Il Mestiere, l'opera prima di Beppe Tufarulo Crotone, è stata presentata alle Notti Veneziane sezione delle Giornate degli Autori durante l'83^ Mostra del Cinema di Venezia.
Ha per protagonista Sauro Cantafame (Luigi Lo Cascio) che di mestiere "aggiusta" i morti. Nei corpi degli anziani defunti monta dei cuori meccanici così che sembrino vivi. E con questo trucco le famiglie continuano a riscuotere la pensione. Con la sua Apecar attraversa un Sud di frontiera, violento, lunare, tra la realtà e l'inverosimile.
"Sauro Cantafame, antieroe tragico fa un mestiere illegale per le regole scritte, sacro per necessità – racconta Tufarulo. – Nel suo mondo la morte non è la fine di qualcosa: è una risorsa. Il Mestiere è un film su un Sud che non esiste sulle mappe. Un Sud tribale, periferico e senza certezze, una sorta di west senza leggi dove le regole sono saltate e con loro anche la distinzione tra ciò che è vero e ciò che è inventato. Ho cercato una terra di frontiera, sospesa in una luce che è già notte anche quando è ancora giorno. Il paesaggio non fa da sfondo: agisce, giudica, a volte perdona. È il terzo personaggio della storia. E dentro questo paesaggio c'è una periferia rarefatta in cui la solitudine dei protagonisti prende forma. Si limita a esistere.
Tutto è reale e surreale insieme: compagnie teatrali che recitano Shakespeare sull'orlo di ponti rotti, supermarket di uffici religiosi, montagne bianche di frigoriferi da scalare, cave escavate come canyon, orme umane di milioni d'anni prima. I personaggi vivono e sopravvivono in questo mondo tra la pietà e la violenza, tra l'accettazione e la speranza, tra l'ironia e il dramma, sottomessi, spesso devoti o succubi, a un potere sovrastante che esige dazi materiali e morali. Sauro Cantafame e Giocondo Infelice attraversano questo dedalo sulla loro Apecar rossa, e da ogni tappa portano via qualcosa che li cambia, senza saperlo ancora".
Questo Sud tribale senza confini definiti né regole sociali e relazioni profonde il regista lo ha ricostruito principalmente Calabria: i Calanchi di Cutro, scenario che aveva ospitato parte del set de Il Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini (1964), si compone di vaste distese di dune argillose alle pendici della Sila, tra Cutro, Roccabernarda, Crotone e Isola di Capo Rizzuto.
La casa di Giocondo Infelice (Riccardo Maiello) il ragazzo che Sauro decide di prendere sotto la sua ala protettiva si trova a Fondo Gesù, quartiere di Crotone situato lungo la sponda destra del fiume Esaro. Il palco improvvisato dove alcuni teatranti mettono in scena una pièce su Shakespeare si trova ai piedi del ponte abbandonato di Lamezia.
Parte del film è stato girato anche nelle zone di Jesi e Ancona nelle Marche.
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Il Mestiere, l'opera prima di Beppe Tufarulo Crotone, è stata presentata alle Notti Veneziane sezione delle Giornate degli Autori durante l'83^ Mostra del Cinema di Venezia.
Ha per protagonista Sauro Cantafame (Luigi Lo Cascio) che di mestiere "aggiusta" i morti. Nei corpi degli anziani defunti monta dei cuori meccanici così che sembrino vivi. E con questo trucco le famiglie continuano a riscuotere la pensione. Con la sua Apecar attraversa un Sud di frontiera, violento, lunare, tra la realtà e l'inverosimile.
"Sauro Cantafame, antieroe tragico fa un mestiere illegale per le regole scritte, sacro per necessità – racconta Tufarulo. – Nel suo mondo la morte non è la fine di qualcosa: è una risorsa. Il Mestiere è un film su un Sud che non esiste sulle mappe. Un Sud tribale, periferico e senza certezze, una sorta di west senza leggi dove le regole sono saltate e con loro anche la distinzione tra ciò che è vero e ciò che è inventato. Ho cercato una terra di frontiera, sospesa in una luce che è già notte anche quando è ancora giorno. Il paesaggio non fa da sfondo: agisce, giudica, a volte perdona. È il terzo personaggio della storia. E dentro questo paesaggio c'è una periferia rarefatta in cui la solitudine dei protagonisti prende forma. Si limita a esistere.
Tutto è reale e surreale insieme: compagnie teatrali che recitano Shakespeare sull'orlo di ponti rotti, supermarket di uffici religiosi, montagne bianche di frigoriferi da scalare, cave escavate come canyon, orme umane di milioni d'anni prima. I personaggi vivono e sopravvivono in questo mondo tra la pietà e la violenza, tra l'accettazione e la speranza, tra l'ironia e il dramma, sottomessi, spesso devoti o succubi, a un potere sovrastante che esige dazi materiali e morali. Sauro Cantafame e Giocondo Infelice attraversano questo dedalo sulla loro Apecar rossa, e da ogni tappa portano via qualcosa che li cambia, senza saperlo ancora".
Questo Sud tribale senza confini definiti né regole sociali e relazioni profonde il regista lo ha ricostruito principalmente Calabria: i Calanchi di Cutro, scenario che aveva ospitato parte del set de Il Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini (1964), si compone di vaste distese di dune argillose alle pendici della Sila, tra Cutro, Roccabernarda, Crotone e Isola di Capo Rizzuto.
La casa di Giocondo Infelice (Riccardo Maiello) il ragazzo che Sauro decide di prendere sotto la sua ala protettiva si trova a Fondo Gesù, quartiere di Crotone situato lungo la sponda destra del fiume Esaro. Il palco improvvisato dove alcuni teatranti mettono in scena una pièce su Shakespeare si trova ai piedi del ponte abbandonato di Lamezia.
Parte del film è stato girato anche nelle zone di Jesi e Ancona nelle Marche.
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Sauro Cantafame è un uomo solitario e con un drammatico passato. Il suo mestiere è particolare: su commissione “aggiusta” i morti, sino a montare nei loro corpi pulsanti cuori meccanici. Con la sua Apecar attraversa un Sud violento, lunare, di frontiera, tra la realtà e l’inverosimile. Sarà l'incontro con Giocondo, un ragazzo murato in sé stesso ma con un misterioso dono, a riportarlo alla vita e ai sentimenti, tanto da affrontare il rischio di sfidare la deità criminale di Vito la Scimmia che, in quel territorio alla fine del mondo, tutto comanda e dispone...