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Cinecittà per i produttori italiani: strumenti, strutture, facilitazioni. Presto la proposta commerciale dedicata

06-09-2026 Car.Di Tempo di lettura: 9 minuti

VENEZIA - C’è una parola che torna più volte nel confronto dedicato a 'Cinecittà per i produttori italiani': casa. Casa del cinema italiano, ma anche luogo di produzione, laboratorio, infrastruttura industriale, spazio di sperimentazione e, soprattutto, partner per i produttori. Una “Cinecittà aperta", come recita il titolo del panel che si è tenuto all’Italian Pavilion di Venezia che è stato l'occasione di un confronto prezioso su possibilità e iniziative concrete per facilitare la produzione italiana all’interno dei grandi studi cinematografici di Cinecittà. Con la volontà di rendere gli Studios sempre più accessibili anche ai produttori italiani attraverso prezzi differenziati, pacchetti di servizi, post-produzione, nuove tecnologie e un rapporto più stretto con l’intera filiera. L’obiettivo, ha sottolineato l'Amministratore delegato di Cinecittà Manuela Cacciamani, è quello di definire entro l’anno una proposta di carattere commerciale rivolta a produzioni che abbiano dei budget diversi da quelli internazionali. "In Italia ci sono produzioni medio-grandi con budget diversi, progetti importanti di produttori solidi, con autori e sceneggiature bellissime, che devono comunque contare sul fatto che l’unica casa italiana, che è Cinecittà, può e deve poterle ospitare".

Dopo il saluto inaugurale del presidente di Cinecittà Antonio Saccone, e l’intervento introduttivo del Sottosegretario alla cultura Lucia Borgonzoni - che ha ricordato i progressi strutturali, tra nuovi teatri di posa, infrastrutture, tecnologie, portati a Cinecittà negli ultimi anni grazie all’attenzione del Ministero e anche ai cospicui investimenti del PNRR - l’AD Manuela Cacciamani ha aperto il tavolo di confronto assieme ai relatori: Maria Pia Ammirati – Direttrice Rai Fiction, Federica Lucisano – Amministratore delegato Lucisano Media Group, Alessandro Usai – CEO No Name Entertainment, Benedetto Habib di Indiana Production.

"Una delle novità che vogliamo mettere in atto per dire agli organizzatori generali in primis, e ai produttori esecutivi, che possono venire a Cinecittà, è che noi siamo a disposizione per dare un contributo già in fase di preparazione”, ha detto l’AD Manuela Cacciamani‘, che ha rimarcato anche la recente costruzione di nuovi teatri di posa, per un totale di 25, di diverse misure, e un aumento della capacità produttiva degli Studi del 60%. "La nostra idea è quella di tenere due linee di produzione: i teatri più grandi per le produzioni di volume superiore; e invece prendere tutti quei teatri storici che ben conoscete e inserirli in un regime calmierato che possa essere di conseguenza inclusivo per chi ha progetti con budget diversi. L’obiettivo nei confronti dei progetti più piccoli è quello di costruire delle proposte a pacchetto: voi venite a Cinecittà e seguite da noi, a titolo di esempio, anche la post-produzione, le ricostruzioni, il teatro, e concordiamo un pacchetto".

Alessandro Usai, CEO No Name Entertainment, ha raccontato di "un progetto che vede Cinecittà protagonista. È una storia ambientata alla fine della Seconda Guerra Mondiale, ispirata a un fatto vero e ben testimoniato dall’archivio dell’Istituto Luce: un pezzo di Cinecittà, con Roma colpita dai bombardamenti di San Lorenzo, divenne una sorta di campo profughi. Dentro i teatri di posa, nel Teatro 5 e altri, le scenografie vennero usate per costruire case temporanee che però non erano finte: erano vere e ospitavano delle persone. Lo sceneggiatore e regista del progetto è Massimiliano Bruno. Con Manuela Cacciamani abbiamo fatto un lavoro importante già dalla fase di sceneggiatura: il lavoro diverso che si può fare con uno studio a 360 gradi come Cinecittà è non fare l’affittacamere o prendere i servizi e basta. Qui abbiamo bisogno degli Studi anche dal punto di vista creativo".

Federica Lucisano — Amministratore delegato Lucisano Media Group ha ricordato come proprio a Cinecittà abbia iniziato a lavorare nel cinema, ricordando gli incontri col maestro Fellini e il set de Il tassinaro di Alberto Sordi – prodotto dal papà Fulvio Lucisano – con l’arrivo per due memorabili scene di Fellini e di Giulio Andreotti. Entrando nel merito del panel ha dichiarato: “Cinecittà è la casa degli italiani: iconica a livello internazionale, ma soprattutto per noi. Sono molto emozionata dalla possibilità di tornare a Cinecittà, anche se non ho ancora un progetto pronto. Quando è stata annunciata la volontà di far tornare a girare le produzioni italiane sono stata la prima ad applaudire, perché si deve necessariamente trovare una composizione economica che consenta anche alle produzioni medio-piccole di trovare casa a Cinecittà.”

Benedetto Habib — Indiana Production ha commentato: “Ogni volta che si parla di andare a lavorare a Cinecittà, la reazione immediata è ‘sì, ma Cinecittà è troppo cara’. Vi invito a partire proprio da qui per cambiare la narrazione, cominciando a dire che Cinecittà può non essere cara. Con qualche differenziazione… Spesso nelle nostre produzioni non abbiamo bisogno di dimensioni dei teatri così ampie, e teatri più piccoli con un sistema di prezzi diverso sono assolutamente interessanti. Quello di cui abbiamo sempre sofferto è la mancanza di un’offerta inclusiva: ‘insieme al teatro ti do le costruzioni, i costumi, una filiera completa a condizioni di prezzo che discuteremo’. Se restiamo in questa logica del calmierato, anche il costo dell’affitto del teatro viene compensato. Servono pacchetti davvero differenziati per tipologia di film.

Cinecittà può essere un utilissimo strumento di sostegno per le opere più difficili, che spesso sono le opere prime. Sarebbe bellissimo aprire una stagione con questo tipo di progetti, magari mettendo i ragazzi in formazione su professioni come le costruzioni e i costumi a lavorare su queste produzioni a budget più basso, per non distrarre le altre maestranze".

Maria Pia Ammirati, Direttrice Rai Fiction ha ricordato il protocollo d’intesa siglato tra Rai e Cinecittà per garantire che Rai, insieme all’intera filiera della produzione indipendente italiana, possa e debba accedere a Cinecittà. “Perché Cinecittà non è solamente Studios: non entri solo nello Teatro, hai la post-produzione, l’archivio, competenze che non si trovano da nessun’altra parte. La qualità di Cinecittà fa sì che il produttore dica ‘io mi trovo benissimo qua’, per i tecnici, per la qualità dello studio, per la qualità audio-video. Il vero tema di Cinecittà sarà aiutarci a investire nella giusta misura, altrimenti resta sempre quella soglia che non passi perché ‘mi costa un po’ troppo’. Cinecittà costa perché è una realtà altamente professionale, che dà molto di più degli altri studi sparsi nel mondo dove si può spendere meno. Noi stiamo aiutando i produttori nella scelta degli studi, della post, dell’archivio. L’esempio massimo è Sandokan, forse l’evento più importante della televisione italiana degli ultimi dieci anni, passato anche attraverso Cinecittà perché c’era bisogno di quella professionalità, di quelle tecniche, di quegli studi.”

In chiusura l’AD Cacciamani ha annunciato un prossimo appuntamento, a ottobre, dove presentare ufficialmente alle associazioni e produzioni una proposta commerciale complessiva dedicata alla produzione di audiovisivo italiano negli Studi. Concludendo: ‘Queste sono giornate che possono passare inosservate, ma che in realtà forse sono il giorno zero di un cambiamento’.