Tra amori incompiuti, il tempo che passa e una Roma che rimane sullo sfondo eterna e senza tempo, in anteprima alla Festa di Roma a e nelle sale a marzo con Fandango l’opera seconda di Michela Cescon, Desiderio, interpretata da Enrico Borello e Romana Maggiora Vergano. Prodotto da Lumière & Co. con Rai Cinema il film è tratto dall’omonimo romanzo di Giorgio Montefoschi. Il percorso che ha condotto a Desiderio, come racconta Cescon, nasce dal teatro e dalla ricerca sulla letteratura italiana. Dopo aver portato in scena La donna leopardo di Alberto Moravia, la regista si è avvicinata agli autori post-moraviani, scoprendo il romanzo di Montefoschi. Il libro è diventato il punto di partenza per un’opera autonoma, in cui la materia letteraria si intreccia con la sensibilità personale della regista. “Desiderio mi dava la possibilità di lavorare su tre cose che mi ossessionano ormai da parecchio tempo: il tempo, la relazione fra le persone e lo spazio”.
La dimensione temporale non è soltanto un elemento narrativo. È una presenza malinconica che modifica il modo in cui i personaggi guardano se stessi e gli altri.Il film parte dalla fine degli Anni ’80 per raccontare l’incontro e l’attrazione tra Matteo e Livia, diversissimi per indole e classe sociale. Si conoscono durante gli anni dell’università, si amano, poi prendono strade diverse. Quando si rincontrano dopo anni, si ritrovano a fare i conti con un legame rimasto sospeso: il passato torna a confrontarsi con il presente e con la distanza tra le scelte fatte e ciò che avrebbe potuto essere. In Desiderio, il sentimento amoroso non è una promessa di felicità né una strada necessariamente destinata a un approdo. È una forza che riemerge, mette in crisi le certezze e costringe i protagonisti a interrogarsi sulle proprie responsabilità. Livia e Matteo non possono semplicemente tornare a essere quelli di un tempo. Gli anni trascorsi hanno modificato le loro vite, ma non hanno cancellato ciò che li unisce. Il loro incontro riapre una possibilità e, insieme, rende inevitabile il confronto con tutto ciò che è cambiato.
Al centro della tensione amorosa c’è soprattutto lo sguardo: quello con cui una persona cerca nell’altra qualcosa che sente di non avere. “Livia e Matteo si guardano, ed è in quello sguardo il segreto del film, uno sguardo che intercetta nell’altro ciò che non possiede, ciò che gli manca”, sottolinea Cescon. Il desiderio diventa così una forza che non si lascia controllare. “La verità è che senza desideri siamo niente, ma il desiderio è anarchico, impossibile da rinchiudere, da mettere al sicuro”.
Le riprese del film si sono svolte a Roma dal 25 febbraio al 27 marzo 2026, per un totale di 30 giorni. La lavorazione ha coinvolto una troupe locale di 57. La capitale accompagna i protagonisti dalla giovinezza all’età adulta, offrendo una cornice a una relazione segnata dalla distanza, dai ritorni e dalle occasioni perdute. (consulta la scheda SUL SET per i dettagli)
Romana Maggiora Vergano interpreta Livia, fukcro del film. Una donna libera, contraddittoria e difficile da incasellare. Il personaggio non teme di mostrarsi fragile, ma conserva una forte autonomia e una vitalità che attraversa le diverse fasi della sua vita.
“Livia è una donna decisamente libera, che non ha paura di contraddirsi, di mostrarsi fragile e allo stesso tempo forte, in grado di bastare a se stessa. Quindi è molto moderna e piena di colori”. Per descriverla, l’attrice ricorre a immagini legate alla natura e al movimento: “È un elemento della natura: è vento, è ape, è musica. È tantissime cose diverse contemporaneamente, è incontenibile e quindi, mi viene da dire, indefinibile allo stesso tempo”.
Per prepararsi al ruolo, Maggiora Vergano ha dovuto imparare a convivere con le zone d’ombra del personaggio, rinunciando alla necessità di ricostruirne ogni aspetto biografico. “Ho capito che forse, per riuscire a restituire una vibrazione di questo personaggio così particolare, di questa donna così irriverente e inafferrabile, era necessario per me non sapere tutto”. Una scelta che ha favorito un’interpretazione più istintiva, sensoriale e presente. “Ho cercato di abitare un luogo nella maniera più autentica possibile e quindi di usare il mio corpo come un vero strumento percettivo, sia dello spazio sia delle anime che incontra, e non come una gabbia, un limite, un ostacolo”.
L’attrice riconosce anche una differenza personale rispetto a Livia: “Io sono molto più controllata, ho bisogno di tenere sotto controllo tutti gli aspetti della mia vita. Il destino e il caso proprio li fuggo, mi fanno molta paura”. Proprio il lavoro sul personaggio, però, le ha permesso di esplorare una libertà diversa. “Michela credo abbia visto in me qualcosa che probabilmente c’è dentro e che aveva voglia di uscire. Questa Livia mi ha decisamente liberata”.