BERLINO - Heysel 85 della regista belga-rumena Teodora Ana Mihai, in anteprima a Berlinale Special Gala, mette in scena una ferita profonda e mai rimarginata nella storia sportiva, in cui l’Italia fu suo malgrado protagonista: la drammatica strage allo stadio Heysel di Bruxelles del 1985, quando la violenza degli hooligans scoppiò prima della finale della Coppa dei Campioni tra Liverpool e Juventus, causando la morte di 39 persone, di cui 32 italiani, e oltre 600 feriti. La colpa dell'incidente - i cui danni maggiori furono causati del crollo di una tribuna - fu attribuita ai tifosi del Liverpool, ma altri elementi rimangono come ombre sullo sfondo di quella che oggi appare come una tragedia evitabile, a partire dalla fatiscenza dello stadio scelto per una finale così "calda", e la scarsa presenza di polizia in loco, nonostante precedenti episodi di violenza dei tifosi inglesi.
Il film – una coproduzione Belgio, Paesi Bassi, Germania sviluppata con il supporto di MEDIA- Creative Europe – si concentra sulla dimensione umana del disastro: al centro ci sono le vittime e le loro famiglie, i sopravvissuti e i soccorritori.
La regista, che ricostruisce le decisioni che hanno circondato quella fatale e tragica finale, sottolinea come il film non sia un biopic ma è solo ispirato a quei fatti, di cui intende dare una lettura umana prima che politica:
"È un film politico, ma prima di tutto è un film umano - dice - Rivisitare la storia è sempre importante per me, perché se non lo facciamo, siamo destinati a ripetere gli stessi errori. In molti modi, questo film è molto contemporaneo nella sua problematicità: il politico contro i cittadini, la responsabilità personale che tutti noi abbiamo, che può sembrare insignificante, ma in realtà ogni piccolo gesto, ogni piccola azione o ribellione è la prima pietra per il cambiamento".
I personaggi del film - Marie, addetta stampa e anche figlia del sindaco; Luca, giornalista e pure membro di una famiglia in pericolo - sono divisi tra coscienza privata e ruolo pubblico che ricoprono, e mentre il caos si diffonde nello stadio, si trovano ad affrontare la complessa lotta tra dovere professionale, lealtà familiare e responsabilità morale. "Penso che molti di noi sperimentino questa tensione nella vita quotidiana - aggiunge -. Quando la storia si sta svolgendo, non è sempre facile trovare il proprio posto dalla parte giusta. Questo interrogarsi, questo continuo mettere in discussione, secondo me, è fondamentale".
Recitato in olandese, inglese, francese e buona parte italiano, tra gli interpreti di Heysel 85 Paolo Calabresi nei panni del Ministro del Lavoro italiano (nel film con un nome diverso rispetto al ministro dell’epoca, Gianni De Michelis). Il Ministro si spese perché la partita non si giocasse, cosa che invece assurdamente fu fatta. La partita si giocò per paura di ulteriori disordini, e terminò con il risultato di 1-0 per la Juve, che si laureò per la prima volta campione d'Europa, con un goal di Platini e una Coppa insanguinata che ha segnato la storia della squadra e del calcio.
Nei panni del personaggio protagonista il belga Matteo Simoni, che recita perfettamente in italiano per l'intera pellicola: "Sono un italiano di quarta generazione, i miei nonni sono arrivati in Belgio negli Anni ’20. Ho realizzato il mio primo lungometraggio dieci anni fa in questa lingua. Per quel progetto, sono andato in Italia per lavorare davvero sulla lingua, e l’ho fatto di nuovo per questo ruolo - ha detto - La prima volta che ho letto la sceneggiatura sono stato davvero felice: ero contento di rituffarmi nelle mie radici. Non è stato facile, il copione prevedeva quei lunghi monologhi che riportavano la partita di calcio, ma ho lavorato sodo Mi sono sentito libero e felice, pur sentendomi anche responsabile nei confronti della comunità italiana in Belgio".
Non è la prima volta che la drammatica vicenda di quella finale viene portata sul grande schermo. In Appuntamento a Liverpool (1988) Marco Tullio Giordana immagina la giovane protagonista assistere a quella partita in compagnia del padre, ucciso sotto ai suoi occhi dalla furia di un hooligan, e dopo tre anni decidere di partire per Liverpool alla ricerca dell’assassino, per ucciderlo con le sue mani.