RICCIONE – Sulla scia del successo di Un professore e La preside, Rai Fiction presenta all’Italian Global Series 2026 Tutto l’amore che resta, serie prodotta da Fabula Pictures che mette al centro del racconto i ragazzi e la scuola, ma questa volta nella prospettiva della disabilità. Dopo il professore Alessandro Gassmann e la preside Luisa Ranieri, questa volta c’è Raoul Bova nei panni di un illuminato dirigente scolastico di un liceo di Frascati che ha scelto di impegnarsi a far diventare il suo istituto più inclusivo possibile. Nel cast al fianco di Bova ci sono anche Giulia Bevilacqua, Gloria Harvey, Francesco Leo, Anna Favella, Adriana Savarese, Fiorenza Pieri, Federica Pagliaroli e Chiara Bordi.
Adattamento italiano della serie francese Lycée Toulouse-Lautrec, Tutto l’amore che resta è diretta dallo stesso Andrea Rebuzzi già regista di Un professore 3. La serie è un teen drama che senza pietismo mette al centro il tema della disabilità e dell’inclusione nell’universo dei liceali, prestando soprattutto grande attenzione alle sfide, alle emozioni, ai disagi e alle piccole e grandi conquiste degli adolescenti, a prescindere dalla conformità o meno del loro aspetto e dei loro corpi.
Stefano (Raoul Bova) è il preside di un istituto scolastico in cui l’inclusione non è un principio astratto, ma una sfida quotidiana. Vittoria (Gloria Harvey) è una diciassettenne della Roma bene costretta a trasferirsi in provincia, a Frascati, dopo che la madre ha iscritto il fratello autistico Matteo al Liceo Hellen Keller, un istituto scolastico specializzato nel fornire supporto pratico ed emotivo ad alunni con disabilità e alle loro famiglie. Dopo l’iniziale rifiuto della nuova realtà in cui si trova, Vittoria dovrà superare i suoi pregiudizi per diventare parte di un gruppo di amici affiatati, alle prese con i problemi tipici dell’adolescenza, in un percorso che vede tutti i personaggi affrontare i propri limiti.
Alla ricerca di un messaggio forte e positivo per le nuove generazioni, il produttore Nicola de Angelis per Fabula Pictures ha visto in questo adattamento dalla serie francese creata da Fanny Riedberger la possibilità di restituire un racconto che potesse anche superare l’originale. “Sin dal suo concepimento questa serie ha mostrato di avere una forza molto più radicata sul territorio. Questo racconto descrive il sogno non utopico di qualcosa che in Italia non esiste ancora, ma che può ancora cambiare”, dice de Angelis a Riccione.
L’idea alla base del Liceo Hellen Keller di Tutto l’amore che resta (scheda set) è quella di rendere la scuola un luogo inclusivo in cui ogni studente possa trovare uno spazio di apprendimento e di crescita equo ed inclusivo. Il regista Andrea Rebuzzi racconta le sfide più importanti che la versione italiana ha voluto affrontare: “L’obiettivo ero quello di non rendere la disabilità il tema principale. Abbiamo cercato di considerare la disabilità come qualcosa che accompagna la vita di questi ragazzi e ragazze, ma che non stigmatizzasse le loro vite. La cosa bella di questa serie è che racconta storie di giovani, sia con che senza disabilità, ma anche di tutto il mondo che li circonda”.
Inoltre, diversamente rispetto alla serie francese, Tutto l’amore che resta sceglie di ambientare la storia in una scuola pubblica. “Il fatto che si tratti di una scuola pubblica ci ha posto di fronte ad una serie di questioni da superare, non ultima quella del budget e delle location – spiega Rebuzzi – Raccontare una scuola pubblica inclusiva significa infatti restituire delle strutture che non esistono attualmente e che hanno bisogno di una ingente quantità di lavori”.
Tutto l'amore che resta è prodotta da Rai Fiction e Fabula Pictures e sarà disponibile in autunno su Rai 1.