VENEZIA – Il cinema italiano come luogo di incontro, industria culturale, strumento di promozione dell’identità nazionale e, soprattutto, presidio di libertà. È questo il filo conduttore degli interventi che hanno accompagnato l’inaugurazione dell’Italian Pavilion a Venezia, con il taglio del nastro da parte del Ministro della Cultura Alessandro Giuli e del Sottosegretario alla Cultura Lucia Borgonzoni.
Tra i rappresentanti istituzionali intervenuti il Presidente di Cinecittà Antonio Saccone ha sottolineato il ruolo di Cinecittà come punto di riferimento per il settore. Un luogo descritto come un vero e proprio cuore pulsante del cinema italiano, dove professionisti e istituzioni si incontrano, si confrontano e costruiscono nuove opportunità. Nel corso dell’incontro è stato inoltre rivolto un riconoscimento al lavoro degli uomini e delle donne di Cinecittà e al loro impegno nel sostenere il cinema italiano non soltanto in occasione della Mostra di Venezia, ma più in generale durante tutto l’anno.
Il Presidente della Fondazione La Biennale di Venezia, Pietrangelo Buttafuoco, ha evidenziato la complementarità tra il lavoro di Cinecittà e quello della Biennale. Se Cinecittà ha storicamente il compito di sostenere l’industria cinematografica italiana, la Biennale rappresenta uno dei principali luoghi attraverso cui l’Italia si racconta al mondo. Venezia, ha ricordato Buttafuoco, diventa ogni anno il punto di incontro dell’industria cinematografica internazionale e il luogo in cui si interpreta lo zeitgeist, lo spirito del tempo.
Nel suo intervento, il Ministro Alessandro Giuli ha insistito sulla necessità di considerare il cinema contemporaneamente come industria, cultura e spazio di libertà. Per il ministro, il compito delle istituzioni è creare le condizioni perché il cinema possa continuare a innovare e produrre valore, mettendo insieme “catena del valore industriale, immaginazione, organizzazione e libertà”. Il cinema, ha aggiunto, rappresenta un presidio di libertà e cultura, ma anche una filiera economica e industriale capace di generare sviluppo e occupazione. Richiamando Walter Benjamin, Giuli ha definito la cinematografia uno strumento capace di aprire una nuova dimensione della coscienza.
Tra le notizie positive richiamate dal ministro c’è la designazione di Martin Scorsese alla presidenza onoraria dell’Accademia del Cinema Italiano - Premi David di Donatello. Giuli ha definito la nomina un riconoscimento straordinario per il prestigio e la tradizione del cinema italiano. Scorsese, ha ricordato, rappresenta un ponte naturale tra la cultura cinematografica italiana e quella americana, oltre a essere testimonianza della capacità del nostro cinema di proiettarsi oltre i confini nazionali. La nomina viene quindi letta anche come un segnale di apertura internazionale e come un ritorno alla vocazione originaria del cinema italiano: non chiudersi in se stesso, ma confrontarsi con il mondo.
Ampio spazio è stato dedicato alla riforma della disciplina del cinema e dell’audiovisivo. Giuli ha ricordato che un testo condiviso è stato approvato all’unanimità dalla Commissione Cultura della Camera ed è ora all’esame dell’Aula. L’obiettivo, ha spiegato, è semplificare e riorganizzare il sistema, dando risposte alle richieste provenienti dai diversi comparti della filiera. Tra le proposte citate figurano una maggiore razionalizzazione del sistema del credito, due finestre temporali annuali per l’accesso alle misure di sostegno e la possibile istituzione di un’Agenzia per il cinema e l’audiovisivo. Il ministro ha sottolineato in particolare il valore del lavoro parlamentare condiviso, indicando la riforma come un possibile punto di svolta per il settore.
Sul fronte economico, Giuli ha ricordato le risorse recuperate e i nuovi stanziamenti destinati al Fondo Cinema e Audiovisivo. Numeri che, ha sottolineato, devono essere letti senza enfasi ma che rappresentano comunque una base concreta sulla quale costruire le politiche future. Dietro i numeri, ha ricordato, ci sono migliaia di persone: lavoratori, attori, tecnici, artisti e maestranze che costituiscono la parte spesso meno visibile della filiera cinematografica.
Nella parte conclusiva, il Ministro ha collegato il ruolo del cinema al contesto internazionale, segnato da guerre, nuove divisioni e una crescente domanda di libertà e cultura. Da qui l’appello a preservare il confronto anche quando le posizioni sono molto distanti. Critica, autocritica e confronto aspro, ha osservato, sono possibili proprio perché si vive in un sistema libero. Il ministro ha quindi richiamato la responsabilità culturale delle istituzioni e dell’intero settore, con una frase destinata a sintetizzare il senso del suo intervento: “Da una disfatta militare ci si può riprendere. Da una disfatta culturale non ci si riprenderà mai”. La conclusione è stata affidata a un richiamo alla pluralità e alla libertà: “Dobbiamo continuare, con le nostre mille benedette contraddizioni, a rappresentare la libertà”.