Una storia senza tempo, in cui ognuno sceglie e, scegliendo, definisce se stesso. Alla Festa del cinema di Roma L’ora di tutti di Stefania Rocca, tratto dall’omonimo romanzo sul sacco dei Turchi ad Otranto nel 1480 di Maria Corti, tra le voci più originali della critica e della narrativa del Novecento che ha fatto della pluralità dei punti di vista il centro della sua scrittura. Nei suoi testi la storia si frammenta in una costellazione di voci, rivelando la relatività della verità e della memoria.
“Ho letto il libro di Maria Corti e la storia mi interessava perché volevo riportare alla luce una vicenda forse anche poco conosciuta: gli Ottomani che nel 1480 arrivano a Otranto e i civili, gli abitanti della comunità, che rimangono e scelgono di difendersi, di non sottomettersi, di non diventare schiavi, di non scappare”, ha detto Stefania Rocca qui al suo esordio dietro la macchina da presa.
Una vicenda storica che la regista ha voluto sottrarre a una ricostruzione tradizionale in costume per restituirle un significato universale: “Ci ho visto la contemporaneità, ed è per questo che ho creato un film di contaminazione, togliendo il tempo. Non è un film in costume del 1480, ma un film senza tempo, dove ci sono elementi che non ti portano mai in un'epoca ben definita, proprio per creare un archetipo di quella storia, che è anche la contemporaneità che viviamo oggi”.
La vicenda di Otranto non è soltanto la ricostruzione di una resistenza storica. È un racconto sulle scelte, sulla libertà, sulla responsabilità individuale e sul rapporto tra persona e comunità. Al centro rimane la domanda che dà significato al titolo: che cosa accade quando arriva il momento in cui ciascuno deve scegliere? “L’ora di tutti è per me l’istante in cui non è più possibile rimandare una scelta. È il momento in cui, scegliendo, definiamo chi siamo", ha aggiunto la regista che ha cercato per il film un linguaggio capace di attraversare il tempo, affidandosi alla contaminazione tra cinema, danza e memoria collettiva.
L'opera reinterpreta il testo letterario rendendolo una narrazione contemporanea che mette al centro la forza delle comunità che non accettano di soccombere al più forte. L’obiettivo non è soltanto raccontare un episodio del passato, ma interrogarsi sulla capacità degli individui e delle comunità di resistere, scegliere e assumersi la responsabilità delle proprie decisioni. Nel film un unico evento si ricompone attraverso prospettive diverse, trasformandosi in un mosaico di coraggio e paura, visioni individuali che diventano racconto collettivo. Il racconto mette in relazione due movimenti apparentemente opposti. Idrusa, la giovane donna protagonista interpretata da Alice Pagani, rifiuta i codici della comunità a cui appartiene, rivendicando il diritto di scegliere la propria vita. Quella stessa comunità, di fronte all’invasione, rifiuta a sua volta di piegarsi alle condizioni imposte dal nemico. La scelta individuale e quella collettiva finiscono così per specchiarsi: entrambe nascono dalla necessità di decidere a cosa non si è disposti a rinunciare.
Il film, prodotto da Ora One Production e Louis Nero film è stato girato interamente in Salento per oltre 5 settimane di set, da inizio settembre a fine ottobre 2025, con una troupe composta da 47 professionisti.
In un tempo indefinito, una flotta nemica si avvicina a Otranto, città di confine fra Oriente e Occidente. La comunità che ci vive è costretta a fare una scelta: fuggire come i soldati delle truppe di difesa, sottomettersi agli ordini dell’invasore o combattere per la propria libertà. Idrusa, la giovane protagonista, che ha già scelto di ribellarsi ai codici tradizionali per affermare la propria identità qualche tempo prima, si ritrova a fare da collante tra i membri di una comunità spiazzata dall’assedio. Mentre i pescatori salgono sulle mura per improvvisarsi soldati che difendono la città e le donne si rinchiudono in cattedrale per resistere, tra dimensione intima e destino collettivo, “L’ora di tutti” racconta la convergenza di differenti scelte di disobbedienza per non rinunciare alla libertà.
La ricerca di un linguaggio cinematografico lontano dagli schemi tradizionali riguarda anche la mesa in scena delle battaglie, rappresentate attraverso la danza, che racconta la violenza mediante il movimento e le vibrazioni di corpi che si scontrano, che cadono. La danza diventa così una forma di racconto che non illustra semplicemente la lotta, ma ne restituisce tutta la sua tensione fisica, attraverso il contatto e la vulnerabilità dei corpi.
La coreografia è stata realizzata con il Teatro alla Scala di Milano, coinvolgendo gli allievi dell’Accademia e il coreografo Freddy Franzutti, presente sul set. Accanto alla danza classica compare anche la capoeira, utilizzata per accentuare la fisicità e la violenza di alcuni passaggi, soprattutto quelli che riguardano le donne.
Il coinvolgimento degli interpreti è stato, secondo la regista, uno degli aspetti più significativi dell’esperienza: "Devo dire che si sono messi tutti in gioco ed è stata una bellissima esperienza". L'ora di tutti è interpretato da Alice Pagani, Simone Coppo, Eleonora De Luca, Ignazio Oliva, Giulia Petrungaro con Alessio Boni, Dalila De Marco Lorenzo Scalzo, Vincenzo Palazzo, Elena Micchiché e con la partecipazione di Timofej Andrijashenko e dell’étoile Nicoletta Manni.