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'Scherzetto': Servillo e Martone, un balcone su Napoli e sul passato

10-09-2026 Carmen Diotaiuti Tempo di lettura: 6 minuti

VENEZIA - Un uomo che sente la vecchiaia avvicinarsi e un bambino che ha davanti tutta la vita. In mezzo c’è Napoli. C’è una casa rimasta quasi congelata nel tempo. Ci sono i disegni di un illustratore di successo, la sua crisi artistica, la memoria del padre, il matrimonio della figlia, il passato che ritorna e un bambino irrequieto che arriva e rompe l’ordine del mondo adulto. Ci sono film in cui una città fa da sfondo e film in cui la città, pur mostrandosi poco, è uno dei personaggi. Scherzetto, il nuovo film di Mario Martone presentato alla Mostra di Venezia fuori concorso, appartiene alla seconda categoria. Napoli non è soltanto il luogo nel quale Daniele Mallarico, illustratore napoletano trasferitosi da anni a Milano, torna per accudire per quattro giorni il nipote Mario. È il luogo della memoria, dell’infanzia, delle origini, delle colpe, delle fughe e soprattutto dei fantasmi.

Il film, tratto dall’omonimo romanzo di Domenico Starnone e scritto da Martone insieme a Ippolita Di Majo, mette al centro Toni Servillo nei panni di Daniele e il giovanissimo e sorprendente Lorenzo Perrotta in quelli del nipote Mario. Serena Rossi interpreta Betta, la figlia di Daniele rimasta tenacemente nella casa di famiglia. La storia si concentra quasi interamente nell'abitazione e sul suo balcone, trasformando uno spazio domestico in un campo di battaglia generazionale tra nonno e nipote.

Prodotto da MAD Entertainment con Rai Cinema, EDI e Picomedia, Scherzetto arriverà prossimamente nelle sale con 01 Distribution.

Napoli come origine, Napoli come fantasma

Mario Martone non ha avuto bisogno di cercare una particolare chiave per entrare nel romanzo. La chiave, ha raccontato, era già nella sua biografia e nelle sue origini. “Sono un lettore di tutti i libri di Domenico Starnone”, ha spiegato. Poi il discorso è diventato inevitabilmente personale. “Nel mio caso, napoletano nato nel 1959, avendo vissuto in una famiglia dove una certa cultura napoletana patriarcale è stata sicuramente dominante, in tanti dei romanzi di Domenico Starnone ho trovato risonanze, echi, cose che mi hanno toccato anche di carattere più speciale”. E tra queste risonanze ci sono proprio gli elementi che nel film assumono un peso quasi fisico: “Questo discorso sui balconi, sul vuoto, tutte cose che, in un modo o in un altro, mi sono appartenute e mi appartengono”.

Per Martone Scherzetto aveva anche un'altra caratteristica decisiva: il suo essere un romanzo ‘prismatico’, che gli ha dato la possibilità di “fare un film con tante facce: una parte comica, una parte drammatica, una parte inquietante. "È una ghost story, è una riflessione, una meditazione sul tempo che passa e sulla vita in un momento di ripensamenti. Un film sull’arte e su che cos’è la creazione, un film sull’origine caotica del mondo rappresentata da una creatura di cinque anni che appare sulla scena del mondo senza nulla sapere, ed è pronta a sconvolgerlo".

Il balcone, il vuoto e i fantasmi

Daniele, il protagonista, ha lasciato Napoli da molti anni. Vive a Milano, frequenta una borghesia intellettuale, è diventato un artista famoso, un venerato maestro. Ma la sua è un’origine popolare, napoletana, e la storia gli mette davanti una domanda che è insieme artistica, familiare e identitaria: chi è davvero quell’uomo che ha costruito la propria vita lontano da casa? Quello che fa come artista corrisponde alla sua parte più profonda o ha costruito un’immagine di sé sull’idea e sul credito che gli è stato attribuito nel corso degli anni?  

È qui che Napoli diventa qualcosa di più di una città lasciata alle spalle. È la parte di sé che Daniele ha provato a superare ma che torna a presentargli il conto. Il ritorno di Daniele a Napoli non è soltanto un ritorno geografico, è un ritorno dentro la propria famiglia e dentro un preciso archetipo maschile con cui fare i conti. Il balcone non è solo un elemento architettonico: è una soglia. Dentro e fuori, passato e presente, Napoli e Milano, memoria e realtà. Daniele è tornato nella casa che aveva lasciato, e in quella casa ritrova una versione di sé che aveva cercato di mettere a distanza. Ritrova il fantasma di se stesso se fosse rimasto a vivere lì.

Il balcone diventa il luogo nel quale il dentro e il fuori si incontrano. Daniele è dentro la casa, Napoli è fuori. Ma Napoli entra continuamente attraverso le voci, i rumori, la strada, il passato. È anche il luogo nel quale il rapporto tra nonno e nipote raggiunge uno dei suoi momenti più significativi. “Nel momento in cui sono sul balcone, uno fuori e uno dentro, questo gioco raggiunge il suo apice - sottolinea Servillo - e diventano due bambini che quando giocano intorno non hanno più niente, ci sono soltanto loro due”.

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