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'Un po' di luce' di Ali Asgari e il legame con il cinema italiano

11-09-2026 Vania Amitrano Tempo di lettura: 6 minuti

VENEZIA - Il suo legame con il cinema italiano è forte, il regista iraniano Ali Asgari ha studiato al DAMS di Roma e da allora i suoi film risentono spesso di questa influenza. Per realizzare Un po’ di luce (A Bit of Light), presentato in Concorso alla 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e coprodotto dalle italiane Zoe Films e MeMo Films, Asgari racconta di essersi lasciato ispirare tra gli altri anche da Tre piani di Nanni Moretti e dal linguaggio neorealista di Cesare Zavattini.

Realismo, gusto nell’assaporare le piccole gioie quotidiane e la capacità di attraversare il dolore e la tragedia senza perdere l’attaccamento alla vita sono gli elementi che hanno spinto Asgari a realizzare il suo quinto film di finzione. Un po’ di luce è una delicata opera cinematografica che condensa nella semplicità di una narrazione dolce e intima tutto il dramma umano e politico di un Paese intero in rivolta e in guerra.

Un po’ di luce

Dopo le suggestioni, un po’ morettiane e un po’ alleniane, di Divine Comedy (2025), anch’esso presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, Asgari parte dal tema del suicidio per realizzare Un po’ di luce. Nel film Arash, un medico iraniano, ha deciso di togliersi la vita. La sua scelta arriva dopo essere stato arrestato e radiato dall’albo per aver soccorso nel suo studio alcuni giovani rivoltosi feriti durante le proteste popolari del gennaio del 2026, mentre Trump minaccia di bombardare il Paese.  Prima di farlo però Arash decide di sistemare ciò a cui tiene, il suo gatto e le sue piante, e di trascorrere un'ultima giornata con i suoi familiari più stretti per prepararli alla sua scelta.

Il contesto è fortemente drammatico, eppure il film lascia che la tragedia faccia da sottofondo ad un racconto che si tinge di toni fortemente sentimentali, ma mai melensi, e di una leggera ilarità con cui riesce a scherzare anche delle sciagure.

Asgari, Un po’ di luce e il cinema italiano

C’è un grande legame tra me e il cinema italiano. Sono cresciuto con il neorealismo, ho visto tanti film quando ero bambino che hanno ispirato poi il mio cinema. La situazione che abbiamo noi oggi in Iran è molto vicina al momento del dopoguerra raccontato nel cinema neorealista. Quel cinema, con registi come Zavattini, cercava di cogliere tutti i momenti della vita quotidiana della gente nel modo più semplice possibile. Così anche io in Un po’ di luce cerco di raccontare nel modo più semplice possibile le cose che succedono. Ci sono anche registi di oggi, maestri come Nanni Moretti, che per me rappresentano sempre una grande risorsa. Questo film trae grande ispirazione da Tre piani”, dice Asgari intervistato a Venezia.

Partendo dal tema del suicidio e leggendo il titolo del film, già si rivela l’ossimoro semplice su cui si fonda la pellicola: di fronte ad un dramma che dovrebbe spingere alla morte, proprio nelle piccole manifestazioni più ordinarie la vita continua ad farsi presente.  

Così nell’arco di una giornata il protagonista di Un po’di luce si trova ad attraversare oggetti, persone, strade e luoghi visceralmente attaccati alla vita proprio in virtù di quella dimensione semplice e quotidiana. Le piante di cui desidera disfarsi lo circondano inondandolo di una energia immobile eppure vitale. I suoi cari lo accompagnano e si lasciano accompagnare mentre il dolore che vivono per lui non impedisce loro portare avanti le proprie vite ordinarie. Persino il suo gatto si aspetta di essere nutrito ancora una volta da lui come ogni giorno. E mentre la guerra incombe, i bombardamenti sembrano imminenti, basta un po’ di scotch alle finestre per provare a sentirsi al sicuro e proseguire la vita.

Arash pare determinato nella sua scelta e di fatto nessuno dei suoi tre fratelli cerca di imporgli di cambiare decisione, semplicemente questi si limitano ad accompagnarlo in quel suo ultimo giorno con la grazia naturale di chi condivide un’intimità semplice, mostrandogli, forse involontariamente, quella vita in cui la sua assenza peserebbe enormemente.

Così Asgari senza scadere mai in un retorico linguaggio didascalico, racconta la tragedia di un Paese devastato dalla crisi, minacciato dalla guerra e quasi privato di ogni speranza, ma lo fa con la delicatezza di chi non si arrende, di chi sa che continuare ad apprezzare la vita è già in sé un atto politico, di chi riesce a stupirsi e a stupire anche per la gioia di riuscire a condividere ancora un’altra fetta di melone con i propri cari, mentre fuori tutto rischia di collassare.

Prodotto per l’Italia da Zoe Films, Un po’ di luce ha per protagonista Misagh Zareh (Il seme del fico sacro) ed è stato scritto dal regista insieme a Shadmehr Rastin, candidato all’Oscar per la sceneggiatura di Un semplice incidente di Jafar Panahi. Il film uscirà al cinema in Italia il 1° ottobre con Teodora Film.