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‘Il mestiere’, road movie western che porta il graphic novel in Calabria

10-09-2026 Vania Amitrano Tempo di lettura: 6 minuti

VENEZIA - Tra western, road movie e fumetto, Il mestiere, esordio alla regia di Beppe Tufarulo presentato alle Notti Veneziane nella sezione delle Giornate degli Autori in accordo con l’Isola di Edipo, è un film che cerca un linguaggio nuovo per una storia arcaica. Luigi Lo Cascio interpreta l’antieroe tragico in un mondo decaduto, surreale e che isola tra loro i suoi abitanti. Al suo fianco in un paesaggio sospeso ricreato tra Calabria e Marche recitano anche anche Claudia Potenza, Riccardo Maiello, George Li Tournaire, Massimiliano Rossi.

Il mestiere

Sauro Cantafame (Luigi Lo Cascio) di mestiere “aggiusta” i morti, un lavoro che sembra risalire ai tempi del secondo dopoguerra, ma che si modernizza dietro apparati burocratici quasi disumanizzanti. Sauro ha una sua tecnica raffinata per far apparire come ancora vivi, sebbene in stato quasi vegetativo, i corpi di persone la cui esistenza, per ragioni pensionistiche, fa ancora comodo ai familiari. Ha una sua etica Sauro e si sposta ovunque la sua presenza sia richiesta. Un giorno con la sua Apecar si ritrova in un Sud di frontiera, violento e onirico. Qui incontra Donna Diega (Claudia Potenza), madre sola che si guadagna da vivere fabbricando un personale unguento per la ricrescita dei capelli da lei ricavato dalle piante. La donna ha un figlio che di nome fa Giocondo Infelice (Riccardo Maiello), un ossimoro che fa tenerezza; per salvarlo da un destino tragico Diega decide di affidarlo come apprendista a Sauro. Ma la faccenda indispone il più potente criminale della zona, Vito la Scimmia (Massimiliano Rossi) che, in quel territorio alla fine del mondo, tutto comanda e dispone.

I luoghi come personaggi

Ne Il mestiere i luoghi diventano essi stessi un personaggio fondamentale del film”, spiega Tufarulo. Sono spazi quasi onirici che propongono un paesaggio western sperso nelle mappe e senza leggi, una realtà immaginaria che si fa simbolo di alienazione, isolamento e al tempo stesso ricerca di contatto umano.

Il mestiere è ambientato in una sorta di sud del mondo, un meridione sospeso a metà tra realtà e immaginazione, quasi un mondo selvaggio e arcaico dove la realtà incontra il western e tanto altro e in cui il paesaggio diventa determinante e fondamentale”, dice Tufarulo.

Per restituire il Sud tribale di questo mondo periferico senza confini definiti né regole sociali e relazioni profonde il regista ha scelto principalmente la Calabria: “Cercavamo dei luoghi capaci di evocare un senso di sospensione e malinconica decadenza, ma che avessero anche alle spalle una storia e un tempo sospeso millenario”.

Tra le prime scelte per le location ci sono stati i Calanchi di Cutro, vaste distese di dune argillose alle pendici della Sila, tra Cutro, Roccabernarda, Crotone e Isola di Capo Rizzuto. Uno scenario che aveva già ospitato con successo e pregio alcune scene de Il Vangelo secondo Matteo (1964) di Pier Paolo Pasolini per la loro capacità di evocare il paesaggio desertico simile a quello palestinese. “Da lì ci siamo mossi per le campagne circostanti, attraversando paesaggi antichi che sembravano esistere da sempre”.

Lo Cascio si muove come un personaggio di pura fantasia nel racconto e nei suoi spazi tra pop e western dal valore fortemente simbolico. Il senso del suo Sauro si rivela tutto nel finale in stile graphic novel che corona in modo perfetto il linguaggio surreale ed evocativo dell’intero racconto. Al giovane Giocondo, candido ragazzo che scopre un mondo ai suoi occhi tanto sconcertante quanto affascinante, il regista ha attribuito luoghi dalla connotazione tra il popolare e il fantascientifico. Le sua casa di origine è stata situata a Fondo Gesù, quartiere di Crotone situato lungo la sponda destra del fiume Esaro.

A dare un aspetto quasi post apocalittico ci sono poi i teatranti che mettono in scena una pièce ai piedi del Ponte abbandonato di Lamezia che fa da palco e quinta surreale alla rappresentazione in cui Sauro e Giocondo incappano nel loro peregrinare.

Il mestiere ha toccato poi anche le zone di Jesi e Ancona nelle Marche. “Il Mestiereè un film sulla sopravvivenza in un mondo in cui non c'è più tempo per elaborare il lutto. Quello de Il mestiere è un cinema in cui il territorio diventa personaggio. Sono tutti luoghi sospesi che possono appartenere al passato quanto al futuro”, conclude il regista.

Il mestiere è tratto da una sceneggiatura vincitrice del Premio Solinas di Massimo De Angelis, è una produzione Mad Entertainment, Dude Originals e Art of Panic in collaborazione con Rai Cinema, coprodotto da Umedia e Rosebud Entertainment Films in collaborazione con uFund, opera realizzata e distribuita con il contributo di Ministero della Cultura - Fondo per lo Sviluppo degli Investimenti nel cinema e nell’audiovisivo; con il contributo di Fondazione Calabria Film Commission, Lazio Cinema International, Regione Campania e Film Commission Regione Campania; vendite internazionali affidate a True Colours. Distribuzione italiana I Wonder Pictures.

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