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Berlino: 'The Red Hangar', il conflitto tra dovere e umanità nel Golpe in Cile

13-02-2026 Carmen Diotaiuti Tempo di lettura: 11 minuti

BERLINO - Un thriller latino-americano ispirato a eventi reali, che si addentra nel cuore del mondo militare durante il colpo di stato del 1973 in Cile, per indagare la tensione tra dovere istituzionale e responsabilità individuale. The Red Hangar, diretto dal cileno Juan Pablo Sallato, qui al suo esordio alla regia di un lungometraggio di finzione, è in anteprima a Berlinale Perspectives, la sezione dedicata ai debutti e alle nuove voci. Il film, basato sul libro Disparen a la Bandada di Fernando Villagrán Carmona, arriverà nelle sale italiane con I Wonder Pictures.

Girato in un sofisticato bianco e nero, The Red Hangar esplora il funzionamento interno del mondo militare durante le dittature degli anni Settanta con una narrazione contenuta, intima e, insieme, profondamente politica, che mette in luce un uomo intrappolato nella macchina del potere, nel momento esatto in cui la Storia lo obbliga a scegliere da quale parte stare. “Il bianco e nero è stato quasi una scelta iniziale – sottolinea il regista - Nel libro si racconta che dopo il colpo di Stato tutto sembrava diventare in bianco e nero. Mi è sembrata un’immagine potentissima. Il bianco e nero diventa un’analogia del chiaroscuro morale di quelle decisioni e dei “grigi” della psicologia umana. Volevamo entrare nel mondo militare non attraverso una caricatura del male assoluto, ma cercando proprio quelle zone grigie”.

I militari che si opposero al Golpe: una storia mai raccontata

Santiago del Cile, 11 settembre 1973. Mentre il colpo di Stato militare si diffonde in tutto il Paese, il capitano Jorge Silva - ex capo dell’Intelligence dell’Aeronautica - riceve un ordine che cambierà per sempre la sua vita: trasformare l’Accademia dell’Aeronautica, dove ora addestra giovani cadetti, in un centro di detenzione e tortura. Convinto che l’orrore sarà di breve durata, Silva cerca di restare ai margini. Ma l’arrivo del colonnello Jahn - un vecchio rivale che torna con un potere senza controllo e conti in sospeso - lo costringe ad affrontare non solo il suo passato, ma anche le sue convinzioni più profonde. Mentre i camion iniziano a riempire l’hangar di prigionieri e il potere diventa sempre più brutale, Silva si ritrova intrappolato in un bivio impossibile: la disobbedienza potrebbe costargli la vita, e pure l’obbedienza.

“I progetti sono strani: cerchi storie, ti avvicini a diverse idee, e poi improvvisamente ce n’è una che ti cattura e ti ossessiona", ha detto Juan Pablo Sallato a proposito della sua ispirazione per il progetto. "In questo caso ciò che ci ha colpito è stato il punto di vista inedito da cui raccontare la storia recente del nostro Paese, che ancora oggi ci segna: quello degli ufficiali e sottufficiali che si opposero al golpe o non furono d’accordo con la dittatura, e le conseguenze che subirono. Questa è una storia che in Cile non è stata raccontata nella finzione. Esiste nei documentari, nei libri, nella letteratura, ma non nel cinema di finzione".

La tensione tra individuo e istituzione

Ambientato durante il colpo di Stato militare in Cile nel 1973 il film mette al centro un capitano alle prese con un dilemma morale: obbedire all’istituzione o seguire la propria coscienza. “Il film si concentra sull’urgenza del 10 e dell’11 settembre 1973, è il momento in cui la barbarie si istituzionalizza: arrivano gli ordini e occorre eseguirli. Da un giorno all’altro devi fare del male a un vicino, accettare quell’ordine. Questo interpella lo spettatore e lo costringe a chiedersi: Io, al suo posto, chi sarei?"

C’è anche la tensione tra l’individuo e l’istituzione: sei una persona, ma sei anche un militare inserito in un sistema, e nel mondo militare la catena di comando è assoluta. "Un civile non lo comprende fino in fondo: in quel contesto si deve obbedire", rimarca Sallato. Il gesto di rottura del protagonista è a maggior ragione profondamente contraddittorio: tradisce l’istituzione, ma non vuole tradire la propria etica e la propria umanità. "Questo conflitto è il cuore del film", aggiunge.

Nicolás Zárate: la pressione intima della decisione

Nicolás Zárate - The Red Hangar (Hangar Rojo)

Ineccepibile la performance dell’attore cileno Nicolás Zárate nei panni del capitano Jorge, ufficiale dell’aeronautica realmente esistito durante il golpe del 1973, torturato dai suoi stessi commilitoni. “Spesso pensiamo che le decisioni siano semplici, che basti scegliere il bene invece del male. Ma non sappiamo quale pressione viva chi deve decidere in quel momento”.

Zárate parla anche di un lavoro sul personaggio fatto di studio e accoglienza di nuove prospettive: “Provengo da una famiglia di sinistra e ho parenti che sono stati perseguitati dalla dittatura. Per me il concetto di militare è sempre stato sinonimo di barbarie, violenza, malvagità. Dopo la dittatura le forze armate in Cile sono rimaste fortemente polarizzate, ma all’epoca esistevano i militari costituzionalisti, cioè quelli che seguivano la Costituzione, che imponeva di difendere il popolo cileno, qualunque fosse il presidente.  Chi fece il golpe, con l’aiuto degli Stati Uniti, arrivò a uccidere i propri commilitoni. Conoscevo le storie più note, ma leggendo il libro ho scoperto che furono centinaia i militari torturati dai loro stessi compagni.

Questo mi ha costretto a rivedere il concetto di forze armate e cambiare prospettiva sul concetto di milizia, inteso come servizio onorevole. Anche chi è stato torturato mantiene un certo rispetto per l’istituzione. È qualcosa che faccio fatica a comprendere, ma che mi ha permesso di restituire umanità e sensibilità ai personaggi”.

La coproduzione Cile- Argentina- Italia: “un dono”

Il film, che è stato anche post prodotto a Roma, è una coproduzione Cile- Argentina- Italia, con un ruolo rilevante della componente produttiva italiana, rappresentata da tre produttori toscani. Accanto al produttore di maggioranza cileno Villano Producciones e ai partner argentini Brava Cine e HD Argentina, la coproduzione italiana è affidata a Rain Dogs (Valentina Quarantini e Marco Luca Cattaneo), Berta Film (Stefano Mutolo, Raika Khosravi e Carolina Pezzini) e Caravan, tutte realtà con base a Firenze, attive da anni nello sviluppo e nella produzione di cinema d’autore e progetti a forte contenuto culturale.

Una collaborazione che il regista definisce un dono: “Credo che oggi, per il cinema indipendente, il modo per andare avanti sia unire le forze tra Paesi diversi, per riuscire a portare avanti le storie e mantenere una linea editoriale convincente. In questo senso l’Italia è stata un grande partner. Siamo molto grati a Berta, Caravan e Raindogs: sono stati generosi, hanno fatto propria la storia. È una storia universale, e l’hanno compresa fino in fondo”.

Rispetto alle origini della collaborazione con i produttori italiani il regista racconta: “Vengo dal documentario e avevo una serie che si chiamava La cultura del sexo le cui vendite sono state seguite da Berta Films. Ci conosciamo da molto tempo, e abbiamo avuto modo di parlare del progetto che è parso loro molto interessante. Mi hanno, poi, messo in contatto anche con Raindogs, e da lì è iniziato tutto. Abbiamo partecipato al fondo di coproduzione minoritaria e l’abbiamo vinto. È stato tutto molto rapido e fluido: in meno di un anno siamo qui a presentare il film”.

Le musiche originali dell’italiana Audio Bottega

Le musiche, che intervengono a rimarcare la tensione emotiva della narrazione, sono dello studio di produzione musicale Audio Bottega, con sede a Milano. “La musica è stata sviluppata a distanza, su impulso dei produttori italiani, sono loro che hanno trovato i compositori giusti. È stato un lavoro molto fluido, molto sensibile. Non li ho ancora incontrati di persona, ci siamo conosciuti solo online. Sono toscani, molto delicati e precisi nel loro approccio, mi piace il tono del che hanno dato al film”.

Il libro di Fernando Villagrán Carmona, Disparen a la Bandada

The Red Hangar ( Hangar Rojo)

 

La brillante sceneggiatura Luis Emilio Guzmán è basata sulla cronaca autobiografica Disparen a la Bandadadi Fernando Villagrán Carmona, giornalista e scrittore cileno, ex ufficiale della Fuerza Aérea de Chile, che ha vissuto in prima persona la repressione interna alle Forze Armate dopo il golpe del 1973. Il suo libro sviluppa il quadro di una storia senza precedenti, quella degli ufficiali e dei sottufficiali dell'aeronautica cilena (FACH) che si opposero al colpo di stato militare, subendo per questo da parte dei loro stessi commilitoni una brutale repressione, i cui dettagli erano stati tenuti nel più stretto segreto e dimenticati.

Gli eventi narrati nel libro si sviluppano a partire dall'incontro casuale dell'autore con il capitano dell'aeronautica cilena Jorge Silva, che, ventotto anni prima, aveva salvato Felipe Agüero, un amico e compagno, da un'esecuzione sommaria. Emerge così, supportata da una rigorosa ricerca giornalistica, una storia drammatica e commovente di cui il pubblico, all'epoca, aveva avuto solo una comprensione superficiale attraverso le informazioni distorte fornite dalla stampa controllata dal regime in merito al procedimento della corte marziale intitolato "Contro Bachelet e altri".

Il libro è stato pubblicato inizialmente nel 2002 e, dopo un ampliamento dell'indagine sugli eventi e sui loro protagonisti in uniforme, è stato ripubblicato nel 2013, in concomitanza con il 40° anniversario del colpo di stato civile-militare del 1973.