Sette mesi di riprese - tra Roma, Pavia e Torino e con il deserto americano ricostruito in una location misterosa -, una storia da portare avanti dopo il successo della prima stagione e una quantità di musica ancora maggiore da affrontare. Nord Sud Ovest Est – La leggendaria storia degli 883, nasce con una sfida precisa: raccontare l’epico finale della band degli 883 entrando ancora più a fondo nella storia di Max Pezzali e Mauro Repetto, nella loro amicizia, nelle loro fragilità e nella trasformazione di un fenomeno musicale in una vera e propria leggenda. A raccontare il nuovo capitolo della serie - in arrivo dal 9 ottobre su Sky - il creatore Sydney Sibilia, qui regista del primo episodio (gli altri portano la firma di Alessio Lauria, Simone Godano e Alice Filippi) e i due protagonisti, Elia Nuzzolo e Matteo Oscar Giuggioli, rispettivamente Max Pezzali e Mauro Repetto, in un confronto speciale a tre, disponibile su Sky dal 20 settembre, che restituisce soprattutto il lavoro necessario dietro un progetto così ambizioso.
Uno degli elementi centrali resta la capacità della storia di parlare a generazioni diverse. Gli anni raccontati sono quelli Novanta, con mode, abitudini e linguaggi che cambiano progressivamente, ma le emozioni dei personaggi rimangono riconoscibili. Le dinamiche possono essere diverse rispetto a quelle di oggi, ma le frustrazioni, le aspettative, l’amicizia e il desiderio di trovare il proprio posto nel mondo sono sentimenti che, come spiegano durante l’incontro, non appartengono a una sola epoca. Anche la ricostruzione degli anni Novanta ha richiesto una certa libertà narrativa. Il passaggio dagli anni Ottanta ai Novanta, infatti, non avviene improvvisamente allo scoccare di una data. Nella vita reale le persone non cambiano guardaroba il primo gennaio di un nuovo decennio. E in provincia, a Pavia, questo passaggio è stato ancora più graduale. Per questo la serie ha scelto di spostare leggermente in avanti l’estetica di alcuni momenti, facendo respirare già nel 1992 un’atmosfera più vicina al 1993. Una sorta di piccolo stratagemma narrativo, necessario per rendere più immediatamente riconoscibile il decennio senza tradire la progressione della storia.
Il secondo capitolo arriva con un peso particolare: quello delle aspettative. La serie era stata pensata fin dall’inizio come un racconto articolato in due stagioni, come racconta Sibilia. Le linee narrative erano già state individuate, così come molte delle idee per gli episodi. “Ma il successo della prima stagione ha inevitabilmente modificato il modo di affrontare la seconda. La sensazione di dover confermare quanto fatto in precedenza è diventata, in qualche modo, parte stessa della storia”. Così il lavoro produttivo sulla seconda stagione ha seguito un curioso parallelismo con la vicenda della band raccontata nei nuovi episodi. Da una parte gli 883 alle prese con la necessità di confermare il proprio successo, dall’altra una produzione chiamata a dimostrare che il risultato della prima stagione non era irripetibile: “Nella seconda stagione entra anche l’ansia da prestazione legata al secondo album: il primo successo può essere considerato un caso, ma il secondo deve dimostrare che non lo è stato. È una pressione che accomuna i protagonisti della storia e noi che, contemporaneamente, stavamo realizzando la serie”.
Il lavoro sulla seconda stagione è stato quindi ancora più minuzioso. La prima parte della storia lasciava maggiore spazio alla costruzione della leggenda: il primo album emerge, le canzoni iniziano a farsi strada e arrivano al pubblico quasi da sole. Per il secondo album, invece, gli 883 sono già famosi. “Esistono più eventi documentati, più riferimenti da rispettare e quindi anche più paletti narrativi da seguire”.
È una delle ragioni per cui la serie sceglie di andare oltre la semplice celebrazione. “La leggenda viene progressivamente umanizzata. Le decisioni dei protagonisti, comprese quelle che hanno segnato la fine dell’avventura comune, vengono ricondotte a motivazioni personali e sentimentali”. Mauro, per esempio, non è semplicemente il personaggio che a un certo punto se ne va: dietro quella scelta ci sono ragioni umane che la serie prova a raccontare con maggiore profondità. La difficoltà, del resto, è anche quella di spiegare un’amicizia così particolare. Una delle dimensioni più interessanti del racconto nasce proprio dall’incapacità dei protagonisti di dirsi fino in fondo ciò che provano, ed è proprio questa dimensione a rendere la storia particolarmente adatta al formato seriale. “Gli elementi che hanno trasformato gli 883 in una leggenda non possono essere racchiusi in una spiegazione semplice: hanno bisogno di tempo, episodi e sviluppo. La seconda stagione, anche per questo, assume un tono più adulto. I personaggi sono cresciuti, sono più consapevoli e la narrazione può soffermarsi maggiormente sulle loro emozioni”.
Il tema della leggenda attraversa anche una riflessione sul rapporto con il presente e con il mito rappresentato in tempo reale sui social network. Oggi, osservano, è più difficile che nascano le leggende nello stesso modo: "Tutto viene pubblicato online e si conoscono gli eventi quasi in tempo reale. Allora c’era più spazio per il mistero, per le versioni raccontate dagli altri e per tutto ciò che poteva accadere lontano dagli occhi del pubblico".
Se la prima stagione aveva già richiesto un importante lavoro musicale, la seconda alza ulteriormente l’asticella. Le canzoni del secondo album hanno un ruolo fondamentale e, accanto a queste, entrano anche altri brani rappresentativi di quel periodo e alcune canzoni legate agli album successivi.
La musica nella serie non è però soltanto colonna sonora. Gli interpreti devono cantare, e farlo dal vivo durante le riprese, senza alcun trucco. Per Elia Nuzzolo- Max Pezzali, la prova di canto era stata già parte integrante del provino, come raccontato da Sibilia. L’ultima audizione prevedeva infatti l’esecuzione di Con un deca, un brano particolarmente difficile da affrontare vocalmente, il cui esito non proprio brillante aveva fatto capire a regista e produzione l'urgente necessità di un supporto per Elia. Una sfida superata grazie al vocal coach interpellato, il quale, superando le aspettative, aveva definito “difficile ma non disperata” la situazione, accompagnando poi l’attore in una lunga preparazione proseguita per mesi, con incontri frequenti e lezioni di canto, sia per la preparazione della prima che soprattutto per la seconda stagione.
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