Tratto dal romanzo ‘Alberi erranti e naufraghi’ dello scrittore sassarese Alberto Capitta, Alberi erranti di Salvatore Mereu è stato selezionato nel Concorso Internazionale del Locarno Film Festival 2026. Il film, ambientato in Sardegna e girato tra Cagliari e Dorgali, intreccia i destini di tre famiglie e costruisce una storia in cui realismo e dimensione fiabesca si incontrano per raccontare il conflitto tra generazioni, la ricerca della propria identità, il rapporto con la natura e la paura di ciò che è diverso.
“Leggendolo, ho trovato nel libro di Capitta tutta una serie di suggestioni potenti che parevano lì ad attendermi, messe in bella mostra per far sì che diventassero al più presto delle immagini: la scoperta del mare, oltre il crinale della collina, quando padre e figlio partono per ritrovarsi in quel lungo, iniziatico, bagno fuori stagione; il loro rapporto con l' ambiente e con gli animali interrotto in modo brusco e violento dalla rappresaglia dei Nonne, fino al tragico epilogo della carneficina; l' amicizia tra Giuliano ed Emilio; il paese dei bambini. Luoghi e situazioni che avevo visitato nei miei film precedenti e che parevano sussurrare che l'autore del libro li aveva visti”, scrive Salvatore Mereu.
In Alberi erranti il racconto delle tre famiglie che intrecciano i loro destini attraverso la nuova generazione dei figli è accompagnato e sottolineato dai paesaggi sospesi tra naturalismo e fiabesco. Una fattoria tra le colline circondata dalla natura e popolata di animali domestici e selvatici che convivono insieme, un bosco selvaggio e un po’ incantato, un piccolo paese che mantiene la dimensione umana dei piccoli centri urbani d’un tempo e un mare sconfinato e selvaggio in cui immergersi: sono gli elementi del paesaggio che maggiormente caratterizzano il film e connotano la storia.
“La Sardegna che si vede - e che conosco, da esserne intimamente parte - è un luogo dell'anima. Affonda direttamente nel mito. Può essere palcoscenico del creato. Non c'è nulla dell'immagine usurata della buccia costiera venduta ai turisti e ai rotocalchi, nulla di una certa narrazione antropologica anche essa confezionata apposta per i visitatori più smaliziati, tanto che, prima di essere racconto di viaggio e di formazione, elaborazione di un lutto, Alberi erranti è una storia d'amore che si dipana con i modi propri di una favola e con tutti quegli ingredienti che hanno portato gli spettatori ad affollare i cinema, all'indomani della loro comparsa, trasmigrando in massa dai romanzi d'appendice”, spiega ancora il regista.
Tratto dal romanzo ‘Alberi erranti e naufraghi’ dello scrittore sassarese Alberto Capitta, Alberi erranti di Salvatore Mereu è stato selezionato nel Concorso Internazionale del Locarno Film Festival 2026. Il film, ambientato in Sardegna e girato tra Cagliari e Dorgali, intreccia i destini di tre famiglie e costruisce una storia in cui realismo e dimensione fiabesca si incontrano per raccontare il conflitto tra generazioni, la ricerca della propria identità, il rapporto con la natura e la paura di ciò che è diverso.
“Leggendolo, ho trovato nel libro di Capitta tutta una serie di suggestioni potenti che parevano lì ad attendermi, messe in bella mostra per far sì che diventassero al più presto delle immagini: la scoperta del mare, oltre il crinale della collina, quando padre e figlio partono per ritrovarsi in quel lungo, iniziatico, bagno fuori stagione; il loro rapporto con l' ambiente e con gli animali interrotto in modo brusco e violento dalla rappresaglia dei Nonne, fino al tragico epilogo della carneficina; l' amicizia tra Giuliano ed Emilio; il paese dei bambini. Luoghi e situazioni che avevo visitato nei miei film precedenti e che parevano sussurrare che l'autore del libro li aveva visti”, scrive Salvatore Mereu.
In Alberi erranti il racconto delle tre famiglie che intrecciano i loro destini attraverso la nuova generazione dei figli è accompagnato e sottolineato dai paesaggi sospesi tra naturalismo e fiabesco. Una fattoria tra le colline circondata dalla natura e popolata di animali domestici e selvatici che convivono insieme, un bosco selvaggio e un po’ incantato, un piccolo paese che mantiene la dimensione umana dei piccoli centri urbani d’un tempo e un mare sconfinato e selvaggio in cui immergersi: sono gli elementi del paesaggio che maggiormente caratterizzano il film e connotano la storia.
“La Sardegna che si vede - e che conosco, da esserne intimamente parte - è un luogo dell'anima. Affonda direttamente nel mito. Può essere palcoscenico del creato. Non c'è nulla dell'immagine usurata della buccia costiera venduta ai turisti e ai rotocalchi, nulla di una certa narrazione antropologica anche essa confezionata apposta per i visitatori più smaliziati, tanto che, prima di essere racconto di viaggio e di formazione, elaborazione di un lutto, Alberi erranti è una storia d'amore che si dipana con i modi propri di una favola e con tutti quegli ingredienti che hanno portato gli spettatori ad affollare i cinema, all'indomani della loro comparsa, trasmigrando in massa dai romanzi d'appendice”, spiega ancora il regista.
Viacolvento, Rai Cinema
Piero Arca e suo figlio Giuliano vivono soli, ai margini della città, in una fattoria piena di animali feriti che raccolgono e curano. I Nonne, notabili del luogo, vogliono cacciarli perché vivono come vagabondi e perché mal sopportano che Emilio, il piccolo di casa, coltivi un’amicizia indecorosa proprio con Giuliano. Durante una nevicata, Piero scompare e gli animali vengono uccisi. Giuliano non ha altra scelta che mettersi alla ricerca del padre. Durante il suo viaggio, incontra Maddalena, che vive a sua volta con suo padre, il notaio Branca. Per entrambi è amore a prima vista anche se Maddalena è legata ai Nonne. Forse Giuliano sa come metterla in salvo. Vi è un luogo dove potrebbero nascondersi che Piero gli ha fatto conoscere fin da piccolo. Un luogo abitato da una piccola comunità di rifugiati…