Dal romanzo omonimo del regista pubblicato da Einaudi nel 2023, Il rumore delle cose nuove, titolo di apertura della Festa del Cinema di Roma, è un film corale sulle relazioni, le verità taciute e gli equilibri destinati a cambiare. Ci sono cose che scegliamo di non dire, verità che preferiamo lasciare nascoste e parti di noi che nemmeno le persone più vicine riescono a conoscere. È in questo spazio, sospeso tra ciò che mostriamo e ciò che custodiamo, che si muove il film scritto e diretto da Paolo Genovese, in cui Milano è il cuore narrativo della storia, mentre Roma è il principale set della lavorazione. Il film arriverà nelle sale italiane il 12 novembre, distribuito da 01 Distribution.
Il tema dei segreti attraversa da tempo il cinema di Paolo Genovese, ma assume forme differenti a seconda della storia e del linguaggio scelto. “Mi interessa molto tutto ciò che non si vede immediatamente delle persone”, ha spiegato il regista durante la conferenza stampa. È questo il filo rosso che, secondo Genovese, lega Perfetti sconosciuti, Follemente e Il rumore delle cose nuove: “Anche se apparentemente sono tre film completamente diversi, però in realtà il tema dei segreti o il tema del non detto, il tema del nascosto rimane”. In Perfetti sconosciuti, ha ricordato, “erano segreti quotidiani, in qualche modo nascosti nel nostro cellulare”. In Follemente, invece, “in maniera abbastanza parossistica, entriamo addirittura dentro le teste per vedere ciò che non abbiamo il coraggio di dire o il modo in cui lo vorremmo dire ma non lo facciamo”. Con Il rumore delle cose nuove il racconto si sposta verso una dimensione più profonda: “Sono segreti dell’anima, sono quelle cose che decidiamo, per mille motivi, di lasciare dormienti, per non alterare magari una situazione”. Sono verità che non condividiamo “né magari con la famiglia, con gli amici, con la propria moglie, fidanzata, eccetera”. Il tema, dunque, è sempre “quello che c’è dietro e apparentemente non vediamo”. E il cinema, secondo il regista, offre proprio la possibilità di “immaginare e di scoprire questo non detto”.
Ma i segreti non rimangono necessariamente immobili. Possono condizionare le scelte, alimentare i sensi di colpa e spingere a comportarsi in modi che non avremmo immaginato. Il film indaga il momento in cui ciò che è stato tenuto nascosto torna a chiedere spazio, mettendo in discussione la vita costruita fino a quel momento. Anche il titolo suggerisce questa ambivalenza. Il rumore può essere piacevole o disturbante, così come le novità possono portare conseguenze desiderate oppure dolorose. Ciò che irrompe nella quotidianità non è sempre qualcosa da temere: può diventare anche l’occasione per rivedere le proprie scelte e liberarsi di ciò che impedisce di andare avanti.
Protagonisti della storia sono tre coppie che non si conoscono, ma che vivono nella stessa città e si sfiorano quotidianamente senza incontrarsi davvero. Appartengono a contesti sociali diversi e hanno costruito, ciascuna a modo proprio, una sorta di recinto emotivo: uno spazio apparentemente rassicurante, dentro il quale proteggere le proprie abitudini e tenere a distanza le paure. Un evento inatteso mette in relazione le loro vite e innesca una reazione a catena. I segreti, i rancori e le verità rimaste a lungo nascoste cominciano a emergere, incrinando equilibri che sembravano solidi. Quello che inizialmente appare come un fatto circoscritto finisce per coinvolgere tutti, costringendo ciascuno a fare i conti con la propria storia. Al centro del film non ci sono personaggi semplicemente buoni o cattivi, ma persone attraversate da contraddizioni, paure e meccanismi di autodifesa. Ognuno custodisce una zona d’ombra e cerca, più o meno consapevolmente, di mantenere un equilibrio tra l’immagine che offre agli altri e ciò che vive nella propria interiorità.
Tra le vicende affrontate c’è anche quella di Alba, interpretata da Emanuela Fanelli, una donna che continua a credere nella possibilità che le cose migliorino, nonostante la violenza domestica di cui è vittima. La sua fiducia nella vita e negli altri, anziché essere una semplice ingenuità, diventa un tratto essenziale della sua personalità. “Alba è un personaggio che mi ha intenerito molto - ha sottolineato Emanuela Fanelli - . Ho provato un po’ a riportare quella tenerezza perché è molto pura, luminosa". L’attrice ha spiegato di aver lavorato insieme a Genovese su alcuni tratti infantili del personaggio, precisando che “infantile non vuol dire poco maturo, ma proprio con una purezza che hanno i bambini”.
La costruzione del personaggio ha richiesto particolare attenzione proprio per evitare rappresentazioni stereotipate delle vittime. La violenza può inserirsi in relazioni complesse, in cui la speranza, i momenti di apparente serenità e l’immagine pubblica positiva di chi la esercita rendono più difficile riconoscere la realtà e allontanarsene. Fanelli ha spiegato che il lavoro è stato orientato a non rendere i personaggi macchiettistici, perché il rischio sarebbe stato quello di allontanare chi li guarda. Attraverso Alba, il film affronta così una questione dolorosamente attuale: la distanza tra ciò che una persona mostra al mondo e ciò che accade nella sua vita privata. La riflessione si estende agli altri personaggi, ciascuno alle prese con segreti e contraddizioni che ne mettono alla prova l’identità. “Lei credo che sia una di quelle donne, purtroppo capita spesso, che pensano ‘Vabbè, ma non è che sta proprio succedendo a me, no? Può essere?’. E invece proprio sì”.
Nel cast corale oltre Emanuela Fanelli, Claudia Pandolfi, Vittoria Puccini, Stefano Accorsi, Lino Musella, Edoardo Pesce e Claudio Santamaria.
Milano è il principale riferimento geografico della storia. È qui che vivono le tre coppie, in un quartiere in cui le loro esistenze si incrociano senza che i personaggi ne siano pienamente consapevoli. La città rappresenta una realtà stratificata anche dal punto di vista sociale: persone che condividono gli stessi spazi urbani, ma che conducono vite profondamente diverse. Questa dimensione urbana è parte integrante del racconto. Le strade e gli ambienti della quotidianità mettono vicini individui che rimangono, almeno inizialmente, estranei gli uni agli altri. La prossimità fisica non coincide con la conoscenza, così come la convivenza non garantisce necessariamente una reale intimità. La città fa da sfondo a esistenze che sembrano procedere parallelamente, fino a quando un evento non le mette in contatto
Il contrasto tra una città attraversata da relazioni e possibilità d’incontro e l’isolamento dei singoli personaggi rafforza il tema centrale del film: si può essere vicini senza conoscersi davvero, e si può condividere la vita con qualcuno senza riuscire a vedere ciò che nasconde.
Per portare sullo schermo questo universo narrativo, la produzione ha scelto due città: Milano, dove si svolge la vicenda, e Roma, che ha ospitato la parte più consistente delle riprese.
La lavorazione del film si è svolta infatti dal 20 ottobre all’11 dicembre 2025, per un totale di otto settimane. A Milano sono stati impiegati sei giorni di riprese, mentre Roma ne ha ospitati 42, coinvolgendo una troupe complessiva di 87 professionisti. ( guarda la nostra scheda SUL SET)
Le riprese romane hanno infatti permesso di ricreare anche ambienti destinati a rappresentare Milano, come la sequenza con un’ambulanza diretta idealmente verso l’ospedale Niguarda (la scena è stata girata lungo via Aurelia, a Roma), oppure l’ambientazione del matrimonio sulla spiaggia tra Alba e suo marito Umberto, girata a Ostia.
Il rumore delle cose nuove è una produzione Lotus Production, una società Leone Film Group, con Rai Cinema in collaborazione con Disney+ in associazione con Vice Pictures, prodotto da Raffaella Leone e Andrea Leone. Fabrizio Lucci è direttore della fotografia, la scenografa è curata da Chiara Balducci, Gemma Mascagni costumista, Barbara Giordani è Casting Director. Il produttore esecutivo è Paolo Sciarretta e il produttore delegato è Carlotta Galleni.