Nata dalla spinta della stessa sua interprete protagonista Luisa Ranieri, rimasta fortemente ispirata dalla figura reale della dirigente scolastica Eugenia Carfora, La preside diretta da Luca Miniero è la nuova serie, presentata alla 20ª Festa del Cinema di Roma e in onda dal 12 gennaio su Rai 1 in quattro serate, che propone un racconto di quotidiano eroismo di periferia dal sapore universale.
La preside è la storia di Eugenia Liguori (Luisa Ranieri), che accetta l’incarico di diventare dirigente scolastica dell’Istituto Anna Maria Ortese, una sfida rifiutata da tutti i suoi colleghi perché la scuola è situata in una delle zone più degradate della periferia di Napoli, Caivano. Ma Eugenia ha la voglia, l’entusiasmo, la forza e il coraggio di mettersi in gioco perché il suo principale obiettivo è offrire soprattutto ai ragazzi delle zone più difficili un’altra possibilità e una prospettiva diversa da quella angusta e deprimente di un quartiere corrotto dalla criminalità.
La serie, prodotta da Bibi Film TV e Zocotoco in collaborazione con Rai Fiction, ha visto il coinvolgimento anche di Luca Zingaretti come autore insieme a Cristiana Farina e Maurizio Careddu. I tre sceneggiatori insieme a Luisa Ranieri si sono recati spesso a Caivano e hanno avuto modo non solo di conoscere il territorio e le sue problematiche, ma anche di osservare in prima persona il lavoro ostinato e appassionato di Eugenia Carfora, che attraverso la riqualificazione di una scuola ha potuto lasciare un segno di speranza e di miglioramento sull’intero quartiere.
Tuttavia, era nelle intenzioni di tutti riuscire a dare a questa storia un respiro universale, perché fosse da esempio di buona pratica, scolastica e umana, per qualsiasi realtà degradata di periferia. “Non ci interessava raccontare veramente Caivano – spiega Miniero – ma una periferia simbolica, cinematografica, capace di contenere la nostra storia”.
Proprio per questo La preside non è stata girata a Caivano, ma nella periferia est di Napoli, in particolare tra San Giovanni a Teduccio e Portici: luoghi identitari segnati da trasformazioni urbanistiche e industriali, dove i murales monumentali di Jorit diventano spesso fondale visivo riconoscibile. “Napoli è una città molto mischiata – racconta Luisa Ranieri – non esistono confini netti tra quartieri, classi o provenienze. Questo crea una grande ricchezza e colore”.
Miniero descrive quelle location come “quartiere-prigione”, attraversato da ombre e margini ma anche da una potenziale vitalità: “Abbiamo cercato di trasmettere il senso di un quartiere che attraverso l’azione riformatrice di questa preside riesce a cambiare. I problemi restano, ma l’influenza della scuola è fortissima”. Il regista ha sottolineato anche come la troupe sia stata accolta e integrata nel tessuto urbano: “Siamo un po' diventati parte di questo quartiere periferico che ci ha ospitati per settimane. È stato molto interessante anche confrontarci con la gente del posto, siamo un po' diventati parte di questo quartiere periferico che ci ha ospitati per diverse settimane. Attraverso le comparse siamo riusciti poi a restituire la storia delle persone, anche se non erano quelle di Caivano, con uno sguardo molto realistico".
Durante la conferenza stampa, Carfora ha spostato ulteriormente il focus sulla periferia come città nella città: “Le periferie sono speciali perché si aiutano fra di loro. Escono gioielli enormi, basta che qualcuno ci creda”. Per lei, il territorio non è solo sfondo ma “ecosistema educativo”, in cui scuola, chiesa e caserma formano un triangolo che può generare comunità.
Questo dialogo tra territorio reale e territorio narrativo rafforza la natura della serie, che usa il paesaggio urbano per alludere alle periferie di qualunque latitudine: non solo Caivano, non solo Napoli, ma tutte le aree segnate da dispersione scolastica e marginalità. La fotografia curata da Francesco Di Pierro ha arricchito di spessore e calore anche gli ambienti più brutali, ricercando la poesia attraverso tinte naturali.
“Abbiamo scelto di rappresentare una periferia anche simbolica, non ci interessava raccontare veramente Caivano – spiega il regista Luca Miniero - Volevamo raccontare un posto che fosse cinematografico e che riuscisse a contenere la nostra storia, più che la sola realtà di Caivano. Ovviamente i problemi di queste periferie restano, ma l’influenza della scuola è forte”.
Ne La preside giocano poi due aspetti narrativi che si integrano: quello professionale e umano della protagonista a scuola nel suo impegno quotidiano con i ragazzi e quello più personale e intimo della vita familiare della preside. "La dualità tra le due vite della protagonista, quella lavorativa e quella privata, sono sottolineate da una precisa scelta delle location: da un lato la famiglia a Portici, placida e con il suo sfogo sul mare, dall’altra San Giovanni a Teduccio (qui nelle vesti di Caivano), piena di ombre, misteriosa e affascinante - spiega il regista - Il lavoro di scenografia di Giada Esposito è stato determinante per raccontare questa storia di speranza. La scuola, il cuore pulsante della vicenda, è il segno tangibile e visibile che le cose si possono cambiare: un pezzo alla volta la vediamo trasformarsi da discarica a moderno istituto superiore, e così anche i suoi studenti, contagiati dalla voglia di migliorarsi".