Gioia mia, opera prima di Margherita Spampinato, racconta la storia di un bambino che compie un viaggio a ritroso nel tempo quando viene mandato a trascorrere le vacanze estive in Sicilia, ospite di un’anziana zia. La donna vive nella stessa casa in cui è nata e cresciuta, un luogo dove la tecnologia non è mai entrata e ogni oggetto conserva da sempre il suo posto, un luogo fermo nel tempo.
Il film esplora i limiti e le contraddizioni dei mondi opposti cui appartengono i due protagonisti: quello moderno, veloce e tecnologico dell’undicenne Nico, e quello antico, lento e misterioso della zia Gela, popolato da angeli e spiriti, dominato da un senso magico della religione e intriso di superstizione.
La nostalgia è l’emozione dominante del racconto ed è all’origine della domanda che ha fatto nascere l’idea di questa storia, ovvero: dov’è finito quel tempo estivo dell’infanzia, quelle lunghe giornate calde, lente e noiose, quei pomeriggi senza scuola ne’ impegni, senza attività strutturate, senza nulla da dover dimostrare, quando nonne e anziane zie raccontavano ai bambini favole spaventose, ricordi di famiglia inquietanti, superstizioni e vecchie leggende?
Le riprese si sono svolte a Trapani. Tra i luoghi distintivi della città presenti nel film, la cupola del duomo, la visibile dalla terrazza del palazzo di Gela, dove le lenzuola sono eternamente stese al vento. La trecentesca Cattedrale di San Lorenzo sorge nel cuore di corso Vittorio Emanuele, detto anche La Loggia, principale via cittadina. La scena al mare è girata presso la spiaggia sotto le mura di Tramontana, tratto di litorale urbano parallelo alle storiche mura trapanesi.
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Gioia mia, opera prima di Margherita Spampinato, racconta la storia di un bambino che compie un viaggio a ritroso nel tempo quando viene mandato a trascorrere le vacanze estive in Sicilia, ospite di un’anziana zia. La donna vive nella stessa casa in cui è nata e cresciuta, un luogo dove la tecnologia non è mai entrata e ogni oggetto conserva da sempre il suo posto, un luogo fermo nel tempo.
Il film esplora i limiti e le contraddizioni dei mondi opposti cui appartengono i due protagonisti: quello moderno, veloce e tecnologico dell’undicenne Nico, e quello antico, lento e misterioso della zia Gela, popolato da angeli e spiriti, dominato da un senso magico della religione e intriso di superstizione.
La nostalgia è l’emozione dominante del racconto ed è all’origine della domanda che ha fatto nascere l’idea di questa storia, ovvero: dov’è finito quel tempo estivo dell’infanzia, quelle lunghe giornate calde, lente e noiose, quei pomeriggi senza scuola ne’ impegni, senza attività strutturate, senza nulla da dover dimostrare, quando nonne e anziane zie raccontavano ai bambini favole spaventose, ricordi di famiglia inquietanti, superstizioni e vecchie leggende?
Le riprese si sono svolte a Trapani. Tra i luoghi distintivi della città presenti nel film, la cupola del duomo, la visibile dalla terrazza del palazzo di Gela, dove le lenzuola sono eternamente stese al vento. La trecentesca Cattedrale di San Lorenzo sorge nel cuore di corso Vittorio Emanuele, detto anche La Loggia, principale via cittadina. La scena al mare è girata presso la spiaggia sotto le mura di Tramontana, tratto di litorale urbano parallelo alle storiche mura trapanesi.
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Nico, un bambino vivace, scontroso e impertinente, cresciuto in una famiglia laica, in un mondo moderno, tecnologico e iperconnesso, è costretto a passare l’estate in Sicilia, ospite di un’anziana zia signorina religiosissima e scorbutica che vive sola, in un antico palazzo pieno di leggende e superstizioni, senza wi-fi né elettrodomestici, senza nessun tipo di tecnologia, completamente fuori dal tempo.
La zia lo accoglie con fastidio, cerca di inserirlo con prepotenza nel suo mondo popolato da angeli e spiriti, dominato da un senso magico della religione.
Lo scontro tra modernità e passato, tra ragione e religione, tra velocità e lentezza, segna l’inizio del loro burrascoso rapporto. Eppure pian piano, nasce un legame profondo di cui entrambi non sapevano di avere bisogno.