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‘Dio ride’, la sfida tra fede, ironia e Controriforma nella Toscana di Veronesi

13-09-2026 Vania Amitrano Tempo di lettura: 8 minuti

VENEZIA - Il sorriso di frate Leopoldo da Casamacchia restituito da Pierfrancesco Favino in Dio ride di Giovanni Veronesi ha chiuso l’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Ambientato nella Toscana del ‘600, il film interpretato anche da Silvio Orlando, Alma Noce, Francesco Gheghi e Maurizio Lombardi, narra la storia di un frate cappuccino con la straordinaria capacità di predicare alla gente il Vangelo con il sorriso e un pizzico di comicità, sfuggito alla peste diventerà però prigioniero dell’Inquisizione.

Tra suggestioni che ricordano Mario Monicelli e Luigi Comencini, Veronesi sceglie di raccontare una storia di fede, ma con lo sguardo laico di un “toscano miscredente, quasi scomunicato”, come si definisce il regista stesso. A distanza di più di quarant’anni, Dio ride arriva un po’ come la risposta al suo Per amore, solo per amore (1993): “Mi affascina molto un mondo difficile da capire come quello religioso per cui bisogna avere fede per credere – dice Veronesi a Venezia - La fede è il ponte che lega questi due film: fede nell’amore per il primo e fede in se stessi per il secondo. E la fede in se stessi e negli altri è secondo me il modo per essere onesti e veri”.

Dio ride

Frate Leopoldo da Casamacchia (Pierfrancesco Favino) fugge dal suo convento assaltato e in fiamme portandosi sulle spalle l’anziano Priore (Paolo Rossi) che ama come un padre. C’è la peste, Frate Leopoldo pare esserne immune, ma il Priore no e quando rimane solo è costretto a chiedere ospitalità in un convento della campagna toscana dove un fraticello (Francesco Gheghi) convince il suo superiore fra Monaldo (Maurizio Lombardi) a tenerlo nella stalla. Insieme ai suoi nuovi confratelli condivide la povertà predicando il Vangelo di villaggio in villaggio. Frate Leopoldo è un uomo umile e di scarsa cultura, ma ha un dono: sa raccontare parabole e miracoli con una gioia, un trasporto e un’ironia inaccettabili per la Chiesa dell’epoca della Controriforma, tormentata dal terrore dell’eresia. Quando la sua predicazione comincia ad attrarre folle intere, lo stesso papa Innocenzo X (Carlo Cecchi) decide di incaricare il più autorevole inquisitore del suo tempo, il cardinale Maculani (Silvio Orlando), di indagare sul misero frate. Tra i due si instaura un duello in cui le smussate armi teologiche del Frate analfabeta sembrano riuscire ad aprire più di una crepa nella monolitica sapienza del Cardinale che già fece abiurare lo stesso Galileo Galilei. Ma il destino di frate Leopoldo è ormai entrato nel mirino dell’autorità ecclesiastica.

Dio ride, la sfida tra fede, ironia e Controriforma  

Con l’ingenuità disarmante di una fiaba laica tanto Veronesi quanto Favino creano prima di tutto un personaggio vivace e allegro, carico di fascino e capace di generare stupore e gioia per la sua fede quasi fanciullesca, tra follia e santità, un guitto di Dio dall’animo trasparente e dalla capacità istrionica coinvolgente. Una figura che, come suggerisce lo stesso Veronesi, ricorda a tratti quella di San Filippo Neri.

Orlando allo stesso tempo incarna una Chiesa arroccata nelle sue incontestabili certezze teologiche e restituisce il contraltare perfetto per completare un quadro storico e narrativo sufficientemente credibile. La libertà e la spontaneità della predicazione del Frate di Favino, senza scadere in una spiritualità qui fuori luogo, è fresca, coinvolgente e divertente, mentre il dramma, quando arriva, è vissuto con la giusta intensità sia dal protagonista che da Orlando.

A fronte di una sceneggiatura ben costruita che si avvale in scrittura oltre che di Veronesi, Nicola Baldoni, Gianluca Bernardini e Nicola Deorsola anche della collaborazione dello storico Paolo Portone e del sacerdote Jean Jacques Ilunga, il regista non si soffermai troppo sul contesto storico e offre spunti visivi e narrativi essenziali attraverso quadri che evocano.

L’attenzione di Veronesi è rivolta tutta al percorso umano dei due personaggi principali che si oppongono ma anche ad un certo punto si incontrano proprio su quel difficile e cruciale terreno della fede, inconoscibile per entrambi e forse per questo ancor più comprensibile per il Frate analfabeta che non per il colto e astuto Cardinale, il cui sguardo è rivelatore della sua crisi ben più delle sue parole.

La Toscana di Dio ride

Proprio perché fondamentali per offrire il quadro storico e dare l’idea di una Chiesa irrigidita sul proprio potere e chiusa nelle proprie ambizioni, gli ambienti sono curati in modo da mandare un messaggio chiaro e immediato su divari e chiusure tra popolo, nobiltà e clero. In Dio ride la ruvida campagna toscana rurale, povera, faticosa e quasi sconfinata si oppone alle immagini di una Roma molto urbanizzata, civile e ricca.

Avevo già battezzato la Toscana in altri film nella mia vita, ma in questo ho trovato una Toscana che non conoscevo. Una Toscana molto dura, molto più vasta, però altrettanto bella: quella tra Siena e il Volterrano. È un luogo meraviglioso e tutte quelle location con questi canyon, le falesie e questi fiumi che si aprono in piccoli laghetti in mezzo alle rocce. Sono tutti posti molto difficili per andarci a girare. Ma abbiamo fatto uno sforzo sia produttivo che umano importante proprio perché io volevo che questa Toscana non fosse quella del Chianti o della Val d’Orcia, ma fosse una Toscana difficile, come poteva esserlo nel ‘600, soprattutto dalle parti di Volterra, dell’Amiata. Cercavo una Toscana completamente diversa", spiega Veronesi.

La Roma di Dio ride invece è quelle delle stanze papali riccamente adornate di statue, quadri e arazzi e delle ampie scalinate marmoree. Mentre il calore degli interni e degli arredi del piccolo castello in pietra del Signorotto del paese, Cosimo Del Debbio (Lorenzo Frediani), e della sua infelice sposa Isabella (Alma Noce) contrasta con il fango e il freddo dei luoghi silvestri in cui frate Leopoldo predica al popolo. Mentre i paesaggi naturali toscani, come quelli delle Cascate dello Strolla e della campagna volterrana, affascinano per la loro selvaggia bellezza.

Dio ride è una produzione Indiana Production - una società VueltaOgi Film e Piperfilm in collaborazione con Netflix ed è prodotto da Fabrizio DonvitoBenedetto Habib, Marco Cohen e Daniel Campos Pavoncelli per Indiana Production, prodotto da  Massimiliano OrfeiLuisa Borella e Davide Novelli per PiperFilm. Il film uscirà nelle sale il 29 ottobre distribuito da PiperFilm.

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