L’estate che finì due volte diretto da Matteo Incollu e da lui scritto con Daryl Putzu, Sergio Pintore, Stefano Cau, è il film presentato in prima mondiale e in concorso nella sezione Locarno Kids Screenings dedicata ai giovani spettatori del 79° Locarno Film Festival. Tra i paesaggi selvaggi della Sardegna, attraverso gli occhi e la curiosità di Alessandra, una bambina con la capacità di vedere i fantasmi, il film tra l’onirico e il reale è un racconto sulla perdita e sul desiderio ostinato di trattenere chi non c'è più.
“L'estate che finì due volte nasce in un punto imprecisato della mia adolescenza, nei lunghi pomeriggi estivi trascorsi con i miei nonni in un piccolo paese della Sardegna. È in quei giorni che ha silenziosamente preso forma il mio immaginario: un luogo in cui i confini tra ciò che è reale e ciò che è immaginato sbiadiscono sotto il sole", spiega Matteo Incollu.
il film è stato interamente girato in Sardegna, tra Cagliari e Genoni, nell'area della Marmilla, i cui territori e atmosfere hanno ispirato l'immaginario del regista legato alle estati della sua infanzia. Le riprese e i set del film si muovono tra i paesaggi rurali e i laghi dell'isola, campagne e vecchie case padronali tipiche dell'entroterra sardo, che fanno da sfondo alla storia di formazione della piccola Alessandra.
"Questo film racconta i miei due mondi giovanili. Da una parte c'è quello esteriore: l'estate, l'amicizia, le esplorazioni proibite, i pomeriggi in cui tornavi a casa miracolosamente vivo, dopo un'avventura pericolosa, mai confessata. Dall'altra c'è un mondo più silenzioso, fatto di paure, mancanze e di una prima, confusa consapevolezza della morte - continua il regista - Sono cresciuto in un paese dove i fatti diventano leggende. Un episodio vero (una persona scomparsa, una casa abbandonata, un incidente in montagna), col tempo si trasforma in storia, passa di bocca in bocca e finisce per appartenere a tutti. Così le storie di fantasmi che ascoltavo erano in realtà storie di persone reali, le cui immagini continuavano a persistere sotto la superficie dei luoghi che avevano abitato. In quel mondo il soprannaturale era semplicemente parte della vita di tutti i giorni, e le volontà dei morti continuavano a echeggiare tra i vivi con la stessa forza”.
Leggi anche:
L’estate che finì due volte diretto da Matteo Incollu e da lui scritto con Daryl Putzu, Sergio Pintore, Stefano Cau, è il film presentato in prima mondiale e in concorso nella sezione Locarno Kids Screenings dedicata ai giovani spettatori del 79° Locarno Film Festival. Tra i paesaggi selvaggi della Sardegna, attraverso gli occhi e la curiosità di Alessandra, una bambina con la capacità di vedere i fantasmi, il film tra l’onirico e il reale è un racconto sulla perdita e sul desiderio ostinato di trattenere chi non c'è più.
“L'estate che finì due volte nasce in un punto imprecisato della mia adolescenza, nei lunghi pomeriggi estivi trascorsi con i miei nonni in un piccolo paese della Sardegna. È in quei giorni che ha silenziosamente preso forma il mio immaginario: un luogo in cui i confini tra ciò che è reale e ciò che è immaginato sbiadiscono sotto il sole", spiega Matteo Incollu.
il film è stato interamente girato in Sardegna, tra Cagliari e Genoni, nell'area della Marmilla, i cui territori e atmosfere hanno ispirato l'immaginario del regista legato alle estati della sua infanzia. Le riprese e i set del film si muovono tra i paesaggi rurali e i laghi dell'isola, campagne e vecchie case padronali tipiche dell'entroterra sardo, che fanno da sfondo alla storia di formazione della piccola Alessandra.
"Questo film racconta i miei due mondi giovanili. Da una parte c'è quello esteriore: l'estate, l'amicizia, le esplorazioni proibite, i pomeriggi in cui tornavi a casa miracolosamente vivo, dopo un'avventura pericolosa, mai confessata. Dall'altra c'è un mondo più silenzioso, fatto di paure, mancanze e di una prima, confusa consapevolezza della morte - continua il regista - Sono cresciuto in un paese dove i fatti diventano leggende. Un episodio vero (una persona scomparsa, una casa abbandonata, un incidente in montagna), col tempo si trasforma in storia, passa di bocca in bocca e finisce per appartenere a tutti. Così le storie di fantasmi che ascoltavo erano in realtà storie di persone reali, le cui immagini continuavano a persistere sotto la superficie dei luoghi che avevano abitato. In quel mondo il soprannaturale era semplicemente parte della vita di tutti i giorni, e le volontà dei morti continuavano a echeggiare tra i vivi con la stessa forza”.
Leggi anche:
All'inizio dell'estate, sulla riva del lago dove giocano da sempre, Alessandra e Matteo trovano una vecchia barca e decidono di rimetterla in sesto. In seguito a una sfida coi bulli del paese, Alessandra deve dimostrare il proprio coraggio: varcare la soglia della casa maledetta che tutti temono. Da quel momento Alessandra scopre di avere un dono inquietante: riesce a vedere i morti. Ha undici anni. Da quando la madre è scomparsa, vive sola con il padre, un musicista jazz, in una vecchia casa padronale ai margini del mondo dei vivi, a guardia dei campi. Donne in nero che ridono, uomini spettrali che affiorano dall'acqua del lago, bambini senza nome fermi sotto il sole: da quando il suo sguardo è cambiato, Alessandra vede presenze ovunque, sempre più nitide, sempre più opprimenti, nella luce spietata dell'estate. Eppure, l'unico fantasma che non le si manifesta è proprio quello di sua madre. Spinta dal bisogno di capire il proprio passato, e nel disperato tentativo di restare ancorata alla realtà, Alessandra cerca aiuto nel suo amico Matteo. Ma i due non riescono più a comprendersi, e anche lui si allontana. Rimasta sola, attratta dai riflessi luminosi del regno dei morti, si lascia scivolare troppo a fondo in quell'altra realtà, sempre più lontano da casa, fino al confine che nessuno dovrebbe mai attraversare.