Tatto dal libro "Pino Daniele" di Alessandro Daniele e scritto da Nicola Prosatore, Carlo Salsa ed Edoardo Puma, Je so’ pazzo è un ritratto intenso di Pino Daniele, un’anima ribelle nata nei vicoli di Napoli, che ha rivoluzionato la musica italiana fondendo blues, jazz e tradizione partenopea.
Il film è stato girato per sette settimane tra Napoli, Torre del Greco e Torre Annunziata (la nostra scheda SUL SET) e parte da un luogo poco conosciuto della Napoli del dopoguerra, il porto dove lavora il padre di Pino, allora occupato dalla Marina americana e dai soldati che oltre a portare Coca Cola, dollari e sigarette, fanno arrivare in città pure il blues e le prime sonorità rock and roll. Pino cresce qui, tra le strade di una Napoli povera e spietata, confrontandosi con quei nuovi linguaggi musicali che assorbe e fa suo
Il film non è solo il racconto di un musicista straordinario, ma anche una storia che parla di radici e di identità, di un uomo in lotta con se stesso, che cerca riconciliazione con le proprie origini e con l’amore di una città, Napoli, che non ha mai smesso di aspettarlo.
“Mi piace pensare che il film condivida il sentimento e lo sguardo che Pino aveva sulla città in quel periodo, quando forse era ancora semplicemente Pino e non aveva ancora scoperto pienamente la propria voce - sottolinea Nicola Prosatore - Io sono di Napoli e provengo dallo stesso quartiere di Pino, anche se appartengo a un paio di generazioni successive. Per preparare il film ho cercato di evocare quegli odori, quel tessuto sociale e umano e quei personaggi che conosco molto bene. È stata la parte più stimolante, ma anche la più semplice, perché in fondo abbiamo condiviso le stesse pietre.
Tatto dal libro "Pino Daniele" di Alessandro Daniele e scritto da Nicola Prosatore, Carlo Salsa ed Edoardo Puma, Je so’ pazzo è un ritratto intenso di Pino Daniele, un’anima ribelle nata nei vicoli di Napoli, che ha rivoluzionato la musica italiana fondendo blues, jazz e tradizione partenopea.
Il film è stato girato per sette settimane tra Napoli, Torre del Greco e Torre Annunziata (la nostra scheda SUL SET) e parte da un luogo poco conosciuto della Napoli del dopoguerra, il porto dove lavora il padre di Pino, allora occupato dalla Marina americana e dai soldati che oltre a portare Coca Cola, dollari e sigarette, fanno arrivare in città pure il blues e le prime sonorità rock and roll. Pino cresce qui, tra le strade di una Napoli povera e spietata, confrontandosi con quei nuovi linguaggi musicali che assorbe e fa suo
Il film non è solo il racconto di un musicista straordinario, ma anche una storia che parla di radici e di identità, di un uomo in lotta con se stesso, che cerca riconciliazione con le proprie origini e con l’amore di una città, Napoli, che non ha mai smesso di aspettarlo.
“Mi piace pensare che il film condivida il sentimento e lo sguardo che Pino aveva sulla città in quel periodo, quando forse era ancora semplicemente Pino e non aveva ancora scoperto pienamente la propria voce - sottolinea Nicola Prosatore - Io sono di Napoli e provengo dallo stesso quartiere di Pino, anche se appartengo a un paio di generazioni successive. Per preparare il film ho cercato di evocare quegli odori, quel tessuto sociale e umano e quei personaggi che conosco molto bene. È stata la parte più stimolante, ma anche la più semplice, perché in fondo abbiamo condiviso le stesse pietre.
Camfilm, Tartare Film
Je so’ pazzo è un ritratto intenso di Pino Daniele, un’anima ribelle nata nei vicoli di Napoli, che ha rivoluzionato la musica italiana fondendo blues, jazz e tradizione partenopea. Il film racconta la sua ascesa, dagli anni difficili dell’infanzia segnata dall’abbandono, fino al leggendario concerto del 1981 davanti a 200.000 persone. Tra conflitti familiari, fragilità personali e amori profondi, Pino trova nella musica un linguaggio per esprimere ciò che non riesce a dire. Ma il successo porta con sé nuove sfide: il rapporto irrisolto con il padre, il peso delle aspettative, e il rischio di ripetere gli stessi errori. Non è solo la storia di un musicista straordinario, ma quella di un uomo in lotta con se stesso, in cerca di riconciliazione con le sue radici e con l’amore di una città che non ha mai smesso di aspettarlo.