Petra e Jure (Adalgisa Manfrida e Massimiliano Motta) sono due inseparabili fratelli che cercano con espedienti di superare come meglio possono il loro gelido Natale tra i candidi paesaggi della montagna friulana, tra neve, ghiaccio, piccoli crimini che diventano sempre più grandi e la natura come antagonista.
Ultimo schiaffo, secondo lungometraggio del regista goriziano Matteo Oleotto, dopo Zoran, il mio nipote scemo, è stato girato in Friuli Venezia Giulia, tra gli altri luoghi, a Tarvisio (UD). Nel peregrinare dei due ragazzi, si riconoscono gli esterni della Chiesa di Sant’Anna (ma gli interni sono quelli della Parrocchia dei Santi Pietro e Paolo): qui Don Attilio (Giuseppe Battiston) è alle prese con la creazione di un’enorme cometa natalizia e si occupa dei piccoli problemi dei parrocchiani come lo smarrimento del cagnolino Marlowe.
Nella frazione Cave del Predil di Tarvisio si è girato presso il parco internazionale geominerario di Raibl, dedicato alla memoria del lavoro operaio (nel film vi si svolgono scommesse clandestine) e presso il museo storico militare delle Alpi Giulie. I ragazzi percorrono spesso in auto i tornanti attorno al lago del Predil, che copre un’antica conca glaciale a pochi passi dal confine sloveno.
Incastonata tra le Alpi Giulie, la Val Saisera è invece il luogo dove sono state girate le scene con la neve.
La casa di riposo dove è ricoverata la madre dei due fratelli, che nella finzione scenica è accanto alla chiesa, in realtà è la casa di riposo comunale Angelo Culot di Gorizia.
L’epilogo con Petra e la madre ha come sfondo il rassicurante scenario del lungomare Nazario Sauro a Grado (GO).
Alcune scene hanno toccato anche la vicina Kranjska Gora, in Slovenia.
Petra e Jure (Adalgisa Manfrida e Massimiliano Motta) sono due inseparabili fratelli che cercano con espedienti di superare come meglio possono il loro gelido Natale tra i candidi paesaggi della montagna friulana, tra neve, ghiaccio, piccoli crimini che diventano sempre più grandi e la natura come antagonista.
Ultimo schiaffo, secondo lungometraggio del regista goriziano Matteo Oleotto, dopo Zoran, il mio nipote scemo, è stato girato in Friuli Venezia Giulia, tra gli altri luoghi, a Tarvisio (UD). Nel peregrinare dei due ragazzi, si riconoscono gli esterni della Chiesa di Sant’Anna (ma gli interni sono quelli della Parrocchia dei Santi Pietro e Paolo): qui Don Attilio (Giuseppe Battiston) è alle prese con la creazione di un’enorme cometa natalizia e si occupa dei piccoli problemi dei parrocchiani come lo smarrimento del cagnolino Marlowe.
Nella frazione Cave del Predil di Tarvisio si è girato presso il parco internazionale geominerario di Raibl, dedicato alla memoria del lavoro operaio (nel film vi si svolgono scommesse clandestine) e presso il museo storico militare delle Alpi Giulie. I ragazzi percorrono spesso in auto i tornanti attorno al lago del Predil, che copre un’antica conca glaciale a pochi passi dal confine sloveno.
Incastonata tra le Alpi Giulie, la Val Saisera è invece il luogo dove sono state girate le scene con la neve.
La casa di riposo dove è ricoverata la madre dei due fratelli, che nella finzione scenica è accanto alla chiesa, in realtà è la casa di riposo comunale Angelo Culot di Gorizia.
L’epilogo con Petra e la madre ha come sfondo il rassicurante scenario del lungomare Nazario Sauro a Grado (GO).
Alcune scene hanno toccato anche la vicina Kranjska Gora, in Slovenia.
Staragata I.T., Spok Films
C’è il Natale che tutti conosciamo, quello rassicurante, quello con il presepio, le lucine, l’abete, e poi c’è il Natale di Petra e Jure, decisamente lontano da ogni possibile forma di tepore (sentimentale, spirituale, meteorologico). I due fratelli vivono sottozero, ci sono abituati, ma la gelida temperatura del paesello e dei suoi pochi abitanti comincia a essere un problema: esiste una via di fuga per gente come loro? Esiste un’ipotesi di futuro per una coppia di giovani e scalcagnati tuttofare di montagna? Soldi. Servono soldi. E la provvidenziale scomparsa del cane Marlowe, con relativa garanzia di “lauta ricompensa”, pare promettere meglio dei tanti espedienti quotidiani. Leciti e meno leciti…