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‘La città dei vivi’, Roma tra periferia e mondanità deviata dal romanzo di Nicola Lagioia

04-09-2026 Vania Amitrano Tempo di lettura: 7 minuti

VENEZIA - “Una storia inspiegabilmente vera”, recita la locandina del film diretto da Edoardo Gabriellini (Holiday, 2023) e tratto dall’omonimo romanzo di Nicola Lagioia, La città dei vivi. Da un fatto di cronaca nera che nel 2016 ha posto interrogativi devastanti sulla deriva delle generazioni più giovani tra abuso di droga e smarrimento identitario, il film presentato in concorso nella sezione Orizzonti della 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, ripercorre il drammatico e brutale omicidio di Luca Varani nella Roma sospesa tra periferia e mondanità notturna dei quartieri del centro.

Nella la notte tra il 4 e il 5 marzo 2016, al termine di tre giorni da incubo a base di droga e alcool in un anonimo appartamento del quartiere Collatino, Manuel Foffo e Marco Prato uccisero crudelmente Luca Varani, ventitreenne, studente alla scuola serale dell’IIS Einstein – Bachelet di Primavalle a Nord Ovest di Roma. Ma ne La città dei vivi questo tragico evento rimane solo la violenta, e appunto inspiegabile, interruzione della vita di un giovane di periferia; vita che Gabriellini sentiva di voler raccontare come la cronaca non aveva potuto fare.

Partendo dalla complessità e profondità dell'affresco che Nicola Lagioia restituisce nel suo libro, abbiamo pensato che il modo migliore di raccontare questa vicenda fosse cercare un fuoco più stretto, intimo, per dar respiro e dignità alla storia, alla vittima in questo caso. Ispirandoci alla vita di Luca Varani, siamo partiti dall'assunto di creare un racconto di formazione interrotto da un destino tragico”, ha spiegato il regista Edoardo Gabriellini a Venezia.

Valerio Mastandrea ed Emanuele Maria Di Stefano (La scuola cattolica, 2021, vincitore del David Rivelazioni italiane), nei panni rispettivamente dei Varani padre e figlio, sono protagonisti del racconto tratto dall’ampia e dettagliata analisi offerta da Nicola Lagioia nel suo romanzo. Al loro fianco anche Gaia Merlonghi, interprete della fidanzata Marta Gaia, Simona Senzacqua e Roberta Mattei.

La città dei vivi

Quando aveva solo qualche mese Luca era stato adottato, scelto amorevolmente dai coniugi Varani a Sarajevo. Questa è la scena toccante e significativa con cui si apre La città dei vivi, in se stessa un’esplicita dichiarazione di come si svilupperà il film che cerca un distacco dal fatto di cronaca e intende mettere in scena la vita e l’amore a cui quella vita era legata.

A ventitré anni Luca vive con i suoi genitori, aiuta il padre con il suo chiosco ambulante di dolciumi, frequenta le scuole serali per conseguire il diploma e ha una fidanzata di nome Marta Gaia. Ma Luca è sempre a corto di soldi, le slot elettroniche sono il suo punto debole. Il desiderio però di trovare il proprio posto nel mondo da adulto e cominciare a costruirsi un futuro con la sua fidanzata lo spingono a lasciare la scuola ancora una volta e a cercare un modo per guadagnare facilmente. L’impiego come aiuto meccanico in un’officina non è abbastanza e quando Luca scopre che c’è un’altra via, pericolosa e scorretta, per guadagnare cifre importanti, se ne lascia tentare sempre di più. Una notte, dopo un incontro apparentemente casuale, la traiettoria della vita di Luca si spezza, infrangendosi contro una violenza cieca e insensata.

La città dei vivi, dal romanzo al film

Se nel romanzo di Lagioia Roma era una protagonista pervasiva, dominante, influente e al tempo stesso succube di una società multiforme, complessa e guasta, nel film la Capitale ricopre un ruolo più marginale e accompagna soprattutto il protagonista Luca in un viaggio nei diversi aspetti della sua vita, non sempre luminosi e via via sempre più rischiosi e deteriori.

La Roma del film La città dei vivi non è quella monumentale e più riconoscibile, ma una città articolata fra periferia, centro e spazi intermedi. Aurelio, Primavalle e Termini sono le zone che hanno interessato maggiormente le riprese del film.

Tra “la città dei vivi” di Lagioia e quella del film c’è una differenza. Se per l’autore questa espressione fa riferimento a una città di superficie, che cela però l’oscurità di una città sotterranea; per Gabriellini “la città dei vivi è quella che si risveglia la mattina all'alba e riprende la sua vita”.

La Roma del film

In questo senso anche Roma per Lagioia è una sorta di “caleidoscopio” che colpisce il suo osservatore a seconda del punto di vista da cui la si guarda. Mentre quella del film è una città più intimamente legata all’esperienza del suo protagonista, che sarà poi vittima, Luca Varani, in cui lo spazio urbano è modellato e al tempo stesso subito dai personaggi.

Per me Roma è ancora oggi un grande enigma – spiega il regista livornese Gabriellini - È una gigantesca città di provincia, capace di accoglierti e di renderti estraneo nello stesso momento. Nel film Roma è un luogo che sembra offrire infinite possibilità di vita, senza garantirne davvero nessuna. Credo che da qui nasca anche lo spaesamento di Luca, dalla ricerca di un proprio posto in un mondo che gli appare vicino e allo stesso tempo indecifrabile. La ricerca di un’identità da vestire, di una forma nella quale riconoscersi, qualcosa che oggi sembra più difficile che mai”.

La città dei vivi è una produzione Eagle Pictures, Cinemaundici e Lungta Film con la partecipazione di HBO MAX. Il film è prodotto da Roberto Proia per Eagle Pictures, Olivia Musini per Cinemaundici e Maurizio Piazza e Andrea Calbucci di Lungta Film. Distribuito da Eagle Pictures, La città dei vivi uscirà nelle sale il 1 ottobre e sarà accompagnato da un percorso di proiezioni e incontri rivolti a studenti delle scuole e delle università.

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