio è stato come guardare i fratelli Grimm sotto acido. Ho pensato: come possiamo portarlo al livello successivo? Una sfida complicata, allo stesso tempo eccitante e intimidatoria: come fare qualcosa ispirato a un autentico capolavoro?”

Il film di Bellocchio esplorava la rivoluzione e il cambiamento, continua il regista, era il 1965, quindi c’era un forte senso di esplosione. Io ho fatto alcuni cambiamenti perché volevo parlare di patriarcato e della famiglia tradizionale, come ad esmpio inserire il personaggio del padre cieco al posto della madre. 

Karim Aïnou: l’importanza del sostegno pubblico al cinema

Il film è una coproduzione tra Italia, Germania, Spagna e Regno Unito (Match Factory Productions, The Apartment, Kavac, Sur-Film, Crybaby Films, Mubi, Rai Cinema, Metafilms, Anna Films, In Bloom, con il sostegno di Film und Medienstiftung NRW, Medienboard, German Federal Film Board. A rimarcare l’importanza del finanziamento pubblico al cinema come garanzia di libertà creativa e artistica, Karim Aïnou, che si dice fermamente convinto che sia qualcosa di fondamentale da proteggere e valorizzare:

“Viviamo in un’epoca in cui la censura e i giudizi politici su ciò che facciamo sono estremamente pericolosi, soprattutto in alcuni Paesi. Per questo il sostegno pubblico che abbiamo ricevuto per realizzare questo film è stato straordinario. È fondamentale poter continuare a esprimerci nel modo che riteniamo giusto. Questo film dimostra quanto il finanziamento pubblico sia essenziale. Non stiamo solo facendo qualcosa per il pubblico: per arrivare a quel risultato abbiamo bisogno di essere accompagnati da strumenti come i fondi cinematografici". 

Vengo da un Paese in cui il cinema non esisterebbe senza il sostegno pubblico, aggiunge il regista. "Ricordo che agli inizi, nei miei film brasiliani, comparivano moltissimi loghi nei titoli di testa. In alcuni festival qualcuno rideva, “Perché tutti questi loghi?”, e io rispondevo: quelle istituzioni dietro ai loghi non mi hanno mai chiesto cosa stessi facendo. Hanno semplicemente sostenuto il progetto, per questo ci sono”.