Un viaggio nelle strutture verticali di Genova. Impianti architettonici che, nel corso dei secoli, hanno permesso alla città, costruita su un territorio impervio, di elevarsi dal mare verso il cielo, e che diventano oggi protagonisti del filmdoc di Alessandro Bazzana La città verticale…ma non ci siamo già visti? prodotto da Calima Entertainment, e realizzato con il contributo allo sviluppo di FILSE Liguria (bando PR FESR 2021/27). Girato a Genova con la collaborazione della Genova Liguria Film Commission, il film racconta una città in cui epoche storiche diverse si sovrappongono e si stratificano e in cui si inseriscono le strutture che le hanno fatto conquistare il nome di “città verticale”, simboli di progresso architettonico e ingegneristico e capaci di consentire una viabilità che sembrava impossibile, sostituendo le infinite creuze con un nuovo modo di muoversi. La funicolare Zecca-Righi, che raggiunge le colline, e quella di Sant’Anna, la più antica d’Italia; l’ascensore di Montegalletto, unico al mondo che combina un percorso orizzontale e verticale, e quello di Castelletto, splendido esemplare di art-decò; la Cremagliera di Granarolo, mezzo storico, e l’antichissima Lanterna, che si innalza fiera come simbolo dell’identità della città.
Il film mette insieme contenuti documentaristici, immagini d’epoca e fiction, alternando riprese in piano sequenza e interviste in cui anche gli storici e i tecnici che intervengono diventano attori in scena: Anna, interpretata da Laura Repetto, appassionata di architettura e cultura locale, guida i turisti tra i vicoli della città e sogna di realizzare un documentario. L’incontro casuale con Marco, giovane aspirante documentarista interpretato da Matteo Traverso, sarà la scintilla che li condurrà a riscoprire Genova tra sopralluoghi e riprese, aiutati dai loro migliori amici Andrea (Samuele Maragliano) e Giulia (Giulia Bernabò Di Negro). Tra i protagonisti Giorgio Primicerio, che veste i panni di Ottavio, importante guida attraverso i simboli della città.
“È un progetto che avevo in testa da qualche anno, dal momento in cui sono arrivato a Genova, quando a colpirmi sono state proprio le sue strutture di trasporto verso l’alto, indispensabili e particolarissime per una città che, stretta davanti al mare, si è sviluppata sulle alture retrostanti - racconta il regista Alessandro Bazzana - Viviamo in un epoca di grandi cambiamenti, dove tutto si consuma a una velocità impressionante, le amicizie, gli amori, le abitudini di vita… riscoprire una dimensione che, lenta ma fondamentale, ancora oggi è il fulcro di un sistema che permette a una città di vivere e di splendere ci è sembrata una metafora di cui abbiamo necessariamente bisogno ora più che mai. Recuperare valori e tempi a cui le nuove generazioni non sembrano fare neppure più caso è la spinta per trovare la propria identità. Questa è una piccola favola metropolitana che racconta noi stessi, i nostri dubbi e le nostre fragilità e, nello stesso tempo, fornisce gli strumenti per tornare a incuriosirsi e a trovare il proprio posto nel mondo. Intrecciare il documentario, che viene raccontato da specialisti, tecnici, storici e profondi conoscitori della città di Genova, con la fiction e la recitazione di giovani bravissimi attori del Teatro Nazionale di Genova, della Quinta Praticabile e del CFA, è la sfida più difficile che vuole portare lo spettatore “dentro” la storia, in tutti i sensi, quella raccontata e quella recitata. Così lo storico che racconta uno dei fari più antichi d’Europa ed ancora in funzione che è il simbolo della città diventa attore lui stesso all’interno del racconto e troveremo i responsabili dell’impiantistica locale raccontarci le strutture proprio all’interno delle scene”.
La storia di Anna e Marco diventa così metafora di una necessità più grande: “vivere è azione, vivere è salire”, superare il piano uniforme e piatto della comunicazione virtuale per ritrovare emozioni autentiche e relazioni reali. "Osservare l’orizzonte sviluppa la capacità di guardare oltre, cercare soluzioni, ampliare il modo di pensare - prosegue la produttrice genovese Manuela Bianchi - . L’obiettivo è raccontare bellezza: quella della città, quella del sapere, quella dei ragazzi di una nuova generazione che va capita ed ascoltata. Per farlo bisogna elevarsi, bisogna ampliare la propria visione, aprire le porte della diffidenza e della autodifesa che Genova e Genovesi hanno sviluppato nei secoli come facciata per scoprirne il grande cuore e i grandi valori che li contraddistinguono”.