La città più rilevante della Romagna è collegata al mare Adriatico dal canale Candiano e, in antichità, fu città federata della Repubblica romana, con il porto di Classe connesso al delta del Po tra II e III d.C.
Dal 402 la sua storia divenne di primissimo piano, poiché l’imperatore Onorio spostò qui la capitale dell’Impero Romano d’Occidente, dopo Milano, e poi, dopo la caduta dell’impero (476), fu il re goto Teodorico a mantenerla come capitale del suo regno nel 493, e dal VI secolo, grazie a Giustiniano che la elesse a sede vescovile, centro propulsore della dominazione bizantina in Occidente.
Comune dal XII secolo, fu guidata prima dalla famiglia Traversari, di parte guelfa, e poi, nel Trecento, dai da Polenta, che tra l’altro qui accolsero, con Guido Novello, l’esiliato Dante Alighieri che vi morì nel 1321.
Nel XV secolo fu sotto la protezione della Repubblica di Venezia e, dopo la battaglia di Agnadello (1509), sotto lo Stato Pontificio.
Al V e VI secolo, però, appartengono i più importanti capolavori di Ravenna. Si va così dal cosiddetto mausoleo di Galla Placidia, sorella di Onorio, in origine annesso alla chiesa di Santa Croce, in gran parte distrutta, al battistero degli Ortodossi; per poi passare ai monumenti ariani voluti da Teodorico, quali il battistero degli Ariani, appunto, il mausoleo di Teodorico, alla basilica di sant’Apollinare Nuovo. Proprio quest’ultima segna il passaggio all’epoca bizantina di Giustiniano, che fece modificare i mosaici della chiesa, cancellando la memoria di Teodorico, oltre a far costruire la basilica di San Vitale e quella di sant’Apollinare in Classe, la prima della storia cristiana con la raffigurazione nell’abside di un santo – il patrono di Ravenna – e non di Cristo o la Vergine.
Tra gli altri luoghi della città, si segnalano la piazza del Popolo, centro del potere comunale e di quello dei da Polenta; la Biblioteca Classense, dell’antica abbazia camaldolese; la Tomba di Dante, attigua al convento di San Francesco, ornata dal rilievo in marmo di Pietro Lombardo che raffigura il poeta davanti a un leggio (1483 ca.).
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