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'Caro mondo crudele', la storia di formazione nella provincia grossetana di Niccolò Falsetti

16-10-2026 Monica Sardelli Tempo di lettura: 4 minuti

Niccolò Falsetti torna a raccontare la sua provincia dopo l'esordio alla regia con Margini. Il suo secondo lungometraggio, Caro mondo crudele è infatti ambientato tra Albinia e Grosseto nel 1999 e racconta la storia di un microcosmo di provincia che si regge su regole solide e non scritte.

La protagonista, Giovanna, è una dodicenne un po’ sfigata. Vive con la madre Sabrina, mentre il suo babbo è morto anni fa, ma è a lui che si appoggia nei momenti difficili, e con la sua immaginazione lo disegna nella sua mente come se fosse l’eroe di un cartone giapponese. Giovanna ha un unico alleato: Mirko, legato a lei per la vita da un patto di sangue. Ma quando Mirko scompare e le spiegazioni dei grandi si fanno sempre più vaghe, Giovanna decide di andarlo a cercare, costi quel che costi. Al suo fianco si ritroveranno la pluribocciata Ludovica, detta il Maglio, e la sua banda di bulli: compagni inattesi con cui Giovanna stringerà un’improbabile amicizia e con cui si ritroverà a gestire una verità impossibile da immaginare. 

Trailer di 'Caro mondo crudele'

In quel microscopico paese maremmano chiamato Albinia, una mattina Mirko smette semplicemente di esistere nella vita di Giovanna, ma nessuno degli adulti intorno a lei sa darle notizia.

Il film insiste sulla difficoltà di capirsi tra adulti e ragazzi, anche e soprattutto quando la comunicazione deve affrontare qualcosa di doloroso per chi vive quella fase della vita in cui non si è più bambini, ma neppure adulti. 

"Fra i due mondi manca una lingua, e non manca per cattiveria di nessuno. E in questo conflitto nasce anche il titolo: da un lato la tenera e cara natura dei legami fortissimi che si scoprono in provincia mentre si cresce, e dall’altro la crudeltà dell’ironia tragica della vita, che pretende sempre la sua moneta per consentirci di diventare grandi" spiega Falsetti.

Le animazioni di Zerocalcare

Caro mondo crudele alterna momenti drammatici ad intermezzi che alleggeriscono la storia e che fanno riferimento ad un lutto mai sopito. Giovanna ha dovuto affrontare la perdita del padre, ma fa fatica ad accettarlo. Nella sua immaginazione è un eroe dei cartoni giapponesi, un po' pasticcione, un po' irascibile, iper protettivo. L'eroe della sua infanzia, animato da Zerocalcare, l'ha però lasciata bambina. Anche il papà immaginato fa dunque fatica ad accettarne la crescita e a darle le risposte che cerca.

"Giovanna si rifugia dove può, cioè nel proprio immaginario, che per le ragazze e i ragazzi della sua generazione è stato costruito dalla televisione, e che nel nostro film raccontiamo attraverso due prodotti dell’era analogica: i cartoni animati e i nastri delle telecamere che avevamo in casa. Il babbo di Gio, morto qualche anno prima, vive nella sua testa nelle vesti di un goffo guerriero che abita un deserto post-atomico immaginato con Zerocalcare, mentre Mirko, scomparso in un alone di mistero, lo conosciamo attraverso le cassettine delle handycam Super Hi8 con cui fino a quel momento avevano giocato a riprendersi" .

Sceneggiato da Niccolò Falsetti, Francesco Turbanti, Giovanna Vicari e Tommaso Renzoni, il film è una produzione Dispàrte, Mompracem, Fandango e Rai Cinema.

Nel cast Aurora Malianni, Tara Trocchia, Francesco Turbanti, Petra Valentini, Leonardo Baldoni, Sergio Pierattini, Francesco Mancini, Teresa Tanini e, per la prima volta sullo schermo, Elena Fioravanti, Giulio Iapichino, Samuele Sabatini e Guglielmo Tanganelli.

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