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‘Morbo K - Chi salva una vita, salva il mondo intero’, nella Roma occupata dai nazisti l’isola Tiberina diventa luogo di salvezza e di paura

26-01-2026 Vania Amitrano Tempo di lettura: 4 minuti

Era il 1943 quando un medico primario dell’ospedale Fatebenefratelli dell’Isola Tiberina ebbe un’idea tanto pericolosa quanto brillante ed altruista: inventò una finta malattia altamente contagiosa  per salvare alcuni ebrei italiani dalle persecuzioni nazifasciste a Roma. Morbo K - Chi salva una vita, salva il mondo intero è la serie Rai in 4 episodi che ricostruisce in forma romanzata quella vicenda che salvò decine di ebrei dal rastrellamento del ghetto del 16 ottobre 1943.

Francesco Patierno (Napoli ’44, 2016) dirige la miniserie prodotta da Rai Cinema e interpretata da Vincenzo Ferrera, nei panni del professor Prati, con Giacomo Giorgio (Mare Fuori) e Dharma Mangia Woods. Il racconto si svolge tra il ghetto ebraico di Roma e l’ospedale Fatebenefratelli all’Isola Tiberina.

Morbo K - Chi salva una vita, salva il mondo intero

La storia comincia nel settembre del 1943, quando Kappler capo delle SS di stanza a Roma, pretende dalla comunità ebraica un tributo di cinquanta chili in oro per evitare loro di essere deportati. A costo di enormi sacrifici il tributo viene riscattato, ma il direttore dell'ospedale Fatebenefratelli, il professor Prati (Vincenzo Ferrera), intuisce le vere intenzioni del colonnello tedesco e con i suoi più stretti collaboratori, il dottor Pietro Prestifilippo (Giacomo Giorgio) il dottor Vittorio Sorani (Flavio Furno) e l’infermiera Fernanda (Antonella Attili), ha l’idea di inventare un fittizio morbo altamente contagioso, il Morbo K, che possa offrire la copertura per trasferire e proteggere alcune famiglie ebree in un reparto speciale dell’ospedale, salvandole di fatto da un atroce destino.

Sullo sfondo si intreccia anche la storia di Silvia Calò (Dharma Mangia Woods), una giovane ebrea dal grande talento artistico di cui Pietro si innamora immediatamente, e della sua famiglia. il 16 ottobre del 1943 Kappler ordina il rastrellamento degli ebrei del ghetto contravvenendo così alla parola data. I soldati tedeschi riescono a caricare 1.259 persone della comunità sui treni destinati ai lager e su un treno c’è anche la famiglia Calò. Il destino di Silvia, Pietro e del professor Prati si consumerà nelle ultime drammatiche ore prima che quel treno lasci Roma.

I luoghi della serie

Al centro del racconto sta l’ambientazione ospedaliera, il Fatebenefratelli è il fulcro narrativo della serie: luogo di rifugio, resistenza silenziosa, inganno e solidarietà. Il reparto, in cui vengono rifugiati gli ebrei dichiarati affetti dal finto Morbo K, diventa una barriera simbolica e reale contro i nazisti, che con le loro incursioni esercitano una tensione costante. “Abbiamo girato per 3–4 giorni al Fatebenefratratelli dove è avvenuta la vicenda. Chiaramente il padiglione in cui erano ricoverato i pazienti del Morbo K non esiste più, l’abbiamo ricreato in maniera molto fedele”, racconta il regista Francesco Patierno.

La Roma occupata dai nazisti – della presenza dei fascisti non vi è alcuna  traccia nella serie – è rappresentata come luogo ostile e pericoloso. Il ghetto è stato ricostruito tra Roma, Frascati, ma soprattutto a Tivoli: “è stato questo il triangolo delle riprese”, dice ancora il regista.

I luoghi e gli ambienti di Morbo K - Chi salva una vita, salva il mondo intero sono, per Patierno, “l'altro attore della storia anche in questo caso e per me devono parlare molto”. “Attraverso le location e l’atmosfera di base si voleva creare un senso costante di paura, oppressione, quel senso di pericolo sempre immanente tipico degli anni della guerra e dell’occupazione. Volevamo che la fotografia, i costumi e le scenografie, con un lavoro maniacale e simbiotico, restituissero sullo schermo una compattezza visiva poco comune”, spiega il regista.

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