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Claudio Bisio è 'Uno sbirro in Appennino'. Dal 9 aprile su Rai 1

03-04-2026 Monica Sardelli Tempo di lettura: 5 minuti

Claudio Bisio sarà il protagonista della nuova serie Rai Uno sbirro in Appennino, in onda in 4 prime serate su Rai 1 a partire dal 9 aprile (i primi 2 episodi disponibili su Raiplay dal 7 aprile). 

Accanto a lui Valentina Lodovini, Chiara Celotto, Elisa Di Eusanio e Michele Savoia sono parte di un cast corale che ha dato vita ad una sceneggiatura in cui decisivo, come si evince dal titolo della serie, è il ruolo dell'Appennino, un territorio ancora inesplorato dal punto di vista cinematografico e televisivo. "Credo che l'Appennino rappresenti molto l'Italia – spiega lo sceneggiatore Fabio Bonifacci. – Si estende dalla Liguria alla Calabria e ci viveva la maggior parte della popolazione italiana. È stato spopolato, abbandonato, in parte ripopolato, ma credo che conservi la memoria del nostro Paese". 

L'Appennino è dunque protagonista della serie al pari dello "sbirro", con i suoi panorami di incredibile bellezza, tra monti, boschi, laghi e fiumi, punteggiati da piccoli paesini dove il tempo sembra essersi fermato. Il resto lo hanno fatto la fotografia con viste ampie e colori caldi e le musiche di Pivio e De Scalzi tra il western e il folk: "Ho cercato ispirazione nel racconto popolare proprio della tradizione dei cantastorie e nel cinema ambientato in territori di frontiera, come il nostro Appennino" scrive il regista Renato De Maria. È in questa ambientazione che, accanto al genere poliziesco, si sono volute includere diverse tematiche in chiave comedy: mistero, dramma e relazioni.

Note western per 'Uno sbirro in Appennino'

La colonna sonora della nuova serie poliziesca con Claudio Bisio è firmata da Pivio e Aldo De Scalzi, che tornano a collaborare con il regista Renato De Maria dopo molti successi storici, tra cui un cult del genere: Distretto di Polizia (2000-2012). 

"Per Uno sbirro in Appennino abbiamo scelto, d’accordo con De Maria, un’ambientazione ispirata alla musica western. - Raccontano i due compositori - Difficile dire cosa abbia scatenato questa convinzione: forse in cuor nostro associamo istintivamente a quel genere musicale il paesaggio dell'appennino emiliano. Siamo andati a recuperare strumenti per noi insoliti, come l'armonica a bocca, la fisarmonica, il fischio, le chitarre slide, i violini in stile cajun. Incredibilmente, ci è subito sembrato che funzionassero perfettamente su ogni scena. Non mancano comunque momenti dall'impianto più “tradizionalmente” da detection, con uso di synt e sequencer ma anche in queste tracce abbiamo voluto inserire elementi western, creando così un unicum sonoro molto riconoscibile e definito".
Pivio e De Scalzi hanno già lavorato in passato anche con Claudio Bisio firmando la colonna sonora del suo film d'esordio come regista, L'ultima volta che siamo stati bambini (2023), scritto da Fabio Bonifacci, lo stesso sceneggiatore di Uno sbirro in appennino.
 

Dove si trova Muntagò location della serie con Claudio Bisio

"In questo poliziesco 'alla nostra maniera' abbiamo cercato di approfondire il territorio" spiega De Maria. La serie è infatti ambientata a Muntagò, paese di origine del protagonista Vasco Benassi, commissario di Polizia dai metodi poco ortodossi interpretato da Claudio Bisio. Dopo aver girato i commissariati d'Italia – al punto da aver perso l'accento del paese natale – viene trasferito per decisione del questore in questo borgo nell'Appennino bolognese. Qui Benassi, che vive il provvedimento come una punizione, ritrova vecchi amici e familiari, ma è anche costretto a fare i conti con ricordi dolorosi.

Muntagò, che nella realtà non esiste, rappresenta l’intero Appennino, con la sua bellezza, le tradizioni, l’anima popolare e lo spopolamento. Il nome deriva dal termine dialettale di Monteacuto Ragazza, frazione di Grizzana Morandi, nell'Appennino bolognese, caro allo sceneggiatore: Nella vita del piccolo borgo, nei rapporti di paese, c'è uniformità in tutto l'Appennino. Speriamo di essere riusciti a coglierla".

Munagò è dunque un insieme di piccoli borghi montani dell'Appennino bolognese, dove non sembrerebbe accadere nulla: con base a Castiglione dei Pepoli, le riprese hanno toccato anche, tra gli altri, Montorio, Castel di Casio, i laghi di Suviana e Brasimone, Borgo La Scola - Grizzana Morandi, oltre che Bologna e Roma.

Uno sbirro in Appennino è prodotta da Picomedia in collaborazione con Rai Fiction. L’opera è stata realizzata con il contributo del Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell’audiovisivo e con il sostegno della Regione Emilia-Romagna.

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