CANNES - Pompei e il Vesuvio, Napoli e Torre del Greco al centro del film d'esordio della giovane regista francese Marine Atlan La Gradiva, in Concorso alla Semaine de la Critique. Un viaggio in Italia costruito su un importante lavoro di regia e fotografia, in cui drammi e inquietudini dei protagonisti sono celebrati con luminosa intensità ed eleganza, in contrappunto agli angoli oscuri che celano. Un contrasto che emerge sin dalle prime immagini del film che mostrano una sequenza di foto, reportage del viaggio. Il mito racchiuso dentro le fotografie che, gradualmente e quasi misticamente, rivelano un segreto nascosto, la possibilità di un’altra verità. Il titolo deriva da un racconto breve di Wilhelm Jensen che descrive l’ossessione di un archeologo per un bassorilievo raffigurante una donna che cammina ('gradiva', in latino), una fantasia che insegue fino alle rovine sepolte dall’eruzione del Vesuvio. "L’ho scoperta grazie a Freud - racconta la regista - che ha studiato questo racconto mentre lavorava all’interpretazione dei sogni. Per lui, Pompei è diventata un territorio propizio alla rappresentazione del subconscio. Quindi questa figura mitologica ha evocato la fantasia, il movimento, e questo movimento introduce qualcosa di simile a un’allegoria del destino. Mi è piaciuta questa misteriosa risonanza latina; mi è piaciuto che fosse in contrappunto al registro realistico del film".
Il film, ambientato in Italia, segue un gruppo di studenti francesi delle superiori, a Napoli per una gita scolastica insieme alla loro insegnante di latino per scoprire le rovine di Pompei e i corpi pietrificati dal Vesuvio.
"Ciò che affascina dei calchi di Pompei è che, come nella fotografia, si tratta di ciò che Barthes definiva il punctum: quel dettaglio che crea una dissonanza e permette a una verità di emergere. Le persone hanno bisogno di compensare la mancanza attraverso fantasie, storie, e c’è qualcosa di bello in questo attrito tra una realtà sfuggente e il bisogno umano di soddisfarla".
Nel corso del viaggio i momenti di grazia ed emozione si alternano alla scoperta di sé, che diviene man mano più oscura e turbolenta. Nel film c’è ciò che si fa alla luce del giorno e ciò che si fa di notte, ciò che si dice e ciò che si vive. In questa città intrisa di miti e zolfo, adolescenti e adulti vengono trascinati in una discesa vertiginosa, soccombendo alle loro emozioni e ai loro desideri, fino a quando non straripano. Uno dopo l'altro, vengono travolti dal desiderio e dalla rabbia, finché non si arrendono completamente.
Il film è stato girato quasi interamente in Italia, per sei settimane di riprese da aprile a maggio 2025 che hanno coinvolto una troupe di 27 professionisti locali e 36 francesi. Le riprese a Napoli e provincia hanno toccato, oltre al capoluogo campano, anche Pompei, Portici e Torre del Greco. Set anche all'interno del MANN - Museo Archeologico Nazionale di Napoli.
"Quando sono andata a Pompei, ho percepito l’impatto poetico di questo territorio che mantiene un legame molto tangibile con la morte, il che, in modo chiaro e paradossale, genera una vitalità molto potente. Non si tratta solo di Pompei: è anche il Sud Italia, una terra familiare e festosa, con il suo rapporto con i riti, con la fede. Napoli è una città difficile da filmare perché è densa e complessa: è una città a strati; lì, tutte le epoche sono visibili. Mi sentivo stordita all’idea di doverla afferrare e comprenderla”, dice la regista.
“Consapevole di queste difficoltà, aggiunge, ho scelto un metodo documentaristico che risuonasse con la storia di Toni, il protagonista: osservare, cercare di capire ciò che l’esilio fa perdere. In questo senso, il mio sguardo da straniero rimandava direttamente alla storia. Io stessa provengo da una famiglia ebrea tunisina, ma della Tunisia ho solo qualche racconto e tracce segrete della vita quotidiana: il cibo, le vecchie foto. Il silenzio e i tabù si caricano di idealizzazione: è ciò che resta a questi bambini che provengono da un paese di cui hanno potuto solo sognare i contorni. Toni, nel corso del film, passa da un’immaginazione spensierata e felice a una realtà violenta che ha sentito affiorare fin dalla nascita, senza capirla".
La Gradiva è una coproduzione Francia-Italia, prodotta da Les Films Du Poisson insieme a Bibi Films e realizzato con il contributo del Ministero della Cultura e il sostegno di Eurimages e della Film Commission Regione Campania.
Un film "di una bellezza mozzafiato", l'ha definito il delegato generale Ava Cahen durante l'annuncio della selezione, che “cattura con precisione le convinzioni e le incertezze di una generazione altamente sensibile”. Nel cast l’attrice e regista francese Antonia Buresi, nel ruolo dell’insegnante, circondata da un gruppo corale di giovani interpreti non professionisti: volti freschi, radiosi, che raccontano già una storia tutta loro, tra cui Colas Quignard, che interpreta magistralmente il protagonista Toni.