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I luoghi reali di Roma ne 'La grazia' di Paolo Sorrentino

23-01-2026 Gianni Pittiglio Tempo di lettura: 6 minuti

ARTE E LOCATION: IL CINEMA NEI DETTAGLI

Dopo aver scandagliato Torino nelle vesti di Roma la scorsa settimana, questa volta vediamo più da vicino le location utilizzate per rappresentare davvero la città di Roma, anche se non sempre nel loro ruolo. Come già anticipato nella prima parte di questo approfondimento (vedi), infatti, il camminamento balaustrato tra le due torrette alla sommità della facciata di Villa Medici - progettata da Bartolomeo Ammannati a partire dal 1576 per il cardinale Ferdinando de’ Medici (1549-1609) - è pensato come terrazza del Quirinale e luogo di riflessione del presidente Mariano de Santis interpretato da Toni Servillo (vedi l'inizio del trailer in fondo). E proprio sullo sfondo delle diverse inquadrature che riprendono l'attore camminare e fumare, a seconda delle direzioni, si riconoscono più o meno lontani Villa Malta delle Rose sul Pincio, la basilica di San Pietro e il Monumento a Vittorio Emanuele II.

Il vero Quirinale lo vediamo solo dall'esterno, come accade in uno degli ultimi brani del film, in cui ci viene mostrato l'uscente presidente della Repubblica iniziare una passeggiata che da piazza del Quirinale lo condurrà al proprio appartamento in piazza di Spagna. Mariano de Santis passa per via dei Condotti - che deve il suo nome alle condutture dell'acquedotto Felice che Sisto V (1585-90) ripristinò per portare l'acqua in città - e la percorre tutta fino ad aprire lo sguardo sulla scalinata di Trinità dei Monti, che l’architetto romano Francesco De Sanctis realizzò tra 1723 e 1726. Il progetto risolse l'annoso problema dell’impervia salita che collegava la zona spagnola della città, a valle, con quella francese, in alto, dove ci sono la chiesa della SS. Trinità dei Monti, una delle cinque chiese francofone di Roma, e poco più su la già citata Villa Medici, sede dell'Accademia di Francia.

Via dei Condotti vista dalla scalinata di Trinità dei Monti - 
© Roma Lazio Film Commission

Sorrentino, in un’altra scena pienamente nelle sue corde, in cui occhieggia alla carica dissacrante di The Young Pope e The New Pope, ci mostra un papa africano che si muove autonomamente nei giardini vaticani in scooter. Così se ne va dopo un colloquio con Mariano incentrato sulla nuova legge sull'eutanasia, che in realtà si svolge su una scalinata dell’Orto botanico di Roma, dal quale si vede, al di là di una cancellata, il Ninfeo di Cornelio Cornuto (1736-1755). Questo venne progettato dall’architetto fiorentino Ferdinando Fuga, che nella prima metà del Settecento fu ingaggiato dalla famiglia Corsini per apportare varie modifiche su villa e palazzo, che ingrandì e dotò del grande scalone monumentale. Quando, però, nel 1883, Tommaso Corsini vendette la proprietà al Regno d’Italia, il palazzo divenne sede dell’Accademia dei Lincei e ospitò il primo museo statale della città (Galleria Corsini), mentre il giardino si trasformò nell’Orto Botanico, escludendo la parte sulle pendici del Gianicolo, motivo di quella cancellata che oggi divide le due parti.

Nel quartiere Monti, i location manager della pellicola hanno scovato la chiesa di Sant’Agata dei Goti, dove è girato il flashback del funerale di Aurora, la moglie di Mariano. Della chiesa riconosciamo l’importante ciborio cosmatesco di XII secolo e l’affresco del catino absidale con la Gloria di sant’Agata di Paolo Gismondi (1636), che dopo il crollo dell’abside sostituì il mosaico del V secolo raffigurante Cristo Giudice.

Il Ninfeo di Villa Giulia - © MiC, Fulvio Fugalli

È, però, ancora il manierismo cinquecentesco a risultare decisamente congeniale a Paolo Sorrentino che, dopo Villa Medici, utilizza un'altra struttura ideata da Bartolomeo Ammannati, il Ninfeo di Villa Giulia, che l’architetto realizzò per Giulio III Ciocchi dal Monte (1550-1555). Qui il regista partenopeo inscena la surreale cena del presidente con la figlia e l’eccentrica critica d’arte Coco Valori (Milvia Marigliano), sua grande amica sin dal liceo: i commensali sono seduti a una tavola posta al centro dell’emiciclo costituito dalle cariatidi del livello inferiore del ninfeo, che sulla balconata superiore ospita le statue con le personificazioni del Tevere e dell’Arno, dove vediamo passare e fermarsi Coco Valori e Dorotea che l’accompagna all’uscita.

Il palco del Teatro alla Scala di Milano - © Andrea Pirrello

Torino e Roma giganteggiano tra le location de La grazia, ma c’è qualche breve momento in altre regioni italiane. Sono riprese in Emilia Romagna le immagini con i filari di alberi nella nebbia della campagna fuori Modena, luoghi dell’anima e della memoria per il presidente, che lì ricorda l’infanzia e l’incontro con l’amata moglie Aurora. E, infine, un breve momento si svolge al Teatro alla Scala di Milano, dove Mariano De Santis e il gruppo dei suoi fedelissimi si affacciano dal Palco della Corona (dal 1861 noto come Palco Reale), che l’architetto Giuseppe Piermarini ideò con ricchi intagli dorati e due cariatidi con alti capitelli, e che il 3 agosto 1778, giorno dell’inaugurazione del teatro, venne occupato dall’Arciduca Ferdinando, figlio dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria e Governatore della Lombardia.

 

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