Claudia ha vent’anni e ha una doppia vita. Da una parte è giovane donna timida e delicata, dall’altra, nei momenti in cui la propria interiorità prende forma, appare trasformata in una creatura ferina, pesante e mostruosa, con zanne da cinghiale, grandi ali e una lunga coda. Una creatura fantasy, goffa più che spaventosa, ingombrante e difficile da controllare, che ricorda piuttosto l’immaginario visivo di Nel paese delle creature selvagge o i riferimenti visivi del fantasy degli Anni ’80, de La storia infinita. Presentato alla Festa del Cinema di Roma (Progressive Cinema) Giorni felici, il nuovo film di Susanna Nicchiarelli, si interroga su cosa succede quando il nostro dentro diventa corpo e materia, per raccontare il rapporto con se stessi, con gli altri e con le parti della propria identità che si fa fatica ad accettare. Tratto dall’omonima graphic novel dell’autrice salernitana Giulia Spagnulo, in arte ZUZU, che ha collaborato con la regista alla sceneggiatura. “Emanciparsi dalla paura del mostro che ci portiamo tutti dentro, - dichiara la regista, Susanna Nicchiarelli - e dallo sguardo giudicante dell’altro che lo teme e non lo comprende: questo è il percorso di crescita che racconta Giorni Felici, dimostrando che il coraggio di amarsi è una premessa necessaria della conquista della libertà”.
Susanna Nicchiarelli ha spiegato che il legame con il fumetto è nato da una passione di lunga data. “Sono una grande lettrice di fumetti. Ho formato la mia infanzia, l’ho passata a leggere fumetti e li amo molto”, ha raccontato. Delle opere di Zuzu l’hanno colpita soprattutto i personaggi, con i loro corpi grossie ingombranti, nei quali ha riconosciuto qualcosa di sé. Ma è stata in particolare la trasformazione raccontata in Giorni felici a parlarle con forza. "Mi sono sempre sentita un po’ così, un personaggio di Zuzu”, ha detto.
Nel portare quella sensazione dal disegno al cinema, per Nicchiarelli la scelta decisiva è stata evitare che la trasformazione diventasse un semplice effetto fantastico. La regista voleva che la creatura avesse un peso vero, che interferisse con i movimenti e con il rapporto di Claudia con gli oggetti e con lo spazio. “Mi interessava il fatto che lei si sentisse troppo grossa e ingombrante e fuori posto nel mondo reale”, ha spiegato. Da qui la scelta delle protesi, realizzate con il contributo di Leonardo Crisci e scelte insieme alla stessa Zuzu. Il risultato cercato non era una figura elegante o spettacolare, ma un corpo “pesante, ingombrante, grosso, peloso, goffo, buffo”. Un corpo che costringe chi lo abita a confrontarsi con una presenza fisica che non può essere ignorata. La fisicità diventa così il linguaggio attraverso cui raccontare una condizione emotiva, senza separare ciò che accade dentro Claudia da quello che il suo corpo manifesta all’esterno:
"Per me era molto importante la pesantezza della trasformazione, non soltanto come elemento visivo. Il corpo è qualcosa di disarmonico, che non riesci a controllare, che ti sorprende, che fa delle cose, che sfugge al tuo controllo, e che ti occupa spazio”, ha detto Nicchiarelli.
Il percorso di Claudia passa anche attraverso l’esperienza sul set di Carlotta Gamba, l'attrice che la interpreta, che ha raccontato quanto sia stato immediato riconoscersi nel personaggio. L’attrice aveva letto il fumetto prima ancora di sapere del film o di poter partecipare al provino. “Mi ci sono ritrovata totalmente”, ha detto, ricordando soprattutto la sensazione di sentirsi “sbagliata o troppo per qualcosa o per qualcuno”.
Claudia si percepisce come due persone in una, incapaci di parlarsi e comprendersi fino in fondo. La trasformazione fisica rende visibile questa frattura, ma non la risolve automaticamente. Anche indossare le protesi ha significato confrontarsi concretamente con la difficoltà di abitare una seconda pelle: “Non era una cosa semplice, non metti una giacca e poi esci di casa”, ha raccontato Carlotta. “Devi accettarla, e per accettarla la devi capire”. Il passaggio fondamentale è riconoscere che anche le parti di sé considerate difficili o sbagliate appartengono alla propria identità. Un processo che l’attrice non presenta come una conquista definitiva: “Sto ancora oggi cercando di conoscermi”.
Un altro livello del film riguarda la relazione tra Claudia e Giorgio, il personaggio dal ‘maschile malato’ interpretato da Riccardo Scamarcio. Un uomo all’apparenza rassicurante, ma le cui continue richieste di calma e i tentativi di ridimensionare le reazioni della compagna rivelano una dinamica di controllo. Scamarcio lo ha descritto come un uomo bloccato dalla paura di perdere Claudia, incapace di affrontare fino in fondo la possibilità che la relazione finisca.
La sua fragilità si manifesta anche nella tendenza ad attribuire alla donna la responsabilità del fallimento della coppia, come se questo gli consentisse di sottrarsi alla propria parte. Non si tratta, però, di raccontare semplicemente un uomo cattivo. L’attore ha spiegato di aver voluto restituire un personaggio attraversato da debolezze e contraddizioni, senza assolverne i comportamenti.
Completano il cast del film, che arriverà nelle sale con Lucky Red, Bruno Orlando, Anna Bellato, Leonardo Maddalena, Aurora Di Modugno, Sara Mafodda.
Il film è una coproduzione Italia-belfio, prodotto da Vivo Film con Rai Cinema in coproduzione con Tarantula, Be Tv, Orange, Proximus. Sul set per circa 7 settimane tra Roma, Torino e Val di Susa, il film è stato realizzato con il contributo di Regione Lazio – Avviso Lazio Cinema Lab, Avviso pubblico Lazio Cinema International (PR FESR Lazio 2021-2027), PR FESR Piemonte 2021-2027 Bando “Piemonte Film Tv Fund” e il sostegno di Film Commission Torino Piemonte.