VENEZIA - Immaginare la fine professionale quando la propria carriera è in piena ascesa. Farlo senza prudenza, senza protezione, mettendosi direttamente al centro del disastro, con una quantità di ironia sufficiente a mettere in discussione ogni mito, in primis quello della propria carriera. È Peccato, la serie Max Original di Emanuela Fanelli, per la regia di Valerio Vestoso, presentata alla 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, nella sezione Venice Open - Fuori Concorso.
Una mockumentary comedy in sei episodi - in onda su HBO Max dal 2 ottobre - ambientata nel 2049, in cui Fanelli interpreta una versione futura di se stessa. Ha 63 anni, non lavora più come attrice e vive appartata in un piccolo paese della Valle d’Aosta. Non recita più e il suo nome è finito nell’assoluto oblio. Da qui parte il falso documentario che prova a ricostruire che cosa sia successo alla sua tumultuosa vita e carriera, e che cosa l'abbia portata alla scomparsa dalla scena pubblica.
L’idea, racconta Fanelli, nasce dall’osservazione di un certo modo di rappresentare oggi il racconto biografico: da una parte i documentari celebrativi sulle carriere, anche di chi è ancora in vita, dall’altra la retorica della caduta raccontata come inciampo necessario per la nuova ascesa. “Mi divertiva raccontare invece il fallimento puro, senza veli, e usare me stessa per farlo”. È qui che Peccato trova il suo motore comico: nell'immaginare la caduta mentre si è in una fase importante della carriera e nel trasformare l’ansia per ciò che potrebbe andare storto in una storia autoironica e sprezzante.
La Fanelli del futuro è presuntuosa, egocentrica, mitomane, una donna che si è raccontata parecchie bugie. Ma la serie non vuole ridicolizzarla. L’obiettivo è che, dietro frottole e autocelebrazione, emerga una certa forma di tenerezza: “Mi piacerebbe che il pubblico si divertisse, e poi a un certo punto, magari a sorpresa, pensasse: Mi fa un po’ tenerezza però questa donna qua'.” Perché la protagonista non è soltanto una donna che mente agli altri, è pure una donna che ha costruito un racconto di sé per sopportare l'amarezza della delusione. “In realtà il mondo dello spettacolo è più un pretesto per poi arrivare a raccontare la storia di una donna che, a un certo punto, matura, si ritrova a dire che forse questa non era la vita che voleva”.
La serie è prodotta da Mattia Guerra per Be Water Film, con la partecipazione di HBO Max, in collaborazione con Rai Cinema, con il sostegno di Fondazione Film Commission Vallée d’Aoste.
Girata tra Lazio, con set a Roma per sei settimane da gennaio 2026, e Val d’Aosta. Le riprese valdostane si sono svolte nella seconda metà di febbraio 2026 a Gressoney-Saint-Jean, località turistica a 1385 metri di altitudine ai piedi del Monte Rosa. Il salto geografico è anche un percorso emotivo: Roma rappresenta l’identità, il mestiere, l’ambizione, il mondo dello spettacolo italiano e la costruzione pubblica del personaggio dell'attrice. La Valle d’Aosta è un luogo periferico, che appartiene alla solitudine, il punto di arrivo lontano dai riflettori, dai red carpet e dalla sovraesposizione mediatica, quasi naturale contrappunto alla sovraesposizione patinata dello spettacolo.
Per funzionare al meglio Peccato aveva bisogno che il mondo dello spettacolo accettasse di entrare in prima persona nel gioco, e a farlo sono stati anche volti inaspettati. Il meccanismo è quello della complicità: persone conosciute dal pubblico che accettano di giocare con la propria immagine. “Abbiamo assunto tantissimi attori che si sono divertiti a snaturarsi, a prendersi in giro, a giocare sul loro cliché”. Lunga la serie di partecipazioni e apparizioni, anche inusuali come quella di Antonio Ricci, che ha permesso alla serie di giocare con Striscia la notizia e compare a sua volta nel progetto. Tra gli altri ‘complici’ Alessandro Borghi, Sabrina Ferilli, Ferzan Özpetek, Valerio Mastandrea, Anna Bonaiuto, Geppi Cucciari, Massimo De Lorenzo, Francesca Archibugi, Paolo Virzì, Paolo Genovese, Malcom Pagani e Paola Cortellesi, e anche diversi volti conosciuti del mondo dell’audiovisivo da Gianni Canova a Piera Detassis, Giovanni Floris, Gigi Marzullo, Tullio Solenghi, Tommaso Zorzi.
Con le sue trovate ironiche e irriverenti Peccato prende in giro il mondo dello spettacolo, i suoi riti, le sue vanità, il suo “circoletto”, le ossessioni, i cliché e persino la protagonista stessa. Ma sotto la comicità c’è una domanda più profonda che riguarda tutti da vicino: se domani nessuno ci riconoscesse più per quello che facciamo, sapremmo ancora riconoscerci?