Il cileno, una coproduzione Italia-Svizzera-Cile diretta da Sergio Castro San Martín, è ambientato nel 1976. Racconta una storia di formazione con sfumature noir, sul traumatico passaggio di un giovane sopravvissuto all’età adulta. Il film è ispirato alla vera storia di Aldo Marín. Il protagonista è un minatore che, dopo essere fuggito dal regime cileno, si rifugia a Torino, dove incontra Luciana, una dottoressa che pratica aborti clandestini, ma il suo tentativo di rifarsi una vita è minacciato da un talento che è anche la sua maledizione: costruire bombe.
Le riprese, che hanno coinvolto anche Torino, oltre alla Svizzera e alcune giornate in Cile, si sono svolte tra fine 2024 e i primi di gennaio 2025.
"Il Cileno parla dell’intimità dell’essere rivoluzionario e di come questa scelta penetri nella vita personale, familiare ed emotiva. Il contesto diventa specchio: Cile e Italia si sovrappongono e si riflettono. Il linguaggio del film è duale. Cileni che parlano italiano, italiani che parlano spagnolo; poliziotto e militante che devono imparare la lingua dell’altro — regola fondamentale della guerriglia: conoscere il nemico come il palmo della propria mano. Aldo è curioso di quella lingua ibrida: dice “lavoro” invece di “trabajo”, osserva i palazzi gialli di Torino e li associa a una neutralità politica che rimanda alla Democrazia Cristiana negli Anni di Piombo" scrive il regista.
Il cileno, una coproduzione Italia-Svizzera-Cile diretta da Sergio Castro San Martín, è ambientato nel 1976. Racconta una storia di formazione con sfumature noir, sul traumatico passaggio di un giovane sopravvissuto all’età adulta. Il film è ispirato alla vera storia di Aldo Marín. Il protagonista è un minatore che, dopo essere fuggito dal regime cileno, si rifugia a Torino, dove incontra Luciana, una dottoressa che pratica aborti clandestini, ma il suo tentativo di rifarsi una vita è minacciato da un talento che è anche la sua maledizione: costruire bombe.
Le riprese, che hanno coinvolto anche Torino, oltre alla Svizzera e alcune giornate in Cile, si sono svolte tra fine 2024 e i primi di gennaio 2025.
"Il Cileno parla dell’intimità dell’essere rivoluzionario e di come questa scelta penetri nella vita personale, familiare ed emotiva. Il contesto diventa specchio: Cile e Italia si sovrappongono e si riflettono. Il linguaggio del film è duale. Cileni che parlano italiano, italiani che parlano spagnolo; poliziotto e militante che devono imparare la lingua dell’altro — regola fondamentale della guerriglia: conoscere il nemico come il palmo della propria mano. Aldo è curioso di quella lingua ibrida: dice “lavoro” invece di “trabajo”, osserva i palazzi gialli di Torino e li associa a una neutralità politica che rimanda alla Democrazia Cristiana negli Anni di Piombo" scrive il regista.
1976. Nel pieno delle proteste dei minatori cileni contro la dittatura di Pinochet, Aldo Marín, giovane socialista esperto in esplosivi, è costretto all’esilio. Lasciandosi alle spalle la moglie e il figlio appena nato, cerca di sopravvivere di espedienti in una Torino lacerata dalle tensioni degli Anni di Piombo. Tutto cambia quando incontra Luciana, una dottoressa legata agli ambienti anarchici che pratica aborti clandestini. La donna gli offre la possibilità di ricongiungersi con la sua famiglia, ma in cambio Aldo dovrà rispolverare un talento che è anche la sua più grande maledizione: quello di fabbricare bombe.