Condividi

Adriano Giannini sopravvissuto e testimone in ‘Ritorno a Buenos Aires’ di Marco Bechis

11-09-2026 Monica Sardelli Tempo di lettura: 6 minuti

VENEZIA - Ritorno a Buenos Aires di Marco Bechis, selezionato in Concorso alla 83ª Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, è una coproduzione Italia, Brasile, prodotto da Fandango, 39Films, Karta Film, 34 Filmes, con Rai Cinema. Sarà al cinema con Fandango a partire dal 17 settembre.

Nel cast, Adriano Giannini, Ana Celentano, Veronica Gerez, Olivia Nuss, Adrian Fondari, Marcelo Chaparro e Paula Cohen. La fotografia è di Fabrizio La Palombara, il montaggio di Jacopo Quadri, le scenografie sono di Mario Scarzella e i costumi di Sara Giovene.

Di cosa parla ‘Ritorno a Buenos Aires’

Negli anni Settanta un gruppo di giovani attivisti viene arrestato dai militari che, in Argentina, hanno instaurato una feroce dittatura militare. Mariano Guerra è uno di loro.

Nel 2008 l’uomo, ormai adulto, vive a Torino e viene chiamato a testimoniare contro gli stessi militari che lo sequestrarono, torturarono e resero schiavo negli oltre due anni di detenzione. È titubante, non vorrebbe partire, ma alla fine, spinto dall’insistenza di sua figlia, decide di intraprendere questo percorso. Tra continui flashback, quello che sembrerebbe uno dei tanti disperati (e fortunati) sopravvissuti, si scopre un uomo che porta dentro di sé la propria zona d’ombra: piegato dalla tortura, parlò denunciando i suoi compagni. E i compagni non lo hanno dimenticato.

Trailer

Bechis, che visse in prima persona l’esperienza del carcere clandestino a Buenos Aires nel 1977 (da cui aveva tratto spunto per il film del 1999 Garage Olimpo), spiega l’urgenza del suo racconto: “non è il percorso all’indietro, cioè tornare agli anni Settanta per ricostruire quello che è successo in Argentina, l’urgenza nasceva dalla questione contemporanea, cioè da quanto sta succedendo oggi in Europa e nel mondo: quanti sono i sopravvissuti a Gaza o in Ucraina o nei paesi in conflitto dell’Africa, e quanti pochi riescono ad essere testimoni. Il percorso che va dal sopravvissuto che diventa testimone di fronte ad un tribunale legittimo che condanna i crimini di guerra è il pezzo che volevo raccontare ed è la storia di questo film, al di là della ricostruzione delle vicende successe in quegli anni in Argentina. Quindi ho un po’ astratto la parte storica e mi sono concentrato su questo breve percorso: come un sopravvissuto diventa testimone”.

Adriano Giannini, nei panni del protagonista, porta sul suo volto tutti i tormenti, il rimorso, i traumi mai superati che lo portano ad abbassare la testa nei confronti del suo torturatore anche decenni dopo la sua liberazione. I suoi sentimenti sono contrastanti: gli è riconoscente per aver avuta salva la vita o lo odia per averlo umiliato e costretto a piegarsi? Il processo che ne segue, i luoghi ritrovati all’esterno e all’interno del carcere, i ricordi che riaffiorano, gli incontri con gli ex compagni di prigionia e con la figlia di una donna che non ce l’ha fatta, provocheranno in lui un cambiamento. quel moto di orgoglio che 33 anni prima aveva sepolto con un solo scopo, la sopravvivenza, lo spingerà a diventare un testimone.

Il mio è un personaggio che chiaramente attraversa un mondo interiore colmo di conflitti, paure, vergogna, senso di colpa. Era talmente tanto e troppo che non ho sentito l’esigenza di dovermi preparare prima, guardando testimonianze o studiando quanto successo in quegli anni. Non riuscivo a dare una forma a tutto questo attraverso troppi ragionamenti, ma avevo a disposizione Marco che questa materia la conosce molto bene. Un mese prima di iniziare le riprese ho visitato con lui i vari luoghi di detenzione e tortura a Buenos Aires. Quello che ho cercato di prendere in quei giorni e in quei luoghi l’ho colto attraverso il suo sguardo, quello che lui ripercorreva, sentiva, vedeva e ricordava. I suoi occhi sono stati la mia porta di accesso al personaggio. Una costruzione che ha richiesto un impegno più istintivo ed empatico” racconta il Giannini a proposito del percorso di costruzione del suo Mariano Guerra.

Le riprese tra il Brasile e Torino. Location e cast di Ritorno a Buenos Aires

Ritorno a Buenos Aires è stato scritto dallo stesso Bechis con la figlia Vijaya Bechis Boll ed è stato girato fra novembre 2025 e gennaio 2026 tra il Brasile (Porto Alegre) e il Piemonte, in particolare a Torino, dove sono state utilizzate come location l’aula bunker del Carcere delle Vallette - Casa Circondariale Lo Russo Cutugno, in cui sono ambientate le scene del processo contro i militari argentini, e il quartiere San Salvario per alcune scene in esterna.

Percorrere questo viaggio con Marco ci ha permesso di entrare nella sua vita, provare le sue emozioni. In questo film che si chiama Ritorno a Buenos Aires non c’è alcuna ripresa in Argentina, è come un film fatto in esilio” ha commentato il produttore Alfredo Federico di 39Films.

News correlate

Tutte le news