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Sergio Castellitto angelo custode in ‘Cambiare l'acqua ai fiori’

20-10-2026 Carmen Diotaiuti Tempo di lettura: 3 minuti

Tre milioni di copie vendute e oltre una trentina di traduzioni, sono i numeri del successo planetario di Cambiare l'acqua ai fiori, il fortunato romanzo di Valérie Perrin che ha conquistato un pubblico vastissimo e che arriva ora sul grande schermo nell'omonima trasposizione di Jean-Pierre Jeunet (Il favoloso mondo di Amélie). Una coproduzione Francia-Italia, prodotta dall'italiana Palomar con 2425 Films, in anteprima alla Festa del Cinema di Roma (Grand Public) e nelle sale italiane dal 5 gennaio 2027 con Lucky Red.

Nel film, ambientato in un piccolo cimitero in Borgogna di cui la protagonista Violette (Leïla Bekhti) diventa custode, Sergio Castellitto veste i panni di Sasha, precedente custode che accompagna la protagonista verso l’elaborazione del suo profondo dolore personale e verso il risveglio emotivo, come un autentico angelo custode:

"Ho amato moltissimo il mio personaggio, leggero ma tragico - sottolinea l’attore e regista. - La sfida consisteva nel trovare la misura giusta tra la tragedia della sua vita, l’ironia e quella capacità di attraversare l’esistenza senza lasciarsi definire soltanto dalla sofferenza. Ho sempre adorato Jean-Pierre Jeunet, che ha una grande qualità: quella di saper maneggiare con grande sapienza il dramma, il melodramma, con un tocco di surrealismo e di leggerezza. È davvero un maestro in questo".

Rispetto alla trasposizione cinematografica del romanzo: “Se c'è una cosa che mi può essere riconosciuta, è una certa competenza rispetto a film tratti da libri - osserva Castellitto riferendosi al sodalizio con la moglie Margaret Mazzantini - . So quanto sia difficile mettere in scena un libro, soprattutto se ha avuto un grande successo. Spesso succede che magari da libri mediocri si ottengono bellissimi film, oppure da libri straordinari si ottengono dei film piuttosto banali. Invece Jeunet è riuscito a nascondersi in qualche modo dentro al libro, e la riuscita dell'opera è, secondo me, veramente formidabile".

Castellitto nella sua parte di riprese ha condiviso il set in un cimitero, luogo che nell’immaginario comune rimanda alla tristezza e al raccoglimento, ma che si è trasformato in un’esperienza di leggerezza e di complicità per l'intera troupe. L’attore lo racconta con divertimento, ricordando soprattutto il clima umano che si è creato sul set e la possibilità di conoscere e condividere il lavoro, oltre che con Leïla Bekhti anche con Matthias Schoenaerts, interprete che ammira molto: "Ci abbiamo passato una settimana che di per sé sembrerebbe una roba triste. Invece ci siamo molto divertiti, siamo stati molto complici, ed è stato molto bello anche aver conosciuto Matthias, un attore che ammiro moltissimo”. Perchè, ricorda Castellitto, "i film non è importante soltanto farli, sono importanti anche i ricordi che ti porti a casa". E i suoi, sottolinea, sono parecchio belli.