VENEZIA - C’è una Roma marginale, periferica, poco nota e poco visibile in Serpenti, il film diretto da Roberto De Paolis Maino e scritto da Damiano e Fabio D’Innocenzo, ma la Capitale con la sua anima grottesca, triste, spietata e originale pervade metaforicamente l’intera storia di questa commedia umana nera su un femmicidio. Leonardo Lidi, Alessandro Borghi, Pietro Castellitto, Valeria Golino e Daniele Parisi sono gli interpreti dei personaggi tanto reali quanto improbabili del film presentato alla 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia nella sezione Spotlight.
Paolo Marra (Leonardo Lidi) è un comune elettricista che ha appena ucciso sua moglie, non sa esattamente perché, ma il senso di colpa lo attanaglia dal primo istante e il desiderio di redimersi e andare incontro alla giusta pena lo spinge a recarsi al vicino commissariato di polizia per costituirsi. Le cose però non vanno esattamente come lui si era immaginato. In un ambiente sonnolento e demotivato, con una miopia che sconcerta, irrita e al tempo stesso crea ilarità, i pochi poliziotti presenti sembrano essere più annoiati dalla scioccante confessione del malinconico e pentito Marra che interessati a dare seguito al suo dramma. Paolo incontra due agenti (Daniele Parisi e Alessandro Borghi) che lo trattano con il più grottesco e kafkiano disinteresse possibile e si approcciano al suo caso come ad una delle tante supposte incombenze burocratiche da gestire. Marra incontra poi lo zelante avvocato d’ufficio (Pietro Castellitto) che la polizia gli assegna, ma anche per lui la faccenda sembra ridursi ad un surreale e raffinato esercizio di stile. Solo la cartomante (Valeria Golino), che l’uomo incontra per caso in commissariato, darà adito all'esplosione incontenibile e quasi folle della sua rabbia.
“Non credo ci fosse in noi alcuna intenzione di fare satira sociale. Volevamo raccontare invece una storia per noi del reale, abbiamo preso molto seriamente questi personaggi e la storia che stavamo raccontando partendo dal presupposto che la realtà è paradossale e grottesca, è assurda”, hanno detto a Venezia i fratelli D’Innocenzo.
La Roma in cui è ambientata la storia di Serpenti si vede poco, ma si percepisce moltissimo. C’è nell’atteggiamento disincantato, cinico e svogliato dei due agenti, nella furbizia arrogante dell’avvocato e nella smaliziata morale della cartomante. Tutti personaggi che si muovono perfettamente a loro agio negli ambienti che i D’Innocenzo e De Paolis hanno immaginato per questa storia.
“Questa storia si sviluppa tutta in un contesto metaforico – il commissariato è una specie di modellino in plastica della società – dove c’è un uomo che ha ucciso sua moglie e prova, invano, a costituirsi. La storia del protagonista è la nitida fotografia di come tanti uomini, nella tradizione culturale del nostro 'vecchio mondo', sono stati trattati dopo aver ucciso o maltrattato le donne: come se non avessero fatto niente”, spiega il regista Roberto De Paolis Maino.
Qualche luogo appartenente ad una grigia e indolente Roma di periferia compare. Per il commissariato di polizia è stato scelto l’ex istituto professionale Sibilla Aleramo (succursale del liceo Croce-Aleramo) situato in via Tiburtina 967, nella zona di Rebibbia. Portandosi appresso tutto il peso del suo dramma e della sua colpa inascoltata, Paolo Marra è costretto a recarsi da un fermenta nell'area dei locali commerciali di via Palombini, sempre in zona Rebibbia. E infine accecato dal delirio l’uomo attraversa la strada che ospita il celebre murales con le formiche giganti in via di Valleranello, nella periferia sud di Roma.
Serpenti, prodotto da Paco Cinematografica e Be Water Film, arriverà nelle sale italiane dal 10 settembre, distribuito da Be Water Film in collaborazione con Europictures.